Avezzano. Un’altra pietra miliare posata a terra nel sentiero del riavvicinamento verso l’identità collettiva di Avezzano e della Marsica. Ieri pomeriggio, all’interno della Sala Consiliare, in tantissimi hanno assistito al Convegno di studi dedicato alla riscoperta culturale di un cittadino illustre a 120 anni di distanza dalla sua nascita: il poeta autodidatta Antonio Pitoni, appassionato di musica e papà dello storico locale e scrittore Giovanbattista.
“Dentro quest’aula, – ha sottolineato in apertura il sindaco Gianni Di Pangrazio – percepisco un cuore unico che batte ed è quello della nostra città, unita e volenterosa. Per Antonio Pitoni, Avezzano era come una seconda mamma: egli fu un protagonista indiscusso della vita culturale degli anni passati.
Nella sua poesia, ritroviamo un pezzo di noi stessi; amò tanto la sua città, di cui non solo fu un ricostruttore nel senso materiale del termine, ma anche nel senso immateriale: rifondò, tramite la sua arte poetica, significati sociali e culturali nell’epoca del post sisma”.
Ne hanno tratteggiato la figura e la straordinarietà dal punto di vista letterario e linguistico due docenti universitari, il professor Francesco Avolio, dialettologo di fama internazionale dell’Università degli Studi dell’Aquila, e la professoressa Rosangela Libertini, dell’Università Cattolica di Ružomberok, in Slovacchia (nel 2016 ha dato alle stampe il volume “Brancolano anime sparse. La letteratura marsicana e il terremoto del 1915”).
“Nelle sue poesie, – ha commentato Libertini – c’è il giusto equilibrio fra la descrizione di un presente difficile e la speranza di rinascita”. Una lettura linguista dei componimenti è stata data dal professor Avolio. “Nelle sue opere, – ha detto il docente – le esigenze metriche si piegavano all’uso del dialetto, perché Pitoni voleva essere il più autentico possibile”.
Entrambi i docenti, anni fa e all’insaputa l’uno dell’altra, sostennero la necessità di intitolare una via allo scomparso Antonio Pitoni che, orfano di padre, decise di non perdersi d’animo, ricominciando da zero e non abbandonando mai il gomitolo d’Arianna della sua passione più viscerale, quella per la poesia, che manifestò sia in lingua italiana che in dialetto.
“Andò prima in Libia e poi in Albania per via della guerra – ha affermato l’assessore alla Toponomastica Maria Antonietta Dominici – ma quando tornò nella sua città rasa al suolo, decise di restare per aiutare a ricostruirla. Fu in quel momento che Pitoni iniziò a scrivere in dialetto, cristallizzando espressioni colorite e colorate dell’Avezzano di una volta, quella che sentiva più sua. Avezzano è terra di figli illustri e Pitoni è stato esempio di resistenza e resilienza. Anche lui, come è giusto che sia, avrà il suo largo; da domani inizierà l’iter tecnico e burocratico”.
Evidentemente commosso il figlio Giovabattista Pitoni, penna e voce dei tempi presenti della Marsica ha sottolineato, in chiusura, come il padre abbia composto in vita più di 250 poesie, molte delle quali pubblicate nel corso degli anni da prestigiose riviste letterarie sin dagli anni ’30.
Grazie alla determinazione del figlio, è ora in fase di composizione un’antologia completa dedicata all’opera pitoniana, così da rafforzare ancora di più un’eredità che appare già luminosa. Hanno infine declamato i versi di Pitoni – sia in lingua italiana che in dialetto – gli attori Corrado Oddi e Pino Pulcinelli.








