Trasacco. La Procura di Avezzano contesta peculato, falso ideologico e depistaggio. Al centro dell’inchiesta l’utilizzo di un’utenza telefonica intestata al Comune di Trasacco. Udienza preliminare il 15 gennaio davanti al gup Cervellino. Gli avvocati respingono le accuse e confidano nel chiarimento dei fatti.
Avezzano. La Procura della Repubblica di Avezzano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’assessore regionale al Bilancio e al Personale Mario Quaglieri, di Fratelli d’Italia, del sindaco di Trasacco Cesidio Lobene e del funzionario comunale Riccardo Tomassetti, nell’ambito dell’inchiesta sull’utilizzo di una scheda telefonica intestata al Comune di Trasacco. La richiesta, firmata dal sostituto procuratore Marianna Proietti e depositata il 5 ottobre, sarà esaminata nell’udienza preliminare fissata per il 15 gennaio 2027, alle 10, davanti al gup Mario Cervellino, chiamato a decidere se disporre il processo nei confronti dei tre imputati.
Le contestazioni riguardano il peculato per Quaglieri, mentre al sindaco Lobene e al responsabile del servizio Ragioneria Tomassetti vengono attribuite ipotesi di falso ideologico e depistaggio, in relazione ad alcuni provvedimenti amministrativi adottati nel giugno 2024. Il Comune di Trasacco è individuato dalla Procura quale persona offesa.
L’inchiesta sulla scheda telefonica comunale
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Quaglieri avrebbe utilizzato, dal 29 ottobre 2013 al 28 giugno 2024, un’utenza telefonica intestata all’amministrazione comunale, della quale era stato sindaco dal 2012 al 2018, mantenendone la disponibilità anche dopo la cessazione del mandato. La scheda, inizialmente associata alla sua persona fisica e successivamente intestata al Comune, sarebbe rimasta nella sua esclusiva disponibilità senza un formale provvedimento di assegnazione.
Il costo complessivo contestato supera i 6.600 euro, somma sostenuta, secondo la Procura, dalle casse comunali. Nell’imputazione di peculato viene inoltre richiamato un presunto credito di 6.275 euro per indennità di fine mandato, relativo al periodo 2012-2017, che Quaglieri avrebbe inteso compensare con le spese telefoniche. Una compensazione che gli inquirenti ritengono non prevista dalla legge e che avrebbe determinato, secondo l’ipotesi accusatoria, un’indebita appropriazione di risorse pubbliche.
Diversa la posizione del sindaco in carica, Cesidio Lobene, e del funzionario Riccardo Tomassetti, coinvolti per gli atti amministrativi adottati il 28 giugno 2024, dopo il sequestro probatorio della scheda telefonica eseguito il 19 giugno nell’ambito delle indagini inizialmente condotte dalla Procura dell’Aquila.
A Lobene viene contestata la presunta falsità di una nota con cui avrebbe attestato l’esistenza di una precedente comunicazione dell’ufficio finanziario relativa alla quantificazione di un credito di Quaglieri da compensare con le spese telefoniche sostenute dall’ente. Secondo gli investigatori, quella comunicazione non sarebbe mai esistita e la quantificazione sarebbe stata effettuata soltanto attraverso il successivo provvedimento del servizio Ragioneria.
A Tomassetti la Procura contesta invece una determina con la quale sarebbe stato attestato un debito di 868,60 euro a carico di Quaglieri, anziché dell’importo complessivo indicato dagli inquirenti. Nello stesso atto sarebbe stato riconosciuto il diritto all’utilizzo del telefono di servizio fino all’ottobre 2022, nonostante, secondo l’accusa, l’assenza di provvedimenti formali di assegnazione. Viene inoltre contestata l’apposizione della firma nel certificato di pubblicazione con la qualifica di segretario comunale, senza la relativa delega.
Per Lobene e Tomassetti è stata formulata anche l’ipotesi di depistaggio. Secondo la Procura, i due, attraverso la predisposizione degli atti contestati, avrebbero cercato di sviare le indagini in corso sull’utilizzo della scheda telefonica, regolarizzando retroattivamente la posizione di Quaglieri e rappresentando una compensazione economica che gli inquirenti considerano fittizia. Le condotte avrebbero avuto anche lo scopo di fornire elementi favorevoli alla posizione dell’assessore regionale nel corso degli accertamenti giudiziari.
La difesa di Quaglieri: «Nessun utilizzo improprio della Sim»
Le difese respingono le contestazioni e manifestano fiducia nel percorso giudiziario, ritenendo che il confronto davanti al giudice consentirà di chiarire le circostanze oggetto dell’inchiesta.
L’avvocato Carlo Polce, difensore di Mario Quaglieri, contesta l’ipotesi di peculato ed esclude che il suo assistito abbia tratto vantaggi indebiti dall’utilizzo della scheda telefonica comunale.
«Siamo convinti che il percorso processuale permetterà di ricostruire quanto effettivamente accaduto e di chiarire ogni aspetto della vicenda. L’allora sindaco Quaglieri non ha utilizzato impropriamente la scheda Sim del Comune di Trasacco. Riteniamo che il mio assistito non abbia tratto alcun vantaggio indebito dall’utilizzo di un’utenza il cui valore era di circa dieci euro al mese».
Il legale richiama inoltre la questione delle indennità di fine mandato, uno degli aspetti su cui si concentra la contestazione della Procura, evidenziando anche il contributo economico che Quaglieri avrebbe personalmente sostenuto per la scuola.
«Va considerato anche che Quaglieri non ha utilizzato integralmente le indennità di fine mandato, avendo provveduto in larga parte personalmente al pagamento di arredi scolastici».
Secondo la difesa, dunque, la vicenda deve essere valutata tenendo conto non soltanto delle modalità di utilizzo dell’utenza, ma anche dei rapporti economici intercorsi tra l’ex sindaco e l’amministrazione comunale. Sarà proprio la ricostruzione di tali circostanze uno degli elementi sui quali la difesa intende confrontarsi nella sede giudiziaria.
I legali di Lobene e Tomassetti: «Agirono nell’esclusivo interesse pubblico»
Anche gli avvocati Franco Colucci, Mario Flammini e Antonio Pascale, difensori del sindaco Cesidio Lobene e del funzionario Riccardo Tomassetti, respingono le ipotesi accusatorie, sostenendo la correttezza dei provvedimenti amministrativi contestati e delle finalità che ne determinarono l’adozione.
«Come abbiamo sempre dichiarato, affronteremo il processo con la massima serenità, nel pieno rispetto delle istituzioni e con la consapevolezza di poter illustrare, nelle sedi competenti, la correttezza dell’operato posto in essere».
I difensori sottolineano in particolare che gli atti amministrativi oggetto dell’inchiesta sarebbero stati adottati per tutelare gli interessi del Comune e prevenire eventuali conseguenze economiche per l’ente, escludendo quindi le finalità illecite ipotizzate dalla Procura.
«Ribadiamo la nostra ferma convinzione che il sindaco Lobene e il funzionario Tomassetti abbiano agito nell’esclusivo interesse pubblico, con senso di responsabilità istituzionale e nell’intento di prevenire possibili criticità e conseguenze sul piano erariale e contabile per il Comune di Trasacco».
Una posizione che si contrappone alla ricostruzione dell’accusa, secondo la quale gli stessi provvedimenti sarebbero stati predisposti per giustificare retroattivamente l’utilizzo della scheda telefonica. Per la difesa, invece, le decisioni assunte devono essere valutate nel loro contesto amministrativo e alla luce delle esigenze di tutela dell’ente.
«Siamo fiduciosi che il percorso processuale consentirà di ricostruire compiutamente i fatti e di chiarire le ragioni dell’azione amministrativa, alla luce del contesto in cui le decisioni sono state assunte e degli obiettivi di interesse generale che le hanno ispirate».
Dal trasferimento del fascicolo alla richiesta di processo
La vicenda giudiziaria era stata inizialmente affrontata dal Tribunale dell’Aquila. Nel dicembre 2024 il collegio aquilano aveva accolto l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalle difese, disponendo il trasferimento degli atti ad Avezzano, sul presupposto che le condotte contestate e gli atti oggetto dell’inchiesta fossero riconducibili al territorio di Trasacco.
La Procura marsicana aveva quindi ripreso gli accertamenti, arrivando nell’ottobre 2025 alla conclusione delle indagini preliminari. La successiva richiesta di rinvio a giudizio segna ora un ulteriore passaggio del procedimento, che resta nella fase preliminare e nel quale non è stata ancora assunta alcuna decisione sull’apertura del processo.
Il confronto tra accusa e difese si concentrerà quindi su due aspetti principali: da un lato la legittimità dell’utilizzo dell’utenza telefonica comunale e delle somme sostenute dall’ente, dall’altro la natura e le finalità dei provvedimenti amministrativi adottati nel giugno 2024.
Spetterà al giudice dell’udienza preliminare valutare se gli elementi raccolti dalla Procura giustifichino l’apertura del processo, tenendo conto delle argomentazioni e degli eventuali documenti presentati dalle difese. La richiesta di rinvio a giudizio non costituisce un accertamento di responsabilità e per tutti gli imputati resta ferma la presunzione di innocenza.




