Avezzano. Referendum giustizia. Un confronto approfondito su uno dei temi più sensibili e discussi della giustizia italiana. Nella Sala “De Nicola” del Comune di Avezzano si è svolto oggi il convegno dal titolo “Separazione delle carriere nella Magistratura: le ragioni del Sì. Perché dire Sì per una giustizia equilibrata e imparziale”, promosso dalla Camera Penale “Alcide Lucci”.
In città è arrivato il pubblico ministero Gennaro Varone per sostenere le ragioni del sì. Varone sostiene il “Sì” alla separazione delle carriere come necessaria attuazione dell’Articolo 111 per garantire un giudice terzo e imparziale, distinto dall’accusa. Nel suo libro “Perché Sì”, Varone nega che la riforma sottometta i PM alla politica, proponendo invece un CSM dedicato per superare il conservatorismo e modernizzare la magistratura.
L’incontro ha riunito giuristi, avvocati e operatori del diritto per discutere una riforma che da anni attraversa il dibattito istituzionale e accademico del Paese.
Ad aprire l’iniziativa sono stati i saluti istituzionali dell’avvocato Roberto Di Pietro, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avezzano, e dell’avvocato Antonio Pascale, presidente della Camera Penale “Alcide Lucci”, che hanno sottolineato l’importanza di promuovere occasioni di confronto pubblico su questioni centrali per l’equilibrio del sistema giudiziario.
Il cuore del dibattito è stato dedicato alla proposta di separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri, una modifica che inciderebbe in modo significativo sull’attuale assetto della magistratura italiana.
Nel modello vigente, infatti, giudici e pm appartengono allo stesso ordine giudiziario: condividono il medesimo concorso di accesso e, almeno in teoria, possono passare nel corso della carriera dalla funzione requirente a quella giudicante.
Secondo i sostenitori della riforma, questo assetto può generare criticità soprattutto in un sistema processuale che si ispira al modello accusatorio. La separazione delle carriere, spiegano, consentirebbe di rafforzare la terzietà del giudice e di definire in modo più netto il ruolo del pubblico ministero nel processo penale, contribuendo a rendere più equilibrato il rapporto tra accusa e difesa.
Ad approfondire la dimensione costituzionale e comparata del tema è stata la professoressa Emanuela Pistoia, direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Teramo e rappresentante del Comitato “Giustizia Sì”. Nel suo intervento ha analizzato le ragioni che, secondo i promotori della riforma, rendono necessaria una distinzione più marcata tra le funzioni della magistratura, anche alla luce delle esperienze di altri ordinamenti europei.
Il punto di vista di chi opera quotidianamente nell’azione penale è stato invece portato dal pubblico ministero Gennaro Varone, in servizio presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Pescara. Varone ha illustrato le possibili ricadute organizzative della riforma sulle procure e sulla funzione requirente, evidenziando come la questione non riguardi soltanto l’assetto formale delle carriere, ma anche il funzionamento concreto della macchina giudiziaria.
A coordinare il dibattito è stata l’avvocato Francesca Marini, che ha guidato il confronto tra i relatori e il pubblico, mentre le conclusioni sono state affidate all’avvocato Leonardo Casciere, che ha richiamato la necessità di mantenere alta l’attenzione su una riforma destinata a incidere profondamente sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Il titolo dell’incontro ha esplicitato con chiarezza l’impostazione dell’iniziativa, orientata a illustrare le ragioni del “Sì”. Tuttavia il confronto si inserisce in un dibattito più ampio che da anni coinvolge magistratura, avvocatura, accademia e opinione pubblica.
Per i sostenitori della separazione delle carriere, la riforma rappresenta uno strumento per rafforzare la percezione di imparzialità del giudice e consolidare l’equilibrio tra le parti del processo. I critici, al contrario, temono che una distinzione troppo netta possa compromettere l’unità della magistratura e avvicinare eccessivamente il pubblico ministero alla sfera del potere esecutivo.
È proprio su questo delicato equilibrio che si è sviluppato il confronto promosso ad Avezzano, in un momento in cui il tema della riforma della giustizia torna con forza al centro del dibattito nazionale. Un appuntamento che ha offerto alla comunità giuridica locale un’importante occasione di approfondimento su una questione destinata a segnare il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano.
Il 15 marzo in piazza Risorgimento ad Avezzano ci sarà un banchetto informativo, promosso dalla Camera penale, sulle ragioni del sì. L’appuntamento per chiunque voglia informazioni è dalle 10 alle 13. Di fronte al bar Olimpia.











