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Raccolta porta a porta, allarme del Presidente del Parco: il servizio va rivisto

Redazione Attualità di Redazione Attualità
6 Maggio 2013
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Celano. Parco Sirente Velino invaso da microdiscariche dei “renitenti” del porta a porta dei Comuni dove sono stati eliminati i cassonetti: il passaggio al nuovo sistema -ora ai nastri di partenza anche a Celano- sta producendo, seppur indirettamente, danni di estrema gravità all’ambiente. Simone Angelosante, Presidente dell’area protetta regionale, lancia l’allarme sul fenomeno del “turismo della monnezza”, e chiede un cambio di passo alle amministrazioni comunali: “tante zone di inestimabile valore ambientale sono diventate ormai discariche a cielo aperto, molti residenti dei Comuni dove funziona la raccolta porta a porta si allontanano dalle zone più controllate e abbandonano i rifiuti in ogni area appartata, anche nelle aree protette come nel caso del Parco Sirente Velino dove ogni giorno sorgono microdiscariche abusive spesso con rifiuti tossici e speciali. “Occorre una riflessione profonda”, sottolinea Angelosante, “che introduca nella valutazione dei costi/benefici del sistema anche quello del danno ambientale finora non considerato”. Il Presidente, quindi, invita i Sindaci e le amministrazioni comunali dove funziona il porta a porta a riposizionare cassonetti per la simone angelosantedifferenziata in zone strategiche (vicino a scuole, stazioni, centri di aggregazione); creare isole ecologiche in zone periferiche con container per la raccolta di ingombranti; controllare ogni cantiere edile per accertare il corretto smaltimento degli inerti; effettuare ulteriori campagne di sensibilizzazione e informazione a partire dalle scuole. Per i centri dove il sistema è ai nastri di partenza, come ad esempio a Celano, Angelosante suggerisce “un congruo periodo di tempo di coesistenza tra il nuovo sistema e quello tradizionale per far gradualmente abituare la cittadinanza alla nuova modalità e la contestuale attivazione di isole ecologiche per gli ingombranti. L’ambiente”, ricorda, “è la più grande ricchezza che abbiamo: conserviamolo”. Cambio graduale, quindi, per adeguarsi ai modelli culturali dei Paesi del Nord Europa, che non sono stati digeriti dalle popolazioni locali e stanno compromettendo la biodiversità  e il patrimonio ambientale. “Per centrare l’obiettivo”, conclude, “occorrono tempi e modalità adeguate alle nostre realtà, poiché la repressione è praticamente impossibile vista la vastità del territorio”.

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