Avezzano. «Nella Chiesa non siete ai margini, perché la Chiesa ama i poveri, i sofferenti, i diseredati». Il vescovo dei Marsi, Pietro Santoro, lo ha affermato rivolgendosi ai rom di tutta Europa celebrando ieri mattina a Roma la cerimonia conclusiva trasmessa in diretta su Rai Uno per il pellegrinaggio degli zingari arrivati in Vaticano sulle orme del beato Zeffirino Gimenez Malla (1861-1936). Dopo l’incontro di sabato con Papa Benedetto XVI che ha ricevuto oltre duemila rom di venti diversi Paesi, ieri dal santuario del Divino Amore, nella “Cappella a cielo aperto”, sulle note del coro dei rom avezzanesi, diretti da Massimiliano De Foglio, il vescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica. Da monsignor Santoro è arrivata prima un’esortazione nei confronti dei rom che lui conosce bene per la presenza nella sua città di una folta comunità. «Vi invito a rispettare come cittadini le regole della società», ha sottolineato, «e come cristiani a non prevaricare mai contro il prossimo, leggendo sul volto di ogni persona il volto di Dio. Mai l’uomo contro l’uomo», ha aggiunto, «perché l’uomo contro l’uomo è sempre l’uomo contro Dio». E poi un appello rivolto alla società, un invito alla concordia: «prego affinché cessi ogni ostilità nei vostri confronti». Prendendo esempio dal beato Zefferino che ha dimostrato al mondo che ovunque può nascere la santità e che Dio è presente in tutti i popoli e in tutte le razze ha aggiunto che «Zeffirino ci insegna che tutti siamo chiamati alla santità, proprio come lui che ha speso la sua vita per i poveri fino al martirio, quando per salvare un sacerdote venne fucilato, stringendo la corona del rosario tra le mani, gridando viva Cristo Re». «Voi nella Chiesa non siete ai margini», ha precisato il vescovo di Avezzano, «ma al centro, nel cuore della Chiesa. Nessuno è solo quando è nella Chiesa perché mette al centro i poveri, i sofferenti e i diseredati». Ha poi citato Benedetto XVI che dopo il dramma dei bambini rom morti a Roma ha affermato come quella tragedia imponga «di domandarci se una società più solida e fraterna, più coerente nell’amore, più cristiana non avrebbe potuto evitare tale dramma».