MarsicaLive
  • ABRUZZO
  • PESCARA
  • NECROLOGI
  • PUBBLICITÀ
No Result
View All Result
Seguici
MarsicaLive
  • ABRUZZO
  • PESCARA
  • NECROLOGI
  • PUBBLICITÀ
No Result
View All Result
MarsicaLive
No Result
View All Result

IL PUNTO – Tra simboli e realtà: chi tiene il gioco e chi si limita a raccontarlo

Giorgia Agostini di Giorgia Agostini
20 Marzo 2026
A A
49
Condivisioni
986
Visite
FacebookWhatsapp

C’è un tema che in questa campagna elettorale tutti sfiorano ma che nessuno affronta davvero fino in fondo, quello dei simboli. Non tanto per ciò che rappresentano sulla scheda, ma per quello che rivelano o provano a nascondere nei rapporti di forza reali.

Perché la partita che si sta giocando ad Avezzano non è solo tra candidati sindaco. È una dinamica più sottile, che riguarda il rapporto tra partiti e civismo, tra identità dichiarate e appartenenze reali. E soprattutto tra ciò che si rivendica pubblicamente e ciò che accade nei fatti.

Elezioni Avezzano, l’ingegnere Sergio Di Cintio scende in campo con la Lega: ufficializzata la candidatura

19 Marzo 2026

I giovani Anastasia Anniballi e Pietro Fortini annunciano la propria candidatura al fianco di Alessio Cesareo

19 Marzo 2026

Il centrodestra prova a tenere il punto. Rivendica simboli, identità, riconoscibilità. Costruisce una coalizione attorno ad Alessio Cesareo con Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati, nel tentativo di presentarsi come il perimetro politico più definito.

Ma proprio mentre rivendica questa linearità si trova a fare i conti con una realtà molto meno compatta.

Non solo per l’appoggio ufficiale della Lega e dell’Udc a Gianni Di Pangrazio. Il dato più evidente e più scomodo è un altro, molti di quelli che per anni sono stati riconducibili a quell’area politica oggi si candidano proprio con il sindaco uscente. Senza simbolo, senza etichetta, ma con una storia che resta perfettamente leggibile.

Nomi come Silvagni e Cosimati non sono semplici spostamenti individuali. Sono il segnale che quando si passa dalla teoria alla pratica i confini politici diventano improvvisamente molto più elastici di quanto si racconti nei comunicati.

A questo si aggiunge un elemento che pesa anche se viene raccontato a mezza voce. Il nome di Alessio Cesareo, a campagna già avviata, è stato più volte indicato come sul punto di saltare. Un passaggio che al di là delle smentite lascia una traccia politica precisa.

Perché quando una candidatura rischia di cambiare mentre la partita è già iniziata il problema non è solo del candidato. È del sistema che lo ha costruito.

E allora la domanda diventa inevitabile. I partiti che rivendicano stabilità riescono davvero a costruire una leadership nel tempo oppure arrivano alle elezioni cercando una sintesi all’ultimo momento?

Perché cinque anni dovrebbero servire a questo. A preparare, selezionare, consolidare. Se questo non accade il punto non è la campagna elettorale. È ciò che non è stato fatto prima.

Nel frattempo, mentre il dibattito resta fermo sulla presenza o meno delle sigle nel capoluogo marsicano si sta costruendo qualcosa di molto più concreto.

Gianni Di Pangrazio non sta semplicemente portando avanti una candidatura civica. Sta mettendo in campo una struttura ampia, trasversale, organizzata. Un’aggregazione che tiene insieme amministratori uscenti, pezzi di partiti, professionisti e nuove candidature senza preoccuparsi troppo della provenienza politica ma molto di più della capacità di incidere sul consenso.

Non è solo civismo. È un civismo organizzato.

Ed è qui che il tema dei simboli si ribalta. Perché mentre una parte della politica discute se il partito debba esserci o meno sulla scheda, nel dibattito e nei fatti, dall’altra c’è chi costruisce consenso prescindendo dal simbolo ma senza rinunciare alla politica. Anzi inglobandola quando serve.

Una dinamica che mette in difficoltà proprio chi continua a rivendicare i partiti come elemento centrale. Perché il punto non è quanti simboli si riescono a schierare ma quanti pezzi reali di quel mondo restano davvero dentro quei simboli.

E il dato che emerge è che una parte significativa di quell’area politica si è già spostata. Senza dichiarazioni solenni, senza conferenze stampa. Semplicemente scegliendo dove stare.

A quel punto il dibattito sul simbolo cambia natura. Non è più una questione identitaria. Diventa una questione di efficacia.

Perché in una competizione dove qualcuno costruisce una rete ampia di liste e candidature il tema non è più solo chi rappresenta cosa ma chi riesce a mettere in campo una struttura reale, riconoscibile e soprattutto funzionante.

Questione diversa, invece, è il simbolo legato all’identità del partito. Perché se nella coalizione del sindaco in carica si ritrovano esponenti della Lega, che già hanno dichiarato di voler utilizzare il loro simbolo, e rappresentanti del centrosinistra diventa un problema di convivenza politica e ideologica. E la criticità emerge ancora di più, come stanno facendo notare gli esponenti del centrodestra, se nella compagine entrerà anche il Partito democratico, cosa che al momento non è stata ancora confermata. Ci potranno essere i simboli di questi partiti uno accanto all’altro, tra i civici e l’Udc? Qualcuno farà un passo indietro? Chi deciderà di cedere il passo al civismo e lasciare in panchina il simbolo del partito? Questo lo scopriremo tra poco meno di un mese. Mentre il peso delle scelte dei singoli, dei partiti e del civismo il 24 e 25 maggio.

Nel campo progressista la situazione segue un’altra logica. Con Roberto Verdecchia il Patto per Avezzano tiene insieme forze politiche riconoscibili che scelgono di non nascondere la propria identità pur muovendosi dentro una cornice civica ma chiaramente definita.

Loreta Ruscio porta avanti una proposta completamente civica costruita sulla presenza e sulla riconoscibilità personale. Gianluca Ranieri al contrario fa del partito un elemento centrale rivendicando un’identità netta in un contesto che tende a sfumarla.

Il quadro che emerge è tutt’altro che lineare.

Non esiste un solo modello. Ma esiste una verità che attraversa tutte queste dinamiche e che difficilmente viene detta apertamente. Ad Avezzano non è il civismo che ha superato i partiti. Sono i partiti che quando serve si travestono da civismo.

E allora forse la vera domanda non è se il simbolo debba esserci oppure no.

La vera domanda è se quel simbolo rappresenti ancora qualcosa di reale.

Come scriveva George Orwell, “il linguaggio politico è concepito per far sembrare vere le menzogne e rispettabile l’omicidio, e per dare un’apparenza di solidità al puro vento”.

Perché mentre qualcuno continua a difendere i simboli qualcun altro li usa, li aggira o li mette da parte a seconda della convenienza.

E in una città dove le appartenenze si muovono con una facilità sempre più evidente il rischio più grande non è perdere il simbolo.

È accorgersi troppo tardi che il simbolo è rimasto ma il campo no.

Tags: elezioni Avezzano
Next Post

SÌ o NO? Referendum giustizia: il futuro della magistratura si decide nelle urne

Pubblicità

MarsicaLive

MARSICALIVE è una testata di LiveCommunication

Registrato alla sezione stampa del tribunale di Avezzano con numero 7/2010

Tel. +39.392.1029.891
Whatsapp +39.392.1029.891

  • TERRITORIO
  • CONTATTI
  • PUBBLICITÀ
  • NECROLOGI
  • PRIVACY
  • COOKIE POLICY

© 2022 Live Communication

No Result
View All Result
  • ABRUZZO
  • PESCARA
  • NECROLOGI
  • PUBBLICITÀ

© 2022 Live Communication