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Furto di armi e munizioni in casa, scattano condanne per tre avezzanesi

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
11 Novembre 2021
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Avezzano. Furto di armi avvenuto nel marzo dello scorso anno, scattano due condanne e un rito a giudizio. Le condanne arrivano dopo un’operazione dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Avezzano durata quattro mesi. I militari dell’arma erano riusciti a risalire a presunti autori di un furto d’armi compiuto in una villa di via Nuova ad Avezzano.

Daria Lombardi, giudice del tribunale di Avezzano, ha condannato Giovanni Calvisi, 32enne di Avezzano, a 2 anni e 9 mesi, e Bruno Antidormi, 50enne, a un anno di reclusione e a una provvisionale nei confronti della parte civile di 5mila euro. Entrambi hanno scelto e ottenuto il rito abbreviato. Antidormi è stato inoltre assolto dall’accusa di detenzione di armi senza autorizzazione. Luca Turchi, 26enne sempre di Avezzano, sarà invece sottoposto a rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio.

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Erano finiti agli arresti domiciliari Calvisi, nipote della vittima del furto, Turchi e Antidormi. I primi due erano stati accusati di furto aggravato in concorso, il terzo di ricettazione, mentre tutti e tre dovevano rispondere anche di porto abusivo di armi comuni da sparo. L’ordinanza di custodia cautelare era stata emessa dal gip, Maria Proia, su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato.

Il furto di sette fucili da caccia e di munizioni, regolarmente detenuti, era avvenuto tra il 9 e il 12 marzo, ma era stato denunciato solo quando il padrone di casa era tornato ad Avezzano dopo un periodo fuori città. I ladri avevano trafugato anche degli orologi di valore e monili in oro. Dei sette fucili da caccia trafugati, ne erano stati trovati cinque. Nessuna traccia, invece, delle munizioni. All’appello mancano due fucili, tra cui una carabina semiautomatica a dieci colpi, tra le armi ad alta precisioni più ambite dai cacciatori di frodo. Le armi erano state recuperate in un deposito adiacente alla stazione ferroviaria.

Secondo una prima ricostruzione, Calvisi sapeva che in casa dello zio c’era un armadio blindato che custodiva diverse armi e munizioni e, probabilmente, era a conoscenza anche del fatto che la villa in quei giorni era disabitata e avrebbe potuto agire indisturbato. Turchi, complice nel furto, è ritenuto colui che piazzato le armi. I due sono difesi dagli avvocati Paolo Frani e Andrea Cascianelli, mentre Luca Turchi è difeso dall’avvocato Luca e Pasquale Motta.

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