Tagliacozzo. Dal cuore della Marsica a Grosseto: Mario Iacomini racconta la cucina come arte. In Toscana arriva la filosofia del sapore secondo lo chef marsicano.
Il gusto come forma di pensiero e la cucina come spazio di ricerca culturale: domani al Polo culturale Le Clarisse di Grosseto, prosegue il corso d’arte “La bellezza non salverà il mondo” con un incontro che unisce gastronomia, estetica e cultura contemporanea.
Protagonista dell’evento sarà Mario Iacomini, cuoco marsicano e animatore culturale, che da oltre trent’anni esplora la cucina come pratica artistica e critica.
In dialogo con il direttore Mauro Papa e il giornalista Emilio Guariglia, Iacomini porterà la sua esperienza di valorizzazione della biodiversità e del sapore come “forma” capace di trasformare l’atto del mangiare in un’esperienza estetica piena.
Il corso d’arte parla di gusto e di cucina, domani, domenica 8 febbraio alle 18 una nuova lezione al Polo culturale Le Clarisse di Grosseto con Mario Iacomini, cuoco e animatore culturale.
Prosegue il ciclo di incontri del corso d’arte “La bellezza non salverà il mondo” ideato dal direttore Mauro Papa.
Stavolta sarà la cucina protagonista con un nuovo appuntamento dal titolo “Rinascimento del gusto: Pensiero Biodiverso / La Cucina come Arte e un’Estetica ormai Postuma”, un confronto aperto tra gastronomia, filosofia dell’estetica e cultura contemporanea, che interroga il ruolo del gusto come forma di pensiero e come pratica culturale.
Protagonisti dell’incontro saranno Mario Iacomini, cuoco e animatore culturale, Mauro Papa, direttore del Polo culturale Le Clarisse, ed Emilio Guariglia, giornalista, autore e capo servizio della redazione grossetana de Il Tirreno. Il dialogo intende superare i confini disciplinari tradizionali, restituendo alla cucina una dimensione simbolica e critica: non semplice pratica funzionale, ma spazio di resistenza culturale e terreno di elaborazione per una nuova estetica, consapevole della propria condizione postuma.
«La cucina può diventare una forma di disobbedienza silenziosa, capace di agire sul gusto e sulla memoria più che sull’apparenza – dichiara Mauro Papa, direttore del Polo culturale Le Clarisse –. Nel lavoro di Mario Iacomini la biodiversità non è un concetto astratto o una parola da convegno, ma una materia concreta fatta di sementi antiche, grani dimenticati, sapori marginali che rischiano di scomparire. Recuperarli non significa riprodurre nostalgicamente il passato, ma rimetterlo in circolo, dargli una forma nuova, rendendolo nuovamente pensabile nel presente.
La sua ricerca mette in discussione uno dei dogmi più radicati della gastronomia contemporanea, l’idea che la bellezza di un piatto risieda soprattutto nel suo aspetto, e sposta l’attenzione su un’estetica che non coincide con la superficie visiva, ma con la struttura del sapore. Da qui nasce il concetto di “forma-sapore”, che considera il gusto non come una sensazione vaga o puramente soggettiva, ma come una costruzione dotata di peso, direzione, volume e tempo.
Ogni sapore disegna una forma nello spazio percettivo di chi assaggia, trasformando l’atto del mangiare in un’esperienza estetica piena, che coinvolge il corpo, la memoria e il pensiero. In questa prospettiva la cucina si avvicina all’arte non come decorazione o spettacolo, ma come pratica di conoscenza, capace di evocare sapori antichi anche in assenza degli ingredienti originari e di lavorare sulla memoria sedimentata nei gesti, nei territori, nelle culture contadine.
È un’estetica che rifiuta la spettacolarizzazione del cibo e l’omologazione sensoriale, affidando al gusto il compito di costruire forme interiori che restano nel tempo. Portare questa riflessione all’interno di un corso d’arte significa allargare il campo dell’estetica a pratiche che normalmente vengono considerate altro, e riconoscere nella cucina uno spazio critico, capace di interrogare il nostro modo di percepire, di abitare il presente e di attribuire senso all’esperienza».
Il contributo di Mario Iacomini nasce dall’esperienza maturata negli ultimi 30 anni, e che dal 2016 ha trovato un ulteriore spazio di ricerca e sperimentazione nel ristorante e laboratorio culturale, fondato dallo stesso Iacomini insieme a Vincenzo Nuccetelli e Giuseppe Verrecchia, Osteria Futuro, in cui la ricerca gastronomica si intreccia con l’arte, il pensiero contemporaneo e la valorizzazione della biodiversità. Accanto a lui, Emilio Guariglia offrirà uno sguardo analitico sui processi sociali e culturali che attraversano il presente.








