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C’è anche una marsicana tra i nomi della cupola nera che gestiva i malaffari di Roma

Redazione Centrale di Redazione Centrale
3 Dicembre 2014
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Avezzano. C’è anche una marsicana tra i nomi della maxi operazione “Terra di Mezzo” che martedì ha portato a una raffica di perquisizioni negli uffici della Regione Lazio e del Campidoglio, e all’arresto di ben 37 persone. Si tratta di Pierina Chiaravalle, dipendente di una società cooperativa coinvolta nell’inchiesta. La donna 30enne, al momento residente a Roma, ha abitato per diverso tempo ad Avezzano, ed è accusata di corruzione aggravata. Insieme a lei, sono altri 36 i nomi appartenenti ad un gruppo, chiamato Mafia Capitale, capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali, come quella dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.  Una joint venture tra mafia, politica, pezzi di eversione di destra e criminalità. Una cupola nera che ha gestito gli affari romani per anni pilotando appalti, riciclando denaro che scotta, stringendo un patto scellerato con i clan emergenti, sopr8722-800x600-500x375attutto quelli del litorale capitolino come i Fasciani, e con politici e burocrati spregiudicati. E, secondo la Procura di Roma, corrotti. Lo spaccato che emerge dall’operazione dei Ros “Terra di Mezzo” è quella di una Capitale della Mafia dove ogni affare veniva gestito dal malaffare. Dove quei personaggi finiti nei libri e nei film, come il “Nero” Massimo Carminati, ex Nar ed ex Banda della Magliana, in realtà erano attivissimi e contemporanei. Ed è proprio lui, il mai domo Carminati, secondo i pm romani il vertice della holding del malaffare capitolino che da tempo inchieste e fatti di cronaca disegnano dipanando un filo nerissimo di nomi tutti un tempo gravitanti in ambienti di estrema destra: Gennaro Mokbel, ex militante nella gioventù nera romana e Marco Iannilli, commercialista, già coinvolti nella maxi truffa di 2,2 milioni di euro Fastweb-Telecom Italia Sparkle; Riccardo Mancini, ex ad di Ente Eur e fedelissimo dell’ex sindaco Alemanno, già coinvolto nell’inchiesta su una presunta tangente per la fornitura di bus per il corridoio Laurentina a Roma. E ancheFranco Panzironi, ex ad di Ama, coinvolto nell’ormai famosa Parentopoli della municipalizzata romana. Prima di approdare nella maxi inchiesta che oggi ha portato in carcere 37 persone, di cui otto ai domiciliari, e collezionato almeno cento indagati, gli intrecci pericolosi tra clan emergenti, politica e affari tutti romani erano emersi di recente soprattutto dalle indagini su un delitto “per caso”, ovvero l’omicidio di Silvio Fanella, custode di un vero e proprio tesoro per conto della galassia nera romana. Fanella era il cassiere di Mokbel: un commando nel luglio scorso lo voleva prelevare dalla sua abitazione romana ma qualcosa andò storto e il tentativo di sequestro finì con la morte di Fanella. Per l’omicidio furono poi presi un ex Nar, Egidio Giuliani, e anche un ex militante di Casapound, Giovanni Battista Ceniti. E fu ritrovato anche il tesoro: 34 sacchetti con diamanti purissimi. I diamanti, secondo i magistrati, uno dei beni di lusso favoriti dal gruppo “nero” di Mokbel per riciclare i fiumi di denaro frutto di truffe e malaffare.

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