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Ortona dei Marsi si attiva per l’ecosistema del Giovenco: «Senza garanzie di portata il fiume rischia di morire»

Questa mattina la conferenza stampa per il futuro del Giovenco e del progetto di interconnessione degli acquedotti Ferriera–Gran Sasso–Campo Pozzi Trasacco

Silvia Rosiello di Silvia Rosiello
13 Ottobre 2026
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Ortona dei Marsi. Si è svolta questa mattina, nell’ex teatro di Ortona dei Marsi, la conferenza stampa dedicata al futuro del Giovenco e al progetto di interconnessione degli acquedotti Ferriera–Gran Sasso–Campo Pozzi Trasacco. Un incontro per portare all’attenzione della stampa le preoccupazioni dei cittadini, le criticità individuate e le iniziative per difendere il fiume.
L’incontro, moderato da Sandro Conte, ha messo in luce le forte preoccupazioni delle comunità locali, evidenziando le criticità tecniche e ambientali dell’opera e tracciando le prossime tappe per la salvaguardia dell’intera valle.
A discutere della questione è stato in primis L’ing. Maurizio Urbani che ha sottolineato l’importanza di illustrare un progetto di tale portata all’intera popolazione affinché chi vive il territorio possa comprenderne le conseguenze ed esprimere le proprie osservazioni. Ha inoltre comunicato il numero delle firme cartacee raccolte nella Valle del Giovenco a sostegno della petizione: 1.207, un segnale concreto di partecipazione e attenzione al futuro del fiume.
Entrando nel merito del progetto, Urbani ha successivamente illustrato i dubbi tecnici sulle portate:
Sotto la lente è finito il dimensionamento delle infrastrutture, che prevede un passaggio da condotte di 175 mm a tubature da 500 mm, senza alcuna garanzia esplicita sul mantenimento del deflusso ecologico del Giovenco.

Un passaggio fondamentale dell’intervento ha riguardato la contestazione sul concetto stesso di “interconnessione”. Analizzando gli elaborati progettuali, Urbani ha evidenziato come non vi sia alcuna traccia del reale contributo delle acque provenienti dal Gran Sasso, mentre appare del tutto concreto ed esplicito il solo collegamento destinato a convogliare le risorse idriche verso Trasacco.

Il nodo centrale della questione risiede nel futuro delle acque attualmente restituite al Giovenco all’altezza della centrale di sollevamento di Ortona, fondamentali per garantire il naturale sostentamento del corso d’acqua a valle. Il loro dirottamento verso Trasacco rischia infatti di spezzare un delicato equilibrio idrico: per questo è essenziale definire preventivamente i volumi di portata che rimarranno effettivamente nel fiume. Una drastica riduzione della portata d’acqua, ha avvertito Urbani, non solo depaupererebbe l’ecosistema, ma ne comprometterebbe la qualità biologica e ambientale, ponendosi in palese e diretto contrasto con gli impegni di tutela e valorizzazione assunti attraverso il Contratto di Fiume.

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Urbani ha inoltre reso noto di aver inviato lo scorso 6 ottobre un quesito formale alla Regione Abruzzo per verificare se l’opera debba essere assoggettata alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). In attesa di riscontro, la richiesta resta quella di una sospensione del progetto in autotutela, proponendo come alternativa il solo risanamento delle reti esistenti con il mantenimento della condotta originale da 175 mm, rifiutando il collegamento Pescina–Trasacco in assenza di uno studio complessivo e verificabile delle risorse.
Favorevole al recupero delle perdite e al risanamento della rete esistente, Urbani ha indicato una controproposta: mantenere nel nuovo tratto una condotta da 175 mm e non realizzare il collegamento Pescina–Trasacco senza un sistema complessivo, documentato e verificabile delle risorse disponibili, comprese quelle del Gran Sasso. Ha infine chiesto che il confronto con ERSI avvenga pubblicamente, con il coinvolgimento dei cittadini.
A rafforzare le ragioni della protesta si sono aggiunti gli aspetti giuridici curati da Giuliana Eramo, che ha richiamato con forza il principio di precauzione a fronte del rischio di danni ambientali irreversibili, annunciando possibili azioni legali con il supporto di legali specializzati.

Sul fronte della partecipazione popolare, i numeri testimoniano una forte presa di coscienza da parte dei cittadini:

  • 1.207 firme cartacee raccolte nei comuni della Valle del Giovenco (annunciate dall’ing. Urbani);

  • 1.135 firme online promosse dall’associazione Che Fare e presentate da Franco Maggi, che ha rimarcato l’urgenza di uno studio scientifico e indipendente sulla reale disponibilità idrica della zona.

A portare la vicinanza dei territori limitrofi è stato Silvano Di Pirro, che ha espresso la piena solidarietà delle comunità dell’Alto Sangro, invitando la cittadinanza a strutturare la protesta attraverso un comitato permanente e manifestazioni pubbliche
Alla luce di quanto emerso dalla conferenza stampa, l’amministrazione comunica dunque che si andrà avanti con interventi legali a tutela del Giovenco ed è ormai quasi certa una mobilitazione popolare per difendere il fiume e il futuro della valle.
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