Avezzano. Processo a Leombruni, uno stop che preoccupa le associazioni: “rischio prescrizione”. La prima udienza del processo ad Andrea Leombruni, che, nell’agosto del 2023, sparò e uccise l’orsa Amarena, è stata rinviata per nullità.
La giudice Francesca D’Orazio ha accolto l’eccezione di nullità della citazione a giudizio, sollevata in aula, rilevando che l’atto redatto dalla Procura risultava incompleto sotto il profilo formale.
Tale vizio, secondo la giudice, determina la nullità dell’intero procedimento nella sua fase introduttiva, rendendo necessario il rinnovo degli atti. Il processo, dunque, dovrà ripartire dall’inizio, con un nuovo atto di citazione e la fissazione di una successiva udienza.
Erano circa cinquanta gli enti e le associazioni ambientaliste costituiti parte civile, insieme alla Regione Abruzzo. Tra questi il Pnalm, il Comune di Villalago, Lav, Wwf Italia, Enpa, Oipa, oltre a numerose altre organizzazioni impegnate nella tutela della fauna selvatica. L’imputato deve rispondere del reato di uccisione di animali, con l’aggravante della crudeltà, in relazione all’abbattimento di un orso bruno marsicano, sottospecie protetta e a rischio di estinzione.
Le associazioni esprimono preoccupazione: “c’è il rischio di prescrizione”.
“Il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena “dovrà ricominciare da capo. L’udienza fissata per ieri nel procedimento a carico di Andrea Leombruni non si è potuta celebrare, essendo stata subito bloccata per un intoppo di natura burocratico-procedurale, che ha impedito di entrare nel merito del processo”. Lo afferma il Wwf in una nota spiegando di essersi costituito “parte civile”.
“La femmina di orso bruno marsicano, sottospecie endemica dell’Appennino centrale in pericolo critico di estinzione, fu uccisa nell’agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi mentre si trovava insieme ai suoi due cuccioli, ricorda l’associazione.
A causa del vizio riscontrato, prosegue il Wwf, “il giudice ha disposto che il procedimento riparta integralmente da capo, annullando di fatto quanto già svolto nelle precedenti fasi e costringendo le parti civili già costituite a presentare di nuovo l’istanza di ammissione. Un esito che assume i contorni di un ‘Gioco dell’Oca’ giudiziario”.
A quasi tre anni dai fatti, aggiunge l’associazione ambientalista, “questa situazione rende concreto e serio il rischio di prescrizione, compromettendo la possibilità di arrivare a una decisione di merito per un episodio di straordinaria gravità”.
Il Wwf esprime “profonda preoccupazione. I crimini contro gli animali selvatici continuano a scontare gravi criticità in termini di effettività della tutela e certezza della pena ed è forte il senso di impunità, anche quando si tratta dell’uccisione illegale di uno degli animali più simbolici e vulnerabili del patrimonio naturale italiano”.
Entro maggio 2026, ricorda il Wwf, “l’Italia dovrà recepire la Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente che impone agli stati di rendere efficaci, proporzionate e dissuasive le misure a tutela dell’ambiente, inclusi gli animali selvatici. Wwf chiede con forza che il Governo colga questa fondamentale occasione per garantire il diritto alla giustizia, nel rispetto delle garanzie processuali ma anche della funzione costituzionale di tutela dell’ambiente e della biodiversità”.








