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Denuncia il furto del cellulare aziendale ma si scopre che lo aveva “preso” la figlia, autista Tua assolto

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
10 Marzo 2017
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Avezzano. Non si accorge che sua figlia “prende in prestito” il suo cellulare aziendale, lui ne denuncia il furto contro ignoti, ma viene accusato di simulazione di reato ed appropriazione indebita, il tutto con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera, questa la vicenda che ha visto coinvolto C.G., dipendente della società Arpa Spa, ora Tua. La vicissitudine trae le sue origini nel maggio del 2011, quando il C.G., in servizio a bordo del pullman con tratta L’Aquila-Avezzano, si rende conto di non essere più in possesso del telefono cellulare aziendale concessogli in dotazione dalla società per cui lavora: dopo due giorni, non avendo rinvenuto il cellulare neanche presso la propria abitazione, decide di sporgere denuncia querela verso ignoti.

Dopo le prime indagini, gli inquirenti si rendono conto che il cellulare teoricamente “oggetto di furto” era in realtà utilizzato dalla figlia, la quale aveva sostituito la scheda sim aziendale in dotazione a suo padre, con la propria. Dopo una serie di udienze, dalle quali è emersa inconfutabilmente la totale buona fede dell’imputato, anche in considerazione del fatto che questi non ha subìto alcuna sanzione disciplinare da parte dell’azienda, in quanto quest’ultima ha dichiarato che: “nei confronti del dipendente C.G., operatore di esercizio presso la sede Arpa di Avezzano, non sono stati assunti provvedimenti disciplinari per quanto verificatosi in ordine all’utilizzo del telefono aziendale, e ciò in quanto il dipendente ha restituito all’azienda, a proprie spese, un nuovo telefonino in sostituzione del precedente, né sono emersi danni economici dall’utilizzo della scheda sim aziendale”. Dopo una serie di udienze, dalle quali è emersa la totale buona fede dell’imputato, l’autista è stato assolto dal giudice del Tribunale di Avezzano, Marco Sgattoni, perché il fatto non costituisce reato. Era difeso dall’avvocato Roberto Verdecchia.

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