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Carlo Dell’Olio, studente del liceo scientifico, si aggiudica il primo premio al concorso Movimento per la vita

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
30 Dicembre 2025
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Avezzano. Liceo “Vitruvio”: Carlo Dell’Olio si aggiudica il primo premio al 38° Concorso Internazionale del “Movimento per la vita”.

 

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Il 2025 si è concluso in bellezza per il Liceo Vitruvio: infatti, Carlo Dell’Olio, classe V H, accompagnato dalla prof.ssa Filomena Valente, si è classificato primo al Concorso Internazionale indetto dal “Movimento per la vita” e ha vinto un biglietto per un viaggio al Parlamento europeo.

Un riconoscimento importante che sarà foriero di un’esperienza altrettanto importante e formativa, per questo abbiamo chiesto a Dell’Olio di raccontarcela in una breve intervista:

Come hai accolto la notizia di esserti classificato primo ad un concorso internazionale?

Era una mattinata scolastica come tante altre. Mentre partecipavo alla lezione di arte, qualcuno ha bussato alla porta e sulla soglia è apparsa la professoressa di religione con un’espressione gioiosa dipinta sul volto. Ho avvertito il suo sguardo su di me e subito dopo mi ha comunicato che mi ero classificato primo al 38° Premio internazionale del Concorso “Movimento per la vita”, dal titolo “Famiglia: parola d’ordine del futuro. Ripartiamo da noi”. C’è stato un momento di silenzio, il tempo per me si è fermato e più volte mi sono chiesto se stesse accadendo davvero. Dopo un momento di incredulità, una gioia profonda mi è esplosa dentro. Essere riconosciuto a livello internazionale è una sensazione difficile da raccontare, è una prova tangibile che ti apre nuove prospettive e rafforza la fiducia in te stesso.

Il tema era la famiglia: come hai affrontato l’argomento nel tuo elaborato? Cosa significa “famiglia” nel 2025?

Il tema del concorso ha subito catturato la mia attenzione e con il pensiero sono andato alla mia famiglia, che per me ha sempre avuto un ruolo fondamentale. In un istante ho sentito riaccendersi la tenerezza di emozioni vissute e mai dimenticate, ho rivisto il luogo sicuro, il nido degli affetti dove il tempo perde la sua dimensione e si dilata per dare spazio ai sentimenti veri, agli stati d’animo che resteranno impressi nel cuore per sempre. Famiglia, infatti, è sinonimo di casa, di quiete, di serenità, di certezze, di accoglienza reciproca, di quel bene che si trova solo tra le mura domestiche.

In una società come la nostra, che corre, cambia, invade ogni spazio e chiede continuamente di essere connessi, accesi, la famiglia fatica a rappresentare e custodire ancora il significato di rifugio, di unione, di unità di intenti, quindi si disgrega e cambia volto: i figli appaiono disorientati, arrabbiati con i genitori, con sé stessi, con il mondo. Quando una famiglia si divide, all’orizzonte scompare l’immagine di quel porto sicuro e si perde la speranza nel futuro, si spezza quel filo invisibile che legava il passato dei nonni alle speranze dei figli, lasciando un posto vuoto e difficile da colmare. Quella complicità, che non aveva bisogno di parole, viene inghiottita da lunghi silenzi e i ricordi dei tempi felici sbiadiscono, perché mancano le persone disposte a condividerli. Da qui la necessità di riconsiderare la sacralità della famiglia: essa è ancora, e lo sarà per sempre, l’unica custode dei valori veri, quelli che resistono alle mode del momento e dove non arriva la confusione del mondo. A noi giovani, quindi, è demandato il compito di riflettere sul significato dei legami autentici, gli unici a garantire sicurezza e libertà. 

 

C’è un passaggio che vorresti riproporci?

Il passaggio che vorrei riproporvi come spunto di riflessione, in una società che cambia volto velocemente, rischiando di travolgere radici, identità e verità, è il seguente:

“Nelle grandi famiglie patriarcali c’era la saggezza affettuosa dei nonni che scaldava il cuore e consolava il pianto dei nipoti. Queste figure, un tempo venerate e rispettate, sono uscite di scena, non fanno più parte della cornice del quadro familiare, vengono quasi ignorate come fossero figure obsolete, non più indispensabili. Eppure, si diventa genitori e nonni senza però smettere di essere figli. Quella del figlio è un’identità che ci appartiene per sempre e che deve farci riflettere sul ciclo della vita. Se i nostri avi, pur nella povertà dei tempi passati, vivevano sereni, ci viene da pensare che allora la felicità è proprio negli affetti, in quell’unione familiare, in quel legame, dove ognuno dona senza chiedere nulla in cambio, dove si gioisce insieme per le piccole cose, dove si piange insieme e un solo fazzoletto asciuga tutte le lacrime.”

 

Come la scuola ti ha preparato e/o ha influenzato questo tuo traguardo?

In questo percorso, la scuola ha avuto un ruolo determinante: mi ha offerto preziosi spunti di riflessione, oltre a fornirmi gli strumenti per leggere la realtà oltre le apparenze. Se oggi riesco a parlare di famiglia come di un luogo sicuro, capace di protegge noi giovani dalla confusione del mondo, è perché il percorso scolastico è stato palestra di pensiero critico, luogo dove ho avuto modo di confrontarmi con i compagni e di costruire, in totale autonomia, una mia opinione.

La famiglia ha bisogno di ritrovare una sua dimensione per andare al passo con i tempi, senza rinunciare a essere nido degli affetti, detentrice di valori autentici.

 

La D.S, prof.ssa Nicolina Tania Ulisse, esprimendo viva soddisfazione, si congratula con Carlo e gli augura di raggiungere sempre nuovi e più alti traguardi. 

 

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