Roma. L’Italia è tra i Paesi europei con i livelli più elevati di sintomi depressivi tra i professionisti sanitari. Secondo l’indagine MeND dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicata nell’ottobre 2025, il 34% dei professionisti intervistati in Italia presenta sintomi compatibili con una depressione, contro il 15% della Danimarca, il 16% dell’Islanda, il 18% dei Paesi Bassi, il 19% della Svezia, il 21% della Finlandia e il 22% della Norvegia. Il divario tra Italia e Danimarca raggiunge 19 punti percentuali.
L’indagine OMS raccoglie 90.171 risposte valide in 29 Paesi europei. Una successiva analisi scientifica, Working conditions and mental health among doctors and nurses in the European Union, Iceland, and Norway: a cross-sectional survey, pubblicata nell’agosto 2026 su The Lancet Regional Health – Europe, approfondisce il rapporto tra condizioni di lavoro e salute mentale.
INFERMIERI PIÙ ESPOSTI: 32% CONTRO IL 27% DEI MEDICI
Nel campione europeo, il 32% degli infermieri presenta sintomi compatibili con una probabile depressione, contro il 27% dei medici: cinque punti percentuali di differenza.
«Non parliamo di semplice stress individuale, ma di una sofferenza professionale che chiama in causa l’organizzazione sanitaria», dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up. «Gli infermieri sono particolarmente esposti a sovraccarichi, responsabilità, turnazioni impegnative e violenze fisiche e psicologiche. Non possiamo continuare a chiedere sacrifici senza intervenire sulle cause del disagio».
IL NORD EUROPA INDICA LA STRADA: QUATTRO MODELLI DI PREVENZIONE
Il Nursing Up richiama le esperienze di quattro Paesi europei:
- Danimarca: obbligo per i datori di lavoro di affrontare i carichi eccessivi attraverso riorganizzazione delle attività, revisione delle priorità, programmazione e coinvolgimento dei lavoratori.
- Svezia: equilibrio tra richieste professionali e risorse disponibili, con interventi su carichi, organici, orari, turni notturni e recupero.
- Finlandia: medicina del lavoro preventiva, monitoraggio della capacità lavorativa e individuazione precoce delle difficoltà psicofisiche.
- Paesi Bassi: valutazione obbligatoria dei rischi psicosociali, comprese pressione lavorativa, aggressioni e molestie, con piani di prevenzione e controlli delle autorità.
«In Danimarca si interviene sull’organizzazione del lavoro, in Svezia sull’equilibrio tra carichi e risorse, in Finlandia sulla prevenzione precoce e nei Paesi Bassi sui rischi psicosociali», sottolinea De Palma. «Sono strumenti concreti che devono diventare effettivi anche negli ospedali italiani».
LO STUDIO SCIENTIFICO: IL DISAGIO È ASSOCIATO ALLE CONDIZIONI DI LAVORO
L’analisi pubblicata su The Lancet Regional Health – Europe esamina 90.171 professionisti sanitari, tra cui 51.702 infermieri, evidenziando associazioni tra problemi di salute mentale e sovraccarico, violenza, turnazioni impegnative e insufficiente sostegno organizzativo. Condizioni sfavorevoli risultano associate a maggiore disagio, mentre risorse professionali e sostegno organizzativo sono collegati a esiti migliori.
«Non bastano gli sportelli di ascolto», incalza De Palma. «Servono valutazioni periodiche dello stress con risultati verificabili, organici adeguati, turnazioni sostenibili, recuperi effettivi, interventi tempestivi e accesso riservato al sostegno psicologico».
«La salute mentale degli infermieri deve diventare una priorità delle politiche sanitarie. Il confronto europeo dimostra che esistono strumenti di prevenzione più strutturati. L’Italia deve adottare le migliori pratiche e trasformarle in interventi reali. Proteggere chi cura significa tutelare anche la sicurezza e la qualità dell’assistenza ai pazienti», conclude il presidente nazionale del Nursing Up.




