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IL PUNTO – Ad Avezzano tutti in corsa ma nessuno scoperto, la lunga partita prima del voto

Giorgia Agostini di Giorgia Agostini
27 Febbraio 2026
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Ad Avezzano la campagna elettorale entra nel vivo con i candidati ormai in campo e gli schieramenti che iniziano a prendere forma in vista del voto del 24 e 25 maggio. Al di là degli annunci ufficiali e delle prime mosse pubbliche, però, la sensazione diffusa è che la partita vera sia ancora tutta da giocare. C’è chi accelera, chi osserva, chi prova a consolidare alleanze e chi preferisce restare in attesa, mentre la città cerca di capire quali equilibri reggeranno davvero quando la corsa entrerà nella fase decisiva.

In questo scenario, il sindaco uscente Gianni Di Pangrazio sembra muoversi con tempi diversi rispetto agli altri. Forte di un’esperienza amministrativa consolidata, resta più defilato mentre il confronto si accende e gli avversari iniziano a scoprirsi, lasciando che siano gli altri a sparare le prime cartucce, con il rischio di arrivare alle fasi decisive con meno munizioni. Una scelta che gli consente di misurare il campo senza esporsi troppo, trasmettendo l’immagine di chi conosce bene i ritmi delle campagne elettorali e sa che non sempre conviene partire per primi. Nel tempo la sua figura, sempre definitasi civica, è stata spesso letta come vicina all’area del centrosinistra, ma anche in questa tornata il suo asse politico appare più trasversale che ideologico, con la presenza di forze centriste come l’Udc accanto a componenti civiche e amministrative. Di Pangrazio ha dimostrato negli anni una lettura particolarmente efficace del civismo, utilizzandolo come spazio politico capace di attrarre sensibilità diverse e di adattarsi ai cambiamenti del quadro locale. Non va dimenticato che, fino a poco tempo fa, nella sua maggioranza siedono anche rappresentanti vicino da Fratelli d’Italia, segno di una capacità di tenere insieme mondi differenti. Una cifra politica che qualcuno definisce pragmatismo, altri più semplicemente camaleontismo, ma che racconta bene la capacità di interpretare le fasi e di muoversi tra appartenenze diverse senza irrigidirsi in schemi ideologici. In fondo, nelle amministrative, l’esperienza pesa spesso quanto, se non più, dell’entusiasmo iniziale.

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Attorno alla sua candidatura si consuma anche una delle contraddizioni più interessanti di questa tornata. Alcuni esponenti della Lega, oggi in maggioranza, continuano a sostenerlo in nome del lavoro fatto e della continuità amministrativa, perché rompere qualcosa che funziona? Dall’altra parte, l’ex coordinatrice marsicana leghista rivendica invece la coerenza del centrodestra unito e parla apertamente di tradimento politico. Due letture opposte della stessa storia. Chi tradisce davvero, chi resta fedele al percorso amministrativo o chi resta fedele al simbolo? Una disputa che dimostra come la coerenza, in politica, venga spesso interpretata in base alla posizione occupata nel momento. Nel frattempo, interviene anche Roberto Vannacci, oggi fuori dal perimetro della Lega, riaccendendo un dibattito che rende ancora più sfumati i confini interni e riporta una domanda ricorrente, la linea cittadina segue davvero quella nazionale o risponde prima di tutto alle dinamiche del territorio? Una riflessione che chiama in causa anche il ruolo dei coordinatori locali, spesso molto visibili a ridosso delle elezioni ma meno presenti nella costruzione quotidiana di un radicamento politico reale.

Sul fronte opposto si colloca Alessio Cesareo, ex questore, candidato sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati e da liste civiche che provano a dare alla coalizione un profilo territoriale oltre che politico. La candidatura punta su esperienza istituzionale e sicurezza, ma il dibattito cittadino continua a interrogarsi sul livello di radicamento locale e sul rapporto reale con il capoluogo marsicano, tema che ciclicamente riemerge e che spesso finisce per oscurare la discussione sui programmi. Nelle elezioni comunali i curriculum contano, ma la percezione di appartenenza al territorio continua a pesare più di qualsiasi presentazione ufficiale. In alcuni passaggi della campagna, inoltre, la sua figura sembra restare in secondo piano rispetto a personalità della stessa area che, per storia e presenza locale, mostrano un maggiore appeal, alimentando la sensazione di una candidatura ancora in cerca di piena centralità narrativa. Intorno a questo schieramento pesano anche equilibri regionali che inevitabilmente incidono sulle scelte locali, confermando come la dimensione cittadina sia strettamente intrecciata a dinamiche più ampie.

Nel campo progressista la candidatura di Roberto Verdecchia, avvocato e figura civica, prova a tenere insieme un’alleanza larga che va dal Movimento 5 Stelle a Italia Viva, passando per Sinistra Italiana, Rifondazione e Demos. Una coalizione ampia, ma ancora in cerca di una piena definizione politica, soprattutto per la posizione del Partito Democratico, che continua a muoversi con cautela, parlando di metodo e contenuti prima di sciogliere il nodo delle alleanze. Nelle coalizioni larghe, del resto, il problema non è solo trovare un candidato, ma capire chi vuole davvero correre e chi preferisce restare in panchina fino all’ultimo. Una prudenza che lascia aperto un interrogativo destinato a pesare nelle prossime settimane, il PD è dentro la partita o sta ancora valutando dove convenga stare?

Ed è proprio qui che emerge un tema più profondo, spesso sottovalutato ma decisivo nelle dinamiche locali. Nella politica di prossimità i partiti, da soli, non sempre hanno l’attrattività che immaginano di avere, e soprattutto non basta raccontare di avere buoni riferimenti a Roma per trasformare automaticamente quel legame in consenso sul territorio. Le amministrative raramente si vincono per riflesso nazionale. Non a caso, alla scorsa tornata molti protagonisti avevano lasciato i partiti tradizionali rivendicando il civismo, sostenendo che i livelli nazionali non capissero le esigenze reali delle comunità locali. Oggi alcuni di quegli stessi protagonisti sono rientrati nei contenitori di partito, come se la stagione civica fosse stata solo una parentesi tattica, rinnegando almeno in parte le motivazioni di allora. Una dinamica che racconta bene quanto il civismo venga spesso evocato come scelta di principio e archiviato come parentesi utile non appena torna conveniente indossare di nuovo il simbolo.

Accanto ai blocchi principali si muovono candidature che rendono il quadro più imprevedibile. Gianluca Ranieri, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, con Democrazia Sovrana Popolare, propone una narrazione fortemente critica e alternativa, puntando su linguaggio anti-establishment e visioni urbane radicali, cercando di intercettare quella fascia di elettorato diffidente verso i contenitori tradizionali. Loreta Ruscio, ex assessore comunale al Bilancio, invece, porta avanti una campagna costruita nel tempo, fatta di presenza costante e comunicazione diretta, con una strategia basata più sulla continuità che sulle accelerazioni improvvise.

Nel frattempo, la corsa elettorale si muove su un terreno sempre più narrativo, polemiche social, accuse incrociate, sospetti di intese trasversali, botta e risposta che spesso raccontano più le fragilità degli schieramenti che le idee per la città. La percezione conta quasi quanto la realtà e ogni gesto viene letto come segnale politico. Forse la chiave sta proprio qui, nelle dinamiche che cambiano più velocemente delle dichiarazioni ufficiali, perché nel capoluogo marsicano spesso contano più i silenzi e i tempi con cui vengono riempiti che le parole pronunciate in pubblico.

Come ricordava Henry Kissinger, “non esistono amici permanenti o nemici permanenti, ma solo interessi permanenti”. Una frase che, riletta dentro le dinamiche locali, sembra spiegare bene movimenti, attese e prudenze di queste settimane.

Più che le dichiarazioni ufficiali, saranno le prossime mosse a raccontare davvero chi sta costruendo una strategia e chi invece sta solo cercando visibilità. Per ora nessuno sembra avere il controllo del quadro e la campagna continua a muoversi tra accelerazioni improvvise e lunghe attese. Nel frattempo, tra i candidati, c’è chi punta chiaramente a governare e chi, forse, gioca una partita diversa, pesare abbastanza da diventare decisivo in un eventuale ballottaggio. Nel capoluogo marsicano, però, la politica ha una regola non scritta, il ritmo cambia sempre quando tutti pensano di aver capito come andrà a finire. Ed è proprio lì che, di solito, comincia la partita vera.

Tags: elezioni Avezzano
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