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Edoardo non morì sbattendo al cannone sparaneve, il giudice assolve i Bartolotti e Scipioni

Redazione Attualità di Redazione Attualità
2 Giugno 2017
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Avezzano. Il giudice Venturini assolve tutti perché il fatto non sussiste. Dopo cinque anni si è conclusa così la battaglia legale tra la famiglia Sigismondi e i gestori degli impianti da sci Monte Magnola di Ovindoli per la morte di Edoardo. Il 22 enne nel gennaio del 2012, mentre stava sciando sulla pista “Settebello” è caduto e ha perso la vita. Da quel giorno il padre del ragazzo romano, Giuliano Sigismondi, non si è dato pace e ha iniziato una battaglia per avere giustizia. Mercoledì al tribunale di Avezzano c’è stata un’ultima udienza per far luce sulla vicenda e scrivere la parola fine a cinque anni di perizie, interrogatori e indagini. La famiglia dello sciatore, infatti, fin dal primo momento aveva puntato il dito contro il cannone sparaneve, che si trovava proprio sulla pista “Settebello”, accusando i gestori degli impianti da sci perché le ferite riportate dal ragazzo, a detta loro, erano state causate proprio dall’urto contro il macchinario.

E’ stato messo sotto accusa tutto il sistema di sicurezza degli impianti di Monte Magnola e sono stati nominati cinque periti dalle parti per capire in che modo il ragazzo si era procurato le lesioni che gli sono costate la vita. Dopo un attento confronto voluto dal giudice Stefano Venturini (rientrato esclusivamente per il processo al tribunale di Avezzano) tra le tesi presentate da ciascun professionista è emerso che le sette fratture che aveva riportato il giovane – alle braccia, alla spalla, alla vertebra cervicale – e lo sfondamento dell’occipide, sono state causate da una caduta avvenuta 40 metri prima del cannone al quale Sigismondi è arrivato scivolando sulla neve per fermarsi poi contro la parte alta del palo dove si trova il cuscinetto. Inoltre il ragazzo, da una prima perizia, era risultato anche sotto effetto di sostanze stupefacenti al momento dell’incidente, e questo secondo i periti avrebbe alterato le sue funzioni. Davanti al giudice Venturini hanno sfilato tutti i protagonisti di questa vicenda che a distanza di 5 anni è stata chiusa definitivamente da una sentenza. I gestori di Monte Magnola Ovindoli, Giancarlo Bartolotti, e il figlio Massimiliano, titolari degli impianti. difesi dall’avvocato Alfredo Retico, e il direttore degli impianti Mauro Scipioni, sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo, con formula piena perché il fatto non sussiste.

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