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Dal mobbing al trasferimento forzato fino alla morte per cancro. L’odissea di una donna marsicana, beffata anche dopo il decesso

Federico Falcone di Federico Falcone
14 Gennaio 2018
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Avezzano. Oggi raccontiamo la disavventura – meglio sarebbe dire “beffa”- capitata a una donna, malata oncologica, purtroppo deceduta nel giugno 2017. A denunciare la vicenda è l’associazione di promozione sociale “I Girasoli”, da sempre attenta a queste tematiche oltre che in prima linea nella sensibilizzazione alla prevenzione medica. A illustrarci i fatti è Benedetta Cerasani, presidente dell’associazione marsicana:  “La signora era una dipendente ragionale – un’esodata dell’ex ARSSA per la precisione – riassorbita presso la regione Abruzzo con sede a L’Aquila. Scoprì la malattia un anno dopo il trasferimento, coincidenza che i medici ipotizzarono poter ricondurre al forte stress subito in seguito allo spostamento di location operativa. Questo perché la signora patì forti pressioni sul posto di lavoro – vera e propria fattispecie di mobbing – che, però, non denunciò mai per paura di subire ritorsioni. Una volta impossibilitata a lavorare avrebbe dovuto percepire l’indennità di fine rapporto, richiesta con numerosi solleciti da parte dei figli tramite e-mail e via pec”.

A questo punto Cerasani ci rivela che nonostante un’apparente ripresa nell’autunno del 2016 la signora decedette nel giugno 2017. Pochi mesi prima di morire (dicembre 2016, per la precisione) una dipendente della regione Abruzzo fu incaricata di recarsi presso l’abitazione dell’ex dipendente dell’ARSSA al fine di svolgere un controllo per attestare l’effettivo stato di salute della stessa, alla quale venne fatto firmare un foglio per l’accesso alla pensione di anzianità anticipata con salvaguardia ex L.214. Continua Cerasani: “Dopo aver acconsentito alla documentazione e averla comunicata all’Inps, le fu dato il preavviso della Regione fino al 30 giugno 2017. Dopo il decesso, si sono succedute varie beffe nei confronti della signora, ma anche cattiverie gratuite come il pagamento del premio incentivante due mesi dopo rispetto a tutti i dipendenti in vita, oppure una domanda di contributi assistenziali effettuata a marzo 2017 (la signora quindi era vivente) che ad oggi non vede négraduatoria né delibera. Una somma ferma in regione che, invece, spetterebbe ai figli, appartenente ad un’ultima tranche di un ricorso che la signora aveva vinto nei confronti della regione”

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Prosegue: “Quando abbiamo chiesto di intervenire e di provvedere a sbloccare la situazione, ci siamo sentiti rispondere che la regione non sapeva come rintracciare gli eredi. Ennesima beffa! La regione conosce perfettamente gli eredi e i loro indirizzi visto che risponde alle loro comunicazioni”. Ma non finisce qui. Pochi giorni fa, l’ultima: “i soldi del trattamento di fine rapporto verranno accreditati a agosto 2019, ossia 6 mesi dopo i 24 mesi che segnano il tempo massimo per accreditare la liquidazione, mentre alla signora le spettava entro i sei mesi dal decesso. Oltre a essere una malata oncologica, infatti, era una dipendente in stato preavviso. Questi sono i burocrati italiani. Questi sono i burocrati della nostra regione. Quelli che impediscono ai malati di cancro di poter vivere dignitosamente. Quelli che calpestano i diritti e la dignità di chi non ha vinto la lotta alla malattia” – conclude il presidente dell’associazione “I Girasoli”. Federico Falcone

 

 

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