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Condotta sui terreni del Fucino, i proprietari chiedono la rimozione dopo la sentenza del Consiglio di Stato

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
17 Maggio 2019
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Collarmele. I proprietari dei terreni attraversati dalla condotta idrica contestata protestano e chiedono in Comune che “si proceda senza indugio nel dare seguito all’ordinanza di demolizione del maggio 2015”. I possessori dei terreni interessati dall’attraversamento della   conduttura realizzata nel Fucino contestano inoltre la posizione della ditta Lago D’Oro. Che ha parlato della sentenza come  un “precedente pericoloso”.

“Di pericoloso”, affermano tramite i loro legali Salvatore Braghini e  Renzo Lancia, “c’è soltanto l’iniziativa dell’azienda che ha realizzato l’opera   contro la volontà dei   proprietari. I proprietari si sono riuniti e hanno  chiesto formalmente che “il Comune di Collarmele, a seguito della definizione del giudizio con la sentenza del Consiglio di Stato in data  28 marzo,  dia seguito con urgenza all’ordinanza di demolizione della conduttura abusiva”.

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Secondo i legali, “che quella condotta fosse abusiva emerge chiaramente sin dalla sentenza del Tar dell’Aquila del febbraio 2018 che,  nel rigettare il ricorso presentato dall’azienda, stabilisce senza mezzi  termini che ‘si tratta di opera priva di titolo autorizzatorio e quindi abusiva. E ugualmente abusivo è l’attraversamento della strada comunale non autorizzato’”.

“Il Consiglio di Stato“,  evidenziano gli avvocati, “ha affermato la non riconducibilità della maxi-condotta a una precedente, contraddicendo la tesi dell’azienda proprio alla luce dell’istruttoria compiuta nel corso della causa davanti al tribunale di Avezzano che nella sentenza del 2018 non afferma in alcun modo che i lavori eseguiti dalla società siano un ripristino di una condotta preesistente”.

I giudici hanno, quindi, concluso che “la società  ha realizzato un impianto  irriguo nuovo sotterrato, certamente senza alcun titolo edilizio, con l’attraversamento della strada comunale Spineto e di fondi di proprietà di terzi, senza l’assenso dei privati e senza che sia stata domandata l’autorizzazione all’amministrazione”. “Questo”, concludono i legali, “è il vero precedente pericoloso, non la sentenza”.

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