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Assomarso, i vini di Pasetti e i piatti di Orlandi Tartufi: quanto conta il fattore fiducia

Franco Santini di Franco Santini
27 Ottobre 2024
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Questo non vuole essere l’ennesimo racconto di una degustazione. Non starò qui a dirvi se i piatti fossero buoni, se l’accostamento con i vini fosse azzeccato, o se l’atmosfera fosse piacevole. Partecipo a tante serate di abbinamento cibo-vino e so che non è affatto facile, di questi tempi, riempire una sala da 50 posti ed avere almeno una decina di persone in lista d’attesa. Specie quando la proposta non va ad inseguire trend modaioli o proposte bizzarre, che possono attirare più facilmente l’attenzione di un pubblico un po’ annoiato da tante serate copia-e-incolla. Allora perché una classica serata a cena col produttore, con un menù equilibrato basato su un’idea lineare di cucina accompagnata da vini di grande notorietà (quindi niente di esclusivo o di stravangante), ha avuto questo successo? Per me la risposta sta in una parola: fiducia.

Assomarso, la neonata associazione dei sommelier marsicani, capitanata dal dinamico Piero Cipriani, sta dimostrando che, al di là delle sigle di appartenenza, la differenza la fanno le persone e la passione che mettono in quello che fanno. Ecco allora spiegato seguito di fedeli appassionati, che partecipa agli eventi associativi, perché si fida di loro e sa che riceverà un servizio professionale. Gianni Orlandi, il padrone di casa, ha un ristorante oggettivamente bello, centralissimo, che può contare sul richiamo di un ingrediente nobile – il tartufo – che non passa mai di moda e di cui lui è uno dei “maestri” nel territorio. Torna il fattore fiducia: la gente sa che, quando si parla di questo prezioso fungo ipogeo, con Orlandi va sul sicuro. Infine Mimmo Pasetti: un brand che da sempre ha nella Marsica un “fortino” di bevitori affezionati, che apprezzano lo stile diretto, pulito, piacevole di tutta la sua produzione. Vini che si vendono e si bevono, senza ragionamenti troppo complessi, ma che parlano di Abruzzo e di territorio. Di nuovo: vini di cui ti puoi fidare, che non ti deluderanno quando li porti a quella cena in casa d’amici, e che non ti fanno svenare quando li acquisti.

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Ecco, questo è a mio avviso il motivo del successo di questa bella serata, in cui tra sboccature in anteprima (il nuovo spumante metodo classico Vittoria Rosé), grandi classici (il pecorino Collecivetta e il montepulciano Testarossa), e piccole chicche enologiche (il moscatello di castiglione passito, Gesmino), i piatti ben eseguiti dalla brigata di Orlandi (nota di merito al 18enne figlio Federico, che sta prendendo la cucina molto seriamente) si sono susseguiti con linearità, con gli interventi di Mimmo e sua moglie Laura, a comunicare tutta la passione che ci vuole per fare un buon vino.

Per finire, un fuori programma che, per me, poteva valere da solo la trasferta: la premiazione alla carriera da sommelier di Giuseppe “Peppino” Caudai. Un uomo umile, instancabile, diligente professionista, che ha dedicato tutta la sua vita al vino abruzzese: da quarant’anni continua imperterrito a a correre tra un tavolo e l’altro, senza distinzione tra sagre di paese, eventi esclusivi o semplici cene conviviali. Perché per lui il contesto non fa la differenza: il vino deve essere sempre protagonista. Lunga vita a Peppino!

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