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Assolti perché il fatto non sussiste: il caso D’Orazio si chiude senza colpevoli

La procura generale aveva chiesto l'assoluzione degli imputati

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
21 Gennaio 2026
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San Benedetto dei Marsi. Colpo di scena definitivo nella complessa vicenda giudiziaria legata alla morte di Collinzio D’Orazio. Nella tarda serata, davanti alla Corte d’assise d’appello di Perugia, è arrivata la sentenza che ribalta completamente l’esito dei precedenti giudizi: Fabio Sante Mostacci e Mirko Caniglia sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Anche  la procura generale aveva chiesto l’assoluzione degli imputati. A questo punto, la morte di Collinzio D’Orazio resta ora senza colpevoli.

La decisione chiude il processo riaperto dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, che nel maggio del 2025 aveva cancellato la condanna a tre anni di reclusione inflitta in secondo grado ai due imputati per abbandono di incapace con morte come conseguenza di altro reato. Una pronuncia che aveva rimesso tutto in discussione, riportando il caso davanti ai giudici umbri.

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Soddisfazione è stata espressa dai legali di Mostacci, gli avvocati Mario Flammini e Franco Colucci, che hanno commentato la sentenza ai microfoni di MarsicaLive: “Una sentenza che restituisce serenità e dignità a due ragazzi che in questi anni hanno subito molte pressioni”. Parole che sintetizzano il peso umano e giudiziario di un procedimento durato anni, segnato da condanne, ricorsi e ribaltamenti.

La vicenda risale al febbraio 2019. Collinzio D’Orazio, 51 anni, fu visto per l’ultima volta il 2 febbraio in un bar di San Benedetto dei Marsi. Nonostante le sue condizioni di salute e una terapia incompatibile con l’assunzione di alcol, quella sera bevve alcune consumazioni. I due imputati hanno sempre sostenuto di averlo riaccompagnato nei pressi della sua abitazione. Secondo le precedenti ricostruzioni accusatorie, invece, l’uomo sarebbe stato lasciato in una zona periferica e impervia del paese. Dopo giorni di ricerche, il corpo fu ritrovato il 23 febbraio nelle acque del fiume Giovenco.

Nei primi due gradi di giudizio i giudici avevano ritenuto sussistente la responsabilità penale dei due uomini, ma la Cassazione aveva rilevato criticità tali da imporre un nuovo esame del caso. Riesame che si è ora concluso con l’assoluzione piena.

Resta il dolore della famiglia di Collinzio D’Orazio e di una comunità che, in questi anni, non ha mai smesso di interrogarsi su quanto accaduto. Sul piano giudiziario, però, la sentenza pronunciata a Perugia segna un punto fermo: per la Corte d’assise d’appello il fatto non sussiste, e per Mostacci e Caniglia si chiude una lunga e difficile stagione processuale.

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