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Dal Valico a Marsia, ricordi della stazione sciistica per eccellenza nei tempi del boom economico

Daniele Imperiale di Daniele Imperiale
25 Settembre 2017
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Avezzano.  Percorrendo la vecchia Tiburtina Valeria da Carsoli passando per Colli di Monte Bove e da Tagliacozzo passando per Roccacerro, sono solo 3 i kilometri che precedono una serie di tornati e curve che garbatamente conducono a Marsia. Località conosciutissima in Abruzzo ma anche e soprattutto nella capitale romana che per anni la scelse come meta per le escursioni invernali, per lo sci della domenica e per l’aria salubre. Dagli anni 80 in poi gli impianti sciistici sono poi stati chiusi in maniera definitiva mettendo la parola “fine” ad una economia turistica piuttosto importante. La collocazione geografica ottimale di questo luogo situato a 1.280 metri di altezza sul livello del mare, la caratterizzò come un luogo di relax, da passeggio, di sport e di convivialità. Numerose erano le attività commerciali operanti, residence con tanto di camere sempre occupate, ristoranti che venivano scelti anche per le cerimonie di famiglia che nulla o poco avevano a che fare con lo sci.

D’estate è stato per anni il luogo ideale per godere di un pò di fresco, per scampagnate allegre e da ricordare. In inverno gli sciclub facevano avanti ed indietro non riuscivano a contenere le iscrizioni di tutte le classi scolastiche. Lo sci era lo sport d’eccellenza, a due passi da casa. Erano gli anni del boom economico, e con le seicento e le cinquecento della Fiat dalla capitale romana giungevano a frotte sportivi che arrivavano con i portascì nel capoluogo carsolano. Per tanti anni dopo le sciate domenicali, pullman di ragazzi erano soliti trattenersi prima di ripartire nei locali del Dancing Lecco situato nei pressi del Municipio di Carsoli.  Ed era tutta un’altra storia. Il ricordo è di una epoca sana, dove lo sport, la solidarietà, le gare sulla pista “Baby” saranno destinate ad entrare nel cassetto dei ricordi di molte generazioni.  Oltre allo sport allora era di scena l’umanità e sciavano grandi e piccini, per una comunità che viveva lo sci come una opportunità di crescita importante.

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E come non citare il Maestro Elvio di Roccacerro che ha formato tante generazioni e che a Marsia era ormai diventata una vera e propria istituzione. Tutto era così affascinante. Non si trovava mai posto per parcheggiare, c’erano auto e pullman ovunque. Poi c’era l’imbarazzo della scelta delle piste da battere, tutte rigorosamente affollate, con sciatori che facevano file chilometriche per prendere lo sklift o la panoramica seggiovia. La pista “baby” quella piu’ semplice e centrale era la più frequentata, poichè accessibile anche ai meno esperti. E dopo ore in mezzo alla neve il ricordo va a quel sapore unico, quello dello “squaglio”, ovvero il cioccolato caldo denso con il quale la buona Marcella Addiechi di Carsoli  (che gestiva la ricettività nei pressi di un chiosco) riusciva a deliziare i palati di grandi e piccini. Gesti semplici ed indimenticabili che fanno parte di un passato che non tornerà. Oggi arriviamo a Marsia e troviamo un cartello anche con la mappa, che la caratterizza come stazione sciistica, poi il fascino dei boschi circostanti, il silenzio ed una magia che restano ancora inalterate nel tempo. C’è un pò di decadimento, prende nostalgia a chi la ricorda come era, meta di seconde case che vennero costruite in grandi palazzi ambitissimi e in belle villette. A Marsia c’era anche la Chiesa, dove alla domenica veniva celebrata la Santa Messa frequentatissima da sciatori e da accompagnatori. Oggi però è tutta un’altra storia, ma Marsia resta indelebile nei ricordi di tanti tagliacozzani, carsolani, marsicani e soprattutto dei romani… che annaveno a scià a ntiro de schioppo. @danieleimperiale

 

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