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Junior Cally fuori da Sanremo, da San Benedetto dei Marsi parte la protesta: le sue canzoni sono offensive

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
20 Gennaio 2020
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San Benedetto dei Marsi. Non si placano le polemiche in merito alla partecipazione del cantante Junior Cally al Festival di Sanremo. Il festival della canzone italiana, che andrà in onda in prima serata il 4 febbraio su Rai1 con la conduzione di Amadeus, non smette di far parlare di se. Al centro delle polemiche e critiche, anche politiche, la presenza di Junior Callie.

Il rapper, infatti, è finito sotto accusa non per il brano che porterà in gara, ma per una sua canzone del 2017. Tre anni fa il cantante cantava: “lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la tro.. / L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c’ho rivestito la maschera”. Un testo, legato al tema del femminicidio che negli ultimi tempi è più attuale che mai, che non è stato bene dalla critica e dal popolo di internet.

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Lucia Ottavi, già candidata alle elezioni regionali del 10 febbraio dello scorso anno, ha infatti creato un gruppo su Facebook, in cui si chiede l’esclusione dal festival della canzone italiana del rapper Callie. “Il video aggiungeva immagini alle parole”, scrive l’Ottavi, “Gioia legata a una sedia con un sacco in testa mentre cerca inutilmente di liberarsi. Ora, nel 2020 è uno dei cantanti del Festival di Sanremo”.

Immediate le reazioni. “È una canzone orrenda”, si legge nei commenti del gruppo, “che mina la mente dei giovani di oggi già molto deboli e portate alla violenza come segno di potenza e grandezza. Già a scriverla è stata una mente malata e a cantarla ancor di più. Si parla tanto di combattere la violenza alle donne e poi si porta sul palco una canzone così: è inaudito”. Il gruppo, nel giro di poche ore, ha visto l’iscrizione di centinaia di persone.

 

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