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Dall’Ucraina a Roccaraso, la storia di Aurelio Di Vitto: un tassista speciale

Luna Zuliani di Luna Zuliani
6 Marzo 2022
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Roccaraso. “Si mette alla guida di un furgone, a proprie spese, per raggiungere il teatro di guerra e salvare alcune famiglie. E’ Aurelio Di Vitto, 52 anni, imprenditore Italo-americano, residente a Roccaraso”. Queste le parole che si leggono in un post su Facebook pubblicato questa mattina da Roccaraso futura che racconta il viaggio di Aurelio Di Vitto.

Si è reso disponibile per trasportare tutti coloro che fuggono dai bombardamenti. Nei giorni scorsi ha portato in Italia due donne e tre bambini, uno di soli due anni. Una storia straziante quella dei due minori, consegnati all’imprenditore da una madre malata, per portarli in salvo: “Me li ha consegnati nelle mani senza neanche conoscermi”, racconta Di Vitto. “Sono distrutti dal dolore, disorientati”. Così come la storia della donna che ha lasciato a combattere il giovane marito. La piccola, di soli due anni, prende la mano dell’imprenditore per giocare, come faceva con il suo papà.

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Di Vitto, mosso dal legame familiare (è sposato da 18 anni con una donna ucraina), ha percorso tremila chilometri insieme alla moglie fino in Polonia e ritorno e ha messo a disposizione due abitazioni a Roccaraso per ospitare quelli che è riuscito a caricare. Ma i pasti vengono consumati tutti insieme, nella sua casa, in una lunga tavolata, che ha tanto di solidarietà. Ma c’è poca voglia di mangiare. Presto Di Vitto partirà di nuovo per salvare altre vite.

“Di fronte a questo scenario, non si può restare insensibili”, commenta Aurelio Di Vitto. “Aiutare chi in questo momento sta soffrendo è un gesto nobile, che tutti dovrebbero compiere. Sono un alpino. La mia coscienza mi ha portato a rendermi utile, in un dramma, che ci coinvolge tutti. La guerra va combattuta anche con gli aiuti umanitari”.

Sulla sua pagina Facebook, invita tutti a contribuire con piccoli gesti, che possono rendere meno drammatiche le giornate dei rifugiati. “Uniamoci tutti insieme per aiutare il popolo ucraino martoriato dalla guerra, con la raccolta di beni di prima necessità, medicinali, abiti, scarpe, cibo”, ha scritto. “Ci sono tante donne e bambini che hanno bisogno di noi. Sono feriti nel cuore e nell’animo. Hanno lasciato i loro mariti, i loro padri, i loro fratelli, a combattere. Sono fuggiti senza portare nulla, soltanto il dolore”.

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