Celano. Non una semplice celebrazione, ma un rilancio ecclesiale e culturale. Il convegno dedicato a Tommaso da Celano, che si è tenuto ieri mattina al Castello Piccolomini, ha posto al centro la lettera che Giovanni XXIII inviò il 29 agosto 1960 al vescovo dei Marsi Domenico Valerii, in occasione della riapertura della chiesa di San Francesco a Tagliacozzo e della sistemazione dell’urna con le spoglie del frate celanese.
Nel testo, il Pontefice definisce Tommaso «illustre figlio e primo fervido biografo del Serafico Patriarca» e ricorda come, insieme a Bonaventura, abbia offerto «al mondo il manuale più perfetto di vita religiosa, eletta e santa» . Parole che superano l’omaggio formale e riconoscono il ruolo decisivo del frate nella trasmissione della memoria di Francesco.
La lettera accompagna le celebrazioni con un augurio preciso: che le popolazioni sappiano «assolvere un debito di omaggio e di riconoscenza» e trarre «lumi ed impulsi» per una maggiore fedeltà alle tradizioni cristiane . Un passaggio che, a distanza di sessantasei anni, è risuonato come attuale.
Il vescovo dei Marsi, Giovanni Massaro, ha sottolineato come quella lettera non sia «un semplice documento d’archivio», ma un gesto ecclesiale che affida alla Chiesa locale la custodia di una memoria viva. La recognitio del corpo del 1960, ha ricordato, non fu un atto tecnico, ma un segno della fede della Chiesa nella concretezza della santità.
L’iniziativa è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale. Il sindaco Settimio Santilli ha ribadito che Tommaso «non è soltanto un autore medievale», ma un uomo che ha saputo raccontare la santità con rigore storico e profondità spirituale, mentre la presidente del consiglio comunale Silvia Morelli ha parlato di un dialogo alto tra istituzioni civili ed ecclesiali per sostenere il percorso di riconoscimento della sua figura.
A dare respiro nazionale all’evento la presenza di Enzo Fortunato, che ha richiamato il valore delle fonti francescane: senza Tommaso, il volto di Francesco sarebbe oggi meno nitido.
Dal Castello Piccolomini è emersa così una consapevolezza nuova: Celano non custodisce soltanto un’urna, ma una responsabilità storica. E la lettera di Giovanni XXIII, riletta pubblicamente, è diventata il punto di partenza di un cammino che guarda al futuro della Chiesa partendo dalle sue radici.










