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Chiosco della musica di Capistrello, Lusi e Di Felice (Pd): bando senza risposte, lo avevamo detto

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
26 Marzo 2021
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Capistrello. “Non ha pace la vicenda del chiosco della musica, luogo di memoria e identità per il nostro paese, cancellato da una scelta incomprensibile da parte dell’amministrazione Ciciotti”. Queste le dichiarazioni, in una una nota, del segretario del Partito democratico locale Alessandro Lusi e la consigliera comunale Chiara Di Felice, in merito al bando del chiosco della Musica del paese promosso dal Comune per affidarlo a chi vorrà investire a Capistrello. Un bando duramente contestato dall’opposizione perché “poco chiaro e con un canone troppo alto”.

“Dopo la demolizione voluta caparbiamente”, sottolineano i due, “si è pubblicato un bando che aveva numerose carenze. Lo avevamo detto e scritto sui giornali, chiedendo modifiche che lo rendessero più aperto e a portata di giovani imprenditori. Ma come sempre non siamo stati ascoltati e l’Amministrazione ci ha (ri)battuto il muso: alla scadenza del bando nessuno ha risposto per l’affidamento del chiosco. E così dopo dopo il danno di averlo demolito e tolto prepotentemente ai precedenti gestori, anche la beffa. Era chiaro a tutti che sarebbe finita così: canone troppo alto (600 euro), regole troppo stringenti, poca chiarezza nei criteri di valutazione, nessuna premialità per i giovani imprenditori”.

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“Ma si può scrivere un bando così?”, chiedono Di Felice e Lusi, “ora speriamo che sindaco e Giunta, visti i risultati, la smettano con l’arroganza e ascoltino: va rifatto un bando a condizioni di maggiore accessibilità, che dia la possibilità di rivedere al più presto aperto quel luogo di divertimento e svago per tante famiglie e tanti giovani, anche se non sarà mai più come prima. Sulla piazza Risorgimento sembra sia caduta una bomba di arroganza politica e amministrativa: si contano solo tanti danni e tanti soldi sprecati per un’opera che ha stravolto la viabilità, eliminato i parcheggi e generato tante riserve da parte dell’impresa. Si parla di decine di migliaia di euro”, concludono i due, “ma questa è un’altra storia di cui torneremo a scrivere molto presto, perché la gente deve sapere”.

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