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Il settore dello spettacolo escluso dalla fase 2. Mariani: chi produce cultura non è considerato un vero lavoratore

Redazione Attualità di Redazione Attualità
2 Maggio 2020
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Avezzano. Il settore dello spettacolo è stato escluso dalla fase 2. A lanciare la denuncia è stato Aleandro Mariani, 30 anni, cantante lirico, portavoce di un settore dimenticato dal Governo. E’ stato lui nei giorni scorsi a prendere carta e penna e a scrivere al premier Conte, ai ministri e ai governatori per parlargli di un settore così importante dimenticato totalmente nei nuovi provvedimenti che entreranno in vigore da lunedì.

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“Sono un giovane artista e mi permetto proprio in questo primo maggio senza lavoro di segnalarla la nostra condizioni di “invisibili”: apprendo con molto rammarico il tacito silenzio da parte delle Istituzioni nazionali, Regionali e Locali sui lavoratori dello spettacolo”, ha spiegato Mariani, “d’altra parte, già sapevo che chi produce cultura ed emozioni non è considerato molte volte come un vero lavoratore. Spesso quando dico di essere un cantante, in molti mi rispondono: ma di lavoro che fai? Eppure credevo che almeno gli uomini e le donne che rappresentano Ministeri, Assessorati, Partiti, avessero una minima conoscenza su quello che è il nostro lavoro, ma forse chiedo troppo.
Oggi, a due mesi di chiusura totale, l’unica risposta che il Governo ci ha saputo dare è il contentino dei 600€, aggiungendo una possibilità di indebitarci con garanzie statali. Diciamo che questo potrebbe in qualche modo aiutarci, assolutamente; ma domani quando finiranno questi “ammortizzatori” che cosa faremo?  Il Teatro, i palcoscenici, le feste in generale come si faranno? Gli artisti autonomi che vivono alla giornata, che cosa faranno?  Nell’ultimo intervento del Premier Giuseppe Conte si è parlato di tutti…. Ma non di noi!! Ora si parla di una possibile riapertura dei teatri, il primo ad annunciarlo è stata la Scala di Milano. Bene! Almeno la faccia agli occhi del mondo la salviamo… E gli altri teatri “minori” che cosa faranno? Quanti cast ci saranno? Le regie come si faranno? A due metri di distanza? E i contratti cancellati?
Queste sono mie semplici riflessioni, ed anche, se non me ne vogliate, questo è uno sfogo su quello che vivono migliaia di persone quotidianamente, abbiamo solo punti interrogativi. I nostri teatri, le orchestre in generale, ma anche tutte quelle attività subordinate al teatro e allo spettacolo, sono ormai ridotte all’osso con gli innumerevoli tagli economici che hanno subito in tutti questi anni; l’unica cosa certa che abbiamo in teatro, sono le passerelle dei vari rappresentanti politici, che puntualmente non mancano con il biglietto “gratis”.
Spero che qualcuno mi sappia rispondere con fatti e non con pacche sulle spalle, certamente capisco la difficoltà che stiamo vivendo e neanche pretendo che il mio settore sia ritenuto indispensabile, ma siamo veramente stufi di essere trattati come numeri, di essere usati, sfruttati e sotto pagati. Eppure De Gregori nella sua canzone diceva: “La storia siamo Noi, attenzione, Nessuno si senta escluso”.
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