Avezzano. L’accordo istituzionale tra Regione Abruzzo e Comune di Avezzano per collaborare sulla Biblioteca Regionale è stato raggiunto e ha aperto una fase nuova dopo settimane di confronto pubblico. L’intesa prevede un tavolo operativo per definire modalità e tempi di ampliamento del servizio, con l’obiettivo di arrivare all’apertura pomeridiana con orario continuativo.
Tuttavia, al momento si resta ancora nella fase degli impegni e delle intenzioni: il passaggio decisivo, quello dell’attuazione concreta, deve ancora arrivare. Proprio per questo tra gli utenti della biblioteca cresce l’attesa di vedere trasformato l’accordo in orari reali e continuativi.
Tra i frequentatori storici della struttura c’è Marco Boleo, economista, già assessore comunale di Avezzano e fruitore di biblioteche di Avezzano e di biblioteche di tutto il mondo da quasi cinquant’anni. Con lui abbiamo parlato del valore di questi luoghi per la città e delle prospettive che si aprono dopo l’intesa tra le istituzioni.
Lei è un economista ed è stato assessore del Comune di Avezzano, ma è anche un fruitore abituale della biblioteca. Dal suo punto di vista, qual è oggi il ruolo reale della Biblioteca Regionale per la città?
«Se mi permette vorrei prima ricordare a tutti da quanto tempo frequento la Biblioteca Regionale. È per me un vanto. Sono ormai quasi cinquanta anni e ci ritorno sempre con piacere. La frequentazione iniziò negli anni del liceo. Allora la biblioteca era situata in via Trento ed era fornitissima per il tempo. Era un luogo di studio e di ricerca. C’erano una quantità e una qualità di testi che consentivano di allargare gli orizzonti rispetto a quanto posseduto dalle biblioteche delle scuole o da quelle private. Era funzionante anche quella comunale situata nel palazzaccio».
Oggi però il contesto è cambiato. Che ruolo conserva una biblioteca nel mondo di internet?
«Con i tempi che stiamo vivendo la biblioteca ha perso in parte il ruolo di ricerca dei testi. Oggi è possibile reperire libri, riviste e giornali sulla rete. Quello che resta, ed è fondamentale, è il suo ruolo cruciale di luogo di studio, di incontro e di confronto».
Che senso dovrebbe avere per le istituzioni una biblioteca pubblica? È solo un servizio culturale o qualcosa di più?
«La biblioteca pubblica è un bene comune. I beni comuni vanno intesi come beni da condividere, il cui accesso ed utilizzo dovrebbe essere tutelato come diritto fondamentale. Le biblioteche non sono solo luoghi di conservazione dei libri, ma spazi vivi di formazione e di trasformazione culturale».
Ci spieghi meglio cosa significa concretamente.
«Una biblioteca rappresenta quattro cose fondamentali. È un presidio di civiltà, perché il sapere viene custodito e reso accessibile. È uno spazio di libertà intellettuale, perché la possibilità di leggere e informarsi autonomamente è essenziale per la formazione dell’individuo. È un luogo di incontro tra generazioni e culture. E infine è uno strumento contro l’impoverimento culturale».
«In una società dominata dall’informazione rapida e dal consumo immediato dei contenuti, la biblioteca deve rappresentare l’opposto: tempo lento, studio, approfondimento e costruzione del pensiero critico».
Usando la biblioteca come cartina tornasole del livello di civiltà di una società, come siamo messi oggi ad Avezzano?
«Non siamo collocati bene ma nemmeno siamo messi proprio male. La Biblioteca Regionale, seppur parzialmente, risponde ai requisiti che ho richiamato».
Quindi qual è il problema vero?
«Quello che manca è una continuità del servizio. I fruitori devono avere un luogo di approdo e di riferimento nell’arco della giornata. Avere la possibilità di coniugare i tempi di fruizione con quelli dei corsi scolastici e universitari, del lavoro e della vita quotidiana arricchirebbe non poco il capitale umano che frequenta la biblioteca».
Dal punto di vista economico quanto incide la presenza di spazi di studio pubblici su un territorio?
«Incide moltissimo. Una biblioteca pubblica contribuisce alla crescita del capitale umano di un territorio. Serve sia per trattenerlo sia per attirarlo».
Ha un esempio concreto?
«Un amico professore universitario che anni fa divenne famoso perché venne scambiato per un terrorista islamico mi fece una domanda molto semplice quando lo invitai nella mia città: mi chiese se ci fosse una biblioteca pubblica funzionante. Per lui era una condizione essenziale».
Oggi si parla di collaborazione tra Regione e Comune per ampliare gli orari. Può essere la soluzione definitiva?
«Per ora potrebbe essere una soluzione ottimale. Ma è una soluzione di second best».
E quindi cosa si dovrebbe fare davvero?
«Servirebbe una stabilizzazione del servizio e un allargamento delle strutture».
Se dovesse indicare una priorità immediata alle istituzioni, quale sarebbe?
«Io inizierei con gli orari continuativi. È il primo passo per avere un vero approdo di studio e di confronto».
Poi cosa dovrebbe venire dopo?
«Poi servono investimenti strutturali. Postazioni informatiche e multimediali con le quali potenziare il servizio. Prima si garantisce la continuità dell’apertura, poi si costruisce una biblioteca più moderna e più ampia».
Per chi frequenta ogni giorno la biblioteca, ma soprattutto per chi vorrebbe farlo e non lo fa a causa di orari poco idonei, il passaggio decisivo è semplice: trasformare l’accordo istituzionale in orari concreti. La collaborazione tra Regione e Comune è stata avviata. Ora gli studenti attendono di vedere accese le luci anche nel pomeriggio.








