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Avezzano 13 gennaio 1915 – L’Aquila 6 aprile 2009 un lungo filo rosso

Redazione Attualità di Redazione Attualità
15 Ottobre 2014
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Avezzano. Nato il 13 gennaio 2015 di Filippo Fabrizi è una raccolta di documenti di vita di Avezzano, che incomincia dal 13 gennaio 1915 e termina il 6 aprile 2009. Il lavoro è l’ideale seguito del primo libro di Filippo Fabrizi, che, qualche anno fa, raccontò la storia della vita politica cittadina, soffermandosi in particolare sui sindaci. Il libro è stato presentato il 4 ottobre 2014   nell’ Aula consiliare del Comune di Avezzano, gremita come non mai, con le relazioni di tre professori universitari, notissimi ad Avezzano, Natalino Irti, Giorgio Letta e Angelo Fabrizi. Hanno presenziato alla manifestazione l’assessore alla cultura del Comune di Avezzano Gabriele De Angelis, il Presidente della Provincia dell’Aquila Lion Antonio Del Corvo, il presidente del Comitato per il centenario del Terremoto Giovanbattista Pitoni ed il Presidente del Lions Club Avezzano Gianfranco Invernizzi Angelini. Presente anche la Senatrice Stefania Pezzopane. Il volume Nato il 13 gennaio 2015 è frutto di una paziente   e meticolosa ricerca di documenti, vecchie foto, biografie di uomini di spicco della città, laici e religiosi, articoli di giornali, lettere e cartoline. Il filo conduttore della storia, il collegamento fra gli avvenimenti     è Peppino Marsone, un personaggio nato dalla fantasia dell’autore. Peppino nasce il giorno del sisma di Avezzano; salvato miracolosamente dalle macerie, cresciuto prima in orfanotrofi e poi in casa di uno zio sopravvissuto, muore la notte del sisma dell’Aquila.  Terremoto ieri oggiDiventato adulto Peppino è un uomo felicemente inserito nella vita della città dove vive, incomincia a lavorare presto, fa crescere la sua piccola azienda di falegname, fa il servizio militare, sposa una ragazza che aveva ammirato fin da bambino e partecipa attivamente alla vita pubblica della sua città. Si sofferma l’autore, a descrivere l’orrore per la improvvisa apocalisse della città e lo sgomento dei pochi sopravvissuti circondati da macerie e morti. Dopo quasi un secolo anch’io mi sono trovata in un forte sisma, fortunatamente con un numero di morti decisamente inferiore. Cito a memoria una frase del giornalista Giustino Parisse, scritta tre giorni dopo il catastrofico evento, perché mi sembra che essa esprima in una efficace sintesi e più intensamente di ogni altra il dolore e lo sperdimento dei sopravvissuti ad un   forte sisma: “Alle quattro meno dieci di quella notte io e mia moglie ci trovammo sulle macerie di casa nostra, sapendo che sotto c’erano i figli.” E come oggi L’Aquila si sta faticosamente avviando ad una ripresa che si incomincia ad intravedere, ma i cui esiti sono ancora lontani, così allora la città di Avezzano risorge dalle sue macerie, in un percorso inizialmente irto di ostacoli e poi man mano più spedito, fino a giungere alle ulteriori distruzioni provocate dai bombardamenti della guerra e ad una seconda rinascita. Tra i personaggi   reali che popolano il testo rivolgo un particolare pensiero a Filippo Fabrizi che fu direttore didattico in varie scuole della provincia ed ispettore scolastico all’Aquila; fu nonno del Filippo autore del libro e mio, padre di suo padre Oscar e di mia madre Flora. Poco presenti nel testo le   donne, che pure ci sono state, come   ha accennato uno dei relatori durante la presentazione del volume.  Dalla lettura del testo ricordo la citazione di Rosina Giffi, preside dell’ITIS e membro del consiglio comunale, e di una bellezza locale nota per avere tentato di partecipare al concorso di Miss Italia.  Ricordo anche un altro personaggio femminile, questo inventato da Filippo. È la moglie di Peppino Marsone, Teresa, casalinga simbolo di tante altre donne   della sua epoca, descritta inizialmente come bella ragazza, poi come moglie che ha un aborto e non può più avere figli, infine come donna di casa che compra un televisore per fare una sorpresa al marito.  Muore in seguito ad incidente stradale.  Caro Filippo, aspettiamo il seguito di questo libro, c’è tanto ancora da raccontare!

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