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L’Aquila capitale della Cultura 2026, Mattarella: sia anche capitale di pace e riconciliazione

Redazione Attualità di Redazione Attualità
17 Gennaio 2026
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L’Aquila. “Investire in cultura significa investire in comunità, investire in cultura significa investire in democrazia”. Con queste parole il presidente della Repubblica ha ufficialmente dato il via all’anno di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il programma, che prevede oltre 300 iniziative tra mostre, spettacoli e progetti territoriali.

La giornata inaugurale

L’apertura ufficiale si è svolta presso l’auditorium della scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza. In questo contesto, il sindaco della città ha omaggiato il Presidente Mattarella con la riproduzione anastatica della Bolla del Perdono di Papa Celestino V, documento simbolo dell’identità aquilana.

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Nel pomeriggio sono previsti spettacoli di luce, parate urbane e lo spettacolo “La Città Celestiale” e l’accensione dell’installazione “Il Faro 99”.

Un sistema territoriale integrato

L’anno da Capitale si fonda su una strategia che coinvolge l’intero territorio abruzzese, collegando le aree interne, le università e i centri di ricerca. Il calendario del 2026 alternerà grandi produzioni internazionali al rafforzamento di eventi storici già consolidati: la Perdonanza Celestiniana, i Cantieri dell’Immaginario, il Jazz Italiano per le Terre del Sisma e il Festival delle Città del Medioevo e nuovi progetti espositivi e performativi realizzati insieme al MAXXI L’Aquila e alle principali istituzioni culturali locali.

Innovazione e riqualificazione

Elemento centrale del progetto è la creazione del primo Osservatorio culturale urbano in Italia. Questo nuovo dispositivo servirà a misurare l’impatto delle politiche culturali sul benessere sociale e sullo sviluppo economico, trasformando L’Aquila in un laboratorio nazionale permanente.

Il 2026 sarà anche l’anno delle grandi restituzioni architettoniche: la città riapproprierà pienamente di spazi come il Teatro Comunale e il Teatro San Filippo, mentre il Munda (Museo Nazionale d’Abruzzo) ha già ripreso possesso degli spazi del Forte Spagnolo lo scorso 15 dicembre.

L’Aquila inizia così un percorso di 300 giorni volto a connettere la propria eredità storica con la sperimentazione contemporanea, ponendosi come motore di sviluppo per l’intera regione.

L’intervento di Mattarella

“Il ruolo di Capitale della cultura non è esclusivo delle istituzioni, riguarda l’intera collettività. Riguarda la comunità, riguarda L’Aquila, riguarda questa Provincia, questa Regione”, ha spiegato Mattarella durante il suo intervento, “è un’opportunità da condividere. Un’occasione di crescita, nella conoscenza e nell’incontro. Con questo spirito rivolgo un saluto e un augurio, particolarmente intensi, a tutti gli aquilani, e in primo luogo ai giovani, affinché possano trarre da nuove esperienze stimoli e valori da porre a frutto per il futuro delle loro comunità.

La cultura è motore, e anche collante, di civiltà. È un patrimonio che dà pregio e significato agli stessi beni materiali di cui disponiamo. Alla stessa natura che ci circonda e che abbiamo il dovere di tutelare. Un patrimonio – la cultura – che si sviluppa nel dialogo e nel confronto. Che si arricchisce nello scambio, acquisendo il sapere degli altri e trasmettendo il proprio, ammirando la creatività e condividendola”.

Per Mattarella “il dossier che ha presentato la candidatura di questa città come Capitale della Cultura ha come titolo “L’Aquila città multiverso”. La molteplicità è stata proposta da molte prospettive. Adesso se ne aprono interessanti campi di ricerca che verranno utilmente sperimentati nel corso dell’anno. Molteplicità territoriale anzitutto, con il coinvolgimento nel programma dei Comuni della provincia e dei territori montani che circondano questa città.

Molteplicità sociale, perché l’Aquila si presenta come espressione e come riferimento di quelle aree interne, che, nel nostro Paese, a pieno titolo, rivendicano il proprio ruolo essenziale nello sviluppo del Paese. Molteplicità inoltre come metodo per affrontare le sfide della modernità.

L’innovazione è necessaria, ineludibile. Le nuove frontiere della tecnologia devono aiutarci anche a rendere più vivibili e connessi i luoghi più lontani, devono aprire la porta a modi di produrre e di vivere più sostenibili, e tuttavia il cambiamento va affrontato preservando e attualizzando i valori umani e civili che sono frutto di grandi conquiste e di grandi sacrifici.

In questo cambiamento d’epoca la distinzione tra centro e periferia si dissolve velocemente. I luoghi di centralità si moltiplicano. Ciò che resta di periferico sono invece le esclusioni, le marginalità, gli squilibri territoriali e ambientali. Contrastarli, rimuoverli, è compito essenziale per rafforzare la coesione, e dunque l’unità, dell’Italia. L’Aquila non è nuova a sfide difficili”.

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Tags: News
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