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Abusivismo tra quod e gruppi elettrogeni, i Prati di Sant’Elia sprofondano nell’illegalità: sono Zona Speciale di Conservazione

Magda Tirabassi di Magda Tirabassi
5 Luglio 2022
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Collelongo. Non si potrebbero fare attività sportive con quod, moto o fuoristrada. Non si potrebbero “installare” baracche o tettoie, nemmeno temporanee. Non si potrebbero lasciare rifiuti e nemmeno bruciare sterpaglie o altro. È scritto nero su bianco sulle delibere della giunta regionale che hanno regolamentato i comportamenti da tenere nel sito Sic IT7110205 denominato “Parco nazionale d’Abruzzo”. Si tratta di un sito di interesse comunitario riconosciuto tale dalla Comunità europea ampio circa 60mila ettari. Aree per la maggiorparte fuori dal perimetro del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Un sito che è stato trasformato lo scorso anno in Zona speciale di conservazione (Zsc), a conclusione dell’iter previsto dalla direttiva Habitat e dal D.P.R. 357/97. Se agli addetti ai lavori è chiaro che nel sito Sic Parco nazionale d’Abruzzo tutto ciò che viene organizzato, quindi eventi, piani, progetti e qualsiasi altra attività, è da sottoporre a valutazione di incidenza (quindi quanto le attività possano incidere sulla conservazione degli habitat), a quanto pare lo stesso non è ben chiaro a chi da anni fruisce dei Prati di Sant’Elia, a Collelongo.

Il centro abitato di Collelongo, come anche accade a Trasacco e a Villavallelonga, è stato tenuto fuori dal Sic. Quasi tutte, invece, le aree adiacenti, che si sviluppano in campagna e in quote di montagna, sono all’interno del sito e quindi della zona speciale.

Alla luce di tutto quello che si legge nei documenti ufficiali, facilmente reperibili sui siti istituzionali della Regione Abruzzo, del Ministero e del Pnalm, sembra davvero più paradossale quanto accade ai Prati di Sant’Elia, al centro di avvelenate polemiche che, a seguito delle inchieste pubblicate su Marsicalive e Abruzzolive, sono esplose anche sui social.

Come si legge anche nei commenti lasciati su Facebook proprio in occasione della diffusione delle immagini “denuncia” che ritraggono roulotte, recinzioni in legno, tende e tendoni, la situazione è la stessa da decine di anni. Le persone che si sono “impossessate della montagna” sono quasi tutte residenti nei paesi limitrofi. Quindi non si tratta di turisti occasionali. A questo punto, però, viene da chiedersi: chi dovrebbe intervenire per far rispettare le regole? Chi dovrebbe sanzionare quelli che sono chiaramente abusi nei confronti della natura? Chi dovrebbe far ripristinare i luoghi come erano prima dell’arrivo dei “turisti” permanenti e non proprio rispettosi della loro terra?

Moto, quod, fuochi sotto gli alberi e anche gruppi elettrogeni con cui fare karaoke tutta la notte. Tutto questo si fa ai Prati di Sant’Elia. Nella totale indifferenza di tutti.

 

I DOCUMENTI:

Delibera di giunta regionale che approva le misure di conservazione Sito – Specifiche, per la tutela dei siti della rete Natura 2000

DGR279_2017_220705_092813

Delibera di giunta regionale che approva le misure di conservazione del Sito – Specifiche per il Sic IT 7110205 Parco nazionale d’Abruzzo

DGR478_2018_220504_103759

 

LE FOTO DENUNCIA:

 

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SULLO STESSO ARGOMENTO LEGGI ANCHE:

Lo “strano caso” della montagna in cui si recintano aree con tendoni e roulotte: le immagini dei prati di Sant’Elia

 

Prati di Sant’Elia tra quad, moto da cross, fuochi sotto gli alberi e staccionate inchiodate agli alberi: la “denuncia”

 

 

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