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Durissima replica del Comune di Canistro alle accuse di Camillo Colella sulla vicenda “vasca di calma”

Massimiliano Di Paolo di Massimiliano Di Paolo
15 Febbraio 2018
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Canistro. A seguito del comunicato stampa e delle parole del patron della Santa Croce spa Camillo Colella, il Comune di Canistro ha replicato duramente con una nota già nella serata di ieri. “La disinformazione dell’imprenditore Colella con riferimento alla riconsegna delle chiavi della c.d. vasca di calma da parte di Massimo Iafolla rasenta ancora una volta il ridicolo”, ha dichiarato il sindaco Angelo Di Paolo che aggiunge “il tecnico in parola non poteva riconsegnare le chiavi se non nel momento in cui la stessa autorità giudiziaria procedente gli avesse ordinato di restituirle, ossia il 26 gennaio scorso. Fino ad allora, il tecnico non ha restituito le chiavi perché non era abilitato a farlo e tanto ha riconosciuto il Tribunale di Avezzano accogliendo le ragioni del Comune di Canistro, difeso dagli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia”. Massimo Iafolla, come precisato, aveva ricevuto in proprio l’incarico di ausiliario di polizia giudiziaria per il suo ruolo di tecnico comunale. “L’accusa mossa dall’imprenditore Colella”, ha aggiunto il sindaco Angelo Di Paolo, “per cui le chiavi sarebbero state riconsegnate dopo una custodia illegittima rappresenta un’accusa grave, anzi gravissima, che ricadrà sopra chi l’ha pronunciata”. La Santa Croce spa, infatti, non è da tempo più affidataria della concessione della vasca di calma; per questo, il sindaco del Comune di Canistro ha adottato l’ordinanza pubblicata il 29 gennaio con cui, agendo quale autorità sanitaria, è riconosciuto dall’organo regionale competente per garantire l’interdizione da parte di terzi alla vasca che è sita in località Capranica, al fine di assicurare l’igiene per la destinazione ad uso potabile dell’acqua. Da questa vasca, infatti, si diparte la condotta per il rifornimento della c.d. “case sparse” e della Clinica Ini, con tutte le implicazioni in ordine alla qualificazione di servizio di pubblica utilità. Se, alla luce di tutto questo, la Santa Croce non provvederà alla restituzione immediata delle chiavi o alla rimozione dei lucchetti, così da consentire al Comune di applicarne di nuovi, il Comune di Canistro si dice pronto ad adottare ogni provvedimento necessario previsto dalla legge. Nella nota si fa inoltre menzione di un’altra accusa fatta dall’imprenditore Camillo Colella: il licenziamento di 75 operai e il non utilizzo dell’acqua che si riversa nel fiume Liri da ormai due anni, per via della revoca della suddetta concessione. “L’imprenditore Camillo Colella”, come specificato dal sindaco Di Paolo, “è decaduto dalla concessione per irregolarità del durc (documento unico di regolarità contributiva) e gli operai sono in cassa integrazione da ormai quasi dieci anni. Quando poi il bando regionale per la nuova concessione è stato annullato ed è stata indetta una nuova gara, la società di Camillo Colella non ha conseguito nemmeno il punteggio minimo richiesto”. Il Comune di Canistro sottolinea, quindi, che è stata la gestione dell’imprenditore molisano a portare al licenziamento dei 75 operai, che peraltro attendono ancora di essere pagati e sperano di voltare pagina con un nuovo imprenditore che si dimostri onesto e capace.

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