Avezzano. Il pianoforte suonato anche durante le ore di riposo, urla e schiamazzi provenienti dall’abitazione. Una controversia tra vicini di casa, nel quartiere Scalzagallo di Avezzano, è finita davanti alla magistratura, con la Procura della Repubblica che ha chiesto l’emissione di un decreto penale di condanna nei confronti di un ufficiale dell’Esercito, accusato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone.
Al centro del procedimento c’è un 59enne, residente ad Avezzano, nei cui confronti il viceprocuratore onorario Simona Bonanni ha avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di una condanna a 150 euro di ammenda per la contravvenzione prevista dall’articolo 659 del codice penale.
La vicenda trae origine dalle lamentele di un vicino di casa che il 30 dicembre 2025 ha presentato una querela per i rumori provenienti dall’abitazione dell’ufficiale. Secondo quanto contestato dalla Procura, l’ufficiale avrebbe violato le normali regole di vicinato suonando il pianoforte in orari diurni e notturni destinati al riposo e pronunciando ad alta voce urla e ingiunzioni all’interno della propria abitazione, disturbando la quiete del vicino.
Una situazione che, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, sarebbe iniziata il primo giugno 2025 e risultava ancora in corso al momento della richiesta avanzata dalla Procura.
La denuncia ha dato origine agli accertamenti della polizia giudiziaria, confluiti nell’informativa trasmessa all’autorità giudiziaria. Esaminati gli atti, il pubblico ministero ha ritenuto sussistenti elementi sufficienti per procedere nei confronti dell’indagato, individuando nella pena pecuniaria la sanzione da richiedere.
La Procura ha quindi quantificato l’ammenda di partenza in 300 euro, ridotta a 150 euro secondo quanto previsto dall’articolo 459 del codice di procedura penale, che disciplina il procedimento per decreto penale di condanna.
La richiesta, firmata il 28 maggio 2026 e depositata nella cancelleria del Tribunale di Avezzano il 4 giugno successivo, è stata trasmessa al giudice per le indagini preliminari, cui spetta valutare l’emissione del provvedimento.
L’atto della Procura rappresenta una richiesta di condanna e non documenta, di per sé, una decisione già adottata dal giudice. L’eventuale decreto, se emesso, potrà essere oggetto di opposizione da parte dell’imputato nei termini previsti dalla legge.




