Sante Marie. Traguardo importante per Letizia Attili, che si è laureata con il massimo dei voti, 110, al Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila. Ha discusso una tesi dedicata al Cooperative Learning, l’apprendimento cooperativo, e al suo rapporto con il clima di classe. Un lavoro che unisce rigore scientifico ed esperienza personale: Letizia è celiaca fin dall’età di due anni e ha scelto di trasformare questa condizione in un’occasione di educazione e inclusione.
Una ricerca sul campo
Il cuore della tesi è una Ricerca-Azione condotta presso l’Istituto Dottrina Cristiana dell’Aquila, una scuola che nel proprio Piano Triennale dell’Offerta Formativa fa esplicito riferimento all’apprendimento cooperativo. L’indagine empirica è stata realizzata con la tecnica del Jigsaw, in una classe numerosa ed eterogenea per caratteri e stili di apprendimento.
Tre gli oggetti di studio, collegati tra loro: l’idea che gli alunni hanno del lavoro cooperativo, la percezione di questo lavoro in rapporto al clima di classe e la capacità di autovalutazione e di risoluzione dei conflitti nelle relazioni tra compagni. I dati, raccolti in tre fasi e analizzati con il paradigma dei Mixed Methods, hanno permesso di seguire l’evoluzione del gruppo classe nel tempo.
I risultati
Secondo l’analisi, gli alunni hanno compiuto un significativo progresso nella percezione del lavoro cooperativo, passando da una visione spontanea e ludica a una consapevole interiorizzazione dei suoi principi: interdipendenza positiva, responsabilità individuale, ascolto attivo, comunicazione efficace e rispetto reciproco.
Tra gli effetti rilevati figurano la valorizzazione delle differenze individuali, la riduzione dell’ansia e della paura di sbagliare e la crescita delle competenze metacognitive, evidente nella capacità di autovalutarsi e nel calo delle richieste di mediazione agli insegnanti nei momenti di confronto. I ragazzi hanno inoltre imparato a gestire i conflitti preferendo modalità comunicative gentili e negoziali.
La ricerca conclude che integrare le tecniche cooperative con la cura di un clima di classe positivo è un modello pedagogico efficace e spendibile per rispondere alle indicazioni istituzionali e alle sfide educative contemporanee, utile a rendere la scuola una comunità di apprendimento equa e accogliente.
La celiachia come risorsa
La parte più personale del lavoro riguarda la celiachia. Nella ricerca, la familiarizzazione con il tema, particolarmente inclusivo per la presenza di un alunno celiaco in classe, è stata associata alla promozione di comportamenti prosociali e all’approfondimento dei contenuti disciplinari.
Letizia scrive nella tesi di aver sentito il desiderio di trasformare «una potenziale condizione di fragilità in una preziosa opportunità» di valorizzazione della diversità e di educazione a un’alimentazione sana. L’interesse e la curiosità dei bambini, e la loro empatia verso il compagno celiaco, che si è sentito valorizzato e riconosciuto nel ruolo di “esperto”, hanno rafforzato la sua determinazione a riproporre il tema nelle sue future classi.
Lo stesso messaggio emerge dalla presentazione con cui si è raccontata agli alunni: «INSIEME è meglio», con la promessa di lezioni sempre svolte in gruppo per scoprire «il potere della cooperazione». E sulla celiachia: conoscere meglio l’alimentazione serve a fare in modo che a tavola ci sia sempre un pasto per tutti, senza che nessuno si senta escluso.
Lo sguardo al futuro
Nelle conclusioni Letizia indica anche possibili sviluppi: testare l’efficacia delle diverse forme di Cooperative Learning in classi con problematiche relazionali complesse e con la presenza di alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) e Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Un percorso che la tesi definisce un’esperienza di grande valore formativo per la sua crescita professionale come docente-ricercatore, confermando l’importanza di riflessività e sperimentazione nell’agire didattico.




