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Fauna selvatica fuori controllo, Confagricoltura L’Aquila chiama l’assessore Imprudente alle responsabilità

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
2 Febbraio 2026
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Avezzano. Fauna selvatica fuori controllo, Confagricoltura L’Aquila chiama l’assessore Imprudente alle responsabilità

Incidenti, danni alle colture e sicurezza stradale: dopo l’ennesimo episodio tra Popoli e Navelli, Confagricoltura L’Aquila chiede decisioni immediate e una strategia concreta, oltre rinvii e approcci ideologici.

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Da tempo Confagricoltura L’Aquila, che rappresenta le imprese agricole del territorio provinciale, segnala una situazione divenuta intollerabile, la gestione della fauna selvatica in Abruzzo continua a produrre danni economici, rischi per la sicurezza pubblica e un crescente senso di abbandono nelle aree interne. Un allarme portato avanti con atti formali, proposte tecniche, confronto istituzionale, fino alla protesta davanti all’Emiciclo, senza che a oggi si sia tradotto in scelte operative concrete.

L’ultimo episodio, l’ennesimo, conferma che siamo davanti a un’emergenza, a una condizione strutturale che espone cittadini e imprese a pericoli quotidiani. Nel tardo pomeriggio di ieri, intorno alle 18.30, lungo la strada provinciale all’altezza di Colle Pietro, nel tratto tra Popoli e Navelli, si è verificato un nuovo incidente stradale causato dalla fauna selvatica.

La vittima è stata Maurizio Ciccone, imprenditore agricolo e componente del Direttivo di Confagricoltura L’Aquila. Secondo quanto riferito, un primo cervo si è improvvisamente schiantato lateralmente contro il veicolo. “Subito dopo era presente anche un secondo esemplare”, racconta Ciccone, “e solo per fortuna l’auto ha mantenuto la carreggiata”.

L’impatto ha causato la rottura del parabrezza e del finestrino lato guida; il conducente ha riportato alcune escoriazioni sul volto. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Navelli per i rilievi.

“Non possiamo continuare a contare sulla fortuna”, sottolinea Maurizio Ciccone, “perché oggi non parliamo più soltanto di danni alle colture o di ristori mai arrivati, ma di vite umane che ogni giorno vengono messe a rischio su strade percorse da famiglie, lavoratori e studenti”.

“Proprio per affrontare questa emergenza in modo diretto e responsabile”, prosegue Ciccone, “da pochi giorni ho messo a disposizione della collettività agricola anche parte del mio tempo, essendo stato nominato componente del Comitato di Gestione dell’ATC di Barisciano in rappresentanza di Confagricoltura L’Aquila”.

“Non sono mai stato un cacciatore di professione”, aggiunge, “ma mi sono trovato costretto a prendere il patentino di caccia e ad acquistare un fucile per difendere le mie proprietà e i miei redditi, che derivano esclusivamente dall’attività agricola”.

“In uno Stato civile, non piegato a visioni ideologiche che negano l’evidenza e continuano a sostenere pratiche di contenimento del tutto scollegate dalla realtà”, conclude Ciccone, “la politica dovrebbe agire con responsabilità e tempestività, non nascondersi di fronte a un problema che è sotto gli occhi di tutti”.

I numeri ufficiali confermano ciò che il territorio vive quotidianamente. Secondo i dati ISPRA, nel solo 2024 i danni causati dalla fauna selvatica ammontano a circa 24 milioni di euro alle colture, 2,8 milioni per predazioni e 19,5 milioni di euro per incidenti stradali. Cifre che lo stesso Istituto definisce ampiamente sottostimate e che raccontano un costo che ricade sull’intera collettività, non solo sugli agricoltori.

Nel quadro di un confronto istituzionale che Confagricoltura L’Aquila mantiene da tempo con la Regione, l’organizzazione ha rappresentato direttamente all’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente la gravità della situazione. A fronte di una disponibilità formale, non sono però seguite decisioni, atti o tempi certi, mentre sul territorio la pressione della fauna selvatica continua ad aumentare.

Una condizione che, per Confagricoltura L’Aquila, non è più accettabile. “Il problema è noto, i dati sono pubblici, le soluzioni esistono”, è la posizione dell’organizzazione, “continuare a rinviare equivale ad assumersi la responsabilità politica di ciò che accadrà”.

Sul merito interviene Alessandro Tamburro, imprenditore agricolo e componente del Direttivo. “Pensare che l’abbattimento simbolico di poche decine o di un centinaio di capi possa risolvere il problema dei danni alle colture e della sicurezza stradale è una finzione”, afferma Tamburro. “Non siamo disponibili a farci usare da lobby che puntano esclusivamente alla caccia di selezione o da sistemi che ruotano attorno al ripopolamento della selvaggina”.

“Le soluzioni si applicano già altrove”, prosegue, “come in Francia, dove i lupi problematici vengono gestiti con ordinanze prefettizie. Per i cervi serve dare priorità all’agricoltura, attivare piani di prelievo destinati al macello e consentire la commercializzazione della carne in un sistema controllato. Tutto il resto è ideologia”.

Ancora più diretto Erminio Pensa, presidente dei Giovani Agricoltori di Confagricoltura L’Aquila. “Davvero pensiamo che il cacciatore del sabato e della domenica possa risolvere un problema di questa portata?”, osserva Pensa. “Il suo ruolo può essere al massimo quello di disturbatore. Qui serve un cambio di approccio, perché è evidente che le lobby animaliste sono oggi più forti di chi vive e lavora sul territorio”.

Accanto alla denuncia, Confagricoltura L’Aquila ribadisce di aver avanzato proposte tecniche precise e immediatamente attuabili: dalla creazione di un gruppo di lavoro dedicato ai cervi, al monitoraggio notturno con droni a sensori termici per individuare i corridoi di attraversamento più pericolosi, fino a interventi mirati sulla sicurezza stradale basati su dati oggettivi.

Alla luce di questo quadro, Confagricoltura L’Aquila chiede pubblicamente all’assessore Imprudente di assumere una posizione chiara e di attivare immediatamente un tavolo operativo. Il tempo delle interlocuzioni è finito.

L’organizzazione avverte che, in assenza di risposte e atti concreti, la mobilitazione verrà rafforzata. Perché qui non è in gioco una battaglia di categoria, ma è in gioco la sicurezza dei cittadini, la sopravvivenza delle imprese agricole e la credibilità delle istituzioni regionali.

 

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