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Corradino contro Carlo d’Angiò, una battaglia “che fa gola” dopo 750 anni: i motivi per cui la battaglia è di Tagliacozzo

Raffaele Castiglione Morelli di Raffaele Castiglione Morelli
24 Agosto 2019
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Tagliacozzo. Oddje, oddje, je sole c’ha ncocciat’. Sui social, al seguito del post di una pagina molto divertente sulle tradizioni e sulle bellezze del nostro territorio, è riemersa una nota diatriba storica. Così, nel giorno del 751 anniversario della battaglia di Tagliacozzo, la pagina “L’Abruzzese fuori sede”  parla del conflitto usando una foto di Scurcola, con il riferimento ai Piani Palentini e scrivendo che alla fine Tagliacozzo “s’accattò la nomea”.

Inutile dire che sono state numerose le controversie sull’argomento, in particolare negli ultimi anni, per chi voleva cambiare il nome della battaglia. Il ricordo della battaglia tra Carlo d’Angiò e Corradino di Svevia, uno scontro che ha segnato le sorti dell’Italia e dell’intera Europa nel 1268, fa sicuramente gola per aumentare il flusso turistico. Tuttavia, la storia e la storia e la satira è la satira. Non è di certo colpa di Tagliacozzo se all’epoca, nel lontano 1268, Scurcola Marsicana era solo una piana e Tagliacozzo deteneva il titolo della contea più importante della zona.

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Così, uno scrittore del tempo, diciamo il più grande poeta della lingua italiana, Dante Alighieri cita il conflitto nel XXVIII canto dell’Inferno “e là da Tagliacozzo, dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo”. Ora, è abbastanza futile pensare che Dante, tra le infinite battaglie citate, avesse così a cuore di scrivere Tagliacozzo per far torto a qualcuno nei dintorni, tra l’altro venuto secoli dopo. La sua precisazione “là da Tagliacozzo” vuole indicare che il conflitto si è combattuto lontano dalla contea dello storico borgo, ma nel contempo evidenzia che l’unica città importante dell’epoca era Tagliacozzo.

Nelle stesse lettere di Carlo D’Angiò, l’autore precisa il luogo della battaglia nei cosiddetti “Piani Palentini”, ma ricorda Tagliacozzo come la città vicina, la contea più importante, il luogo che potesse dare un indice geografico e storico all’Europa dell’epoca per segnare il conflitto. Lo stesso grande storico francese, Henry Pirenne, nel suo manuale Storia d’Europa, indica il conflitto come Battaglia di Tagliacozzo, per il semplice motivo, già citato, che è normale attribuire il conflitto alla città vicina più importante.

Per fare un altro esempio storico, la stessa battaglia di Anzicourt del 1415, tra francesi e inglesi, vinta da questi con Enrico V, in realtà è stata combattuta una quindicina di chilometri lontani dalla città, ma nessuno ad oggi rivendica il conflitto. Scavando nella letteratura inglese, quello che molti definiscono uno dei più grandi letterati del 1600, tale William Shakespeare, nella sua opera dedicata al re inglese, Enrico V, spiega proprio questa attribuzione del nome della battaglia: in un verso, Enrico V chiede ai suoi uomini: “come si chiama la città dove era quel grande Castello?”, “Anzicourt”, “allora da oggi e per sempre sarà la battaglia di Anzicourt”.

In tutti gli studi storici, Tagliacozzo “non s’è accattato” nulla. In ambito accademico e professionale, nessuno (e sottolineo nessuno) che abbia il giusto titolo riconosciuto dallo Stato per parlare di Storia, cita il conflitto come battaglia di Scurcola o dei piani palentini, ma viene ricordata oggi e per sempre come battaglia di Tagliacozzo. Purtroppo, qualcuno non del mestiere vuol continuare a dare arido a questo revisionismo, e così c’è chi cade nelle trappole. Volendo o no, la battaglia di Tagliacozzo rimarrà tale per sempre, perché così è stata trasmessa nella storia. Perché non si può correggere la Divina Commedia, e perché è anche inutile discutere sulla superficialità del passato. Oddje, oddje, è sembrefatto, o meglio in questo caso è sempre stato così e così sarà. RaffaeleCastiglioneMorelli 

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