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Paura per l’alpinista Ernesto Macera Mascitelli, incidente a 5mila metri di quota: ricoverato in ospedale

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
19 Settembre 2026
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Gioia dei Marsi. Paura per l’alpinista Ernesto Macera Mascitelli: incidente a 5mila metri di quota, ricoverato in ospedale. La montagna questa volta ha imposto a Ernesto Macera Mascitelli uno stop inatteso, costringendolo ad abbandonare la spedizione sul Dhaulagiri a 5.500 metri di quota, ma non è riuscita a spegnere quella voglia di continuare a guardare verso l’alto che da sempre accompagna le sue imprese himalayane. L’alpinista marsicano, dopo l’incidente che gli ha provocato una lussazione alla spalla e problemi ai tessuti nervosi della mano, è stato trasferito a Kathmandu e sottoposto a un intervento chirurgico al Norvic International Hospital, dove ora è ricoverato e dove, fortunatamente, le sue condizioni sono sotto controllo.

L’incidente è avvenuto durante la salita, quando una violenta sollecitazione ha provocato la lussazione della spalla sinistra, trasformando in pochi istanti quella che doveva essere una nuova tappa verso la vetta del Dhaulagiri in una complessa operazione di rientro. Per Mascitelli è iniziata così una lunga discesa dalla quota, affrontata nonostante il dolore e con la necessità di continuare a utilizzare le mani per gestire corde, discensori e nodi, una situazione particolarmente impegnativa che lo ha costretto a rimanere per circa un giorno e mezzo prima di poter raggiungere le cure ospedaliere.

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A rendere possibile il trasferimento è stata un’organizzazione che lo stesso alpinista ha definito “fenomenale”, con l’ambulanza pronta, l’elicottero e il successivo arrivo a Kathmandu, dove ad aspettarlo c’erano il suo amico Suman, il suo “grande fratello” Danish e il team del pronto soccorso del Norvic International Hospital. Gli esami sono stati eseguiti rapidamente, quindi la preparazione per la sala operatoria e, dopo nemmeno un’ora e mezza, l’anestesia e l’intervento.

La lussazione della spalla non è stata però l’unica conseguenza dell’incidente, perché Mascitelli ha raccontato di aver riportato anche uno “sfibramento dei tessuti nervosi della mano”, un problema che potrebbe richiedere diversi mesi di recupero e che rende ancora più delicata la fase che lo attende una volta terminato il ricovero. Nonostante questo, il suo messaggio non è quello di un uomo sconfitto, ma quello di chi, dopo aver attraversato una situazione difficile, prova a guardare con lucidità a ciò che è accaduto e soprattutto a ciò che verrà.

Anche perché, dopo giorni trascorsi tra alta quota, dolore e difficoltà, a Kathmandu è arrivato un momento apparentemente semplice ma capace di restituirgli per qualche minuto un po’ di normalità: una pizza capricciosa accompagnata da una Coca-Cola, mangiata intorno alle 22, che lo stesso Ernesto racconta con un sorriso spiegando che gli ha fatto passare, almeno per qualche minuto, “i cattivi pensieri”. Un piccolo episodio quotidiano che, dopo una vicenda così complessa, assume quasi il valore di un ritorno alla vita normale.

Ripensando alle ore successive all’incidente, Mascitelli non nasconde però qualche riflessione e ammette che forse un ricovero immediato avrebbe potuto evitare parte dei danni ai tessuti nervosi, soprattutto considerando che per raggiungere il campo base ha dovuto affrontare una discesa particolarmente impegnativa utilizzando entrambe le mani per gestire corde, discensori e nodi. Una situazione che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più serie e che oggi lo porta a considerare con ancora maggiore consapevolezza quanto sia stato importante riuscire a rientrare e ricevere le cure necessarie.

E poi c’è quella frase che racconta perfettamente il carattere dell’alpinista: nella sua “sana pazzia di alpinista”, Ernesto ammette che avrebbe potuto persino pensare di risalire in quota e tentare nuovamente la vetta, nonostante l’infortunio e il dolore. Un pensiero che appartiene a quella parte di lui che non accetta facilmente di arrendersi, ma che oggi lascia spazio a una consapevolezza diversa, quella di essere fortunato per come si è conclusa la vicenda e di poter pensare, prima di tutto, alla guarigione.

“Ringrazio che sto bene”, scrive infatti Mascitelli, una frase semplice ma significativa dopo una disavventura che avrebbe potuto avere conseguenze ben più pesanti. Il Dhaulagiri, per questa volta, dovrà dunque aspettare, mentre l’alpinista dovrà affrontare una nuova sfida che non sarà fatta di ghiaccio e pareti himalayane, ma di riabilitazione, pazienza, recupero fisico e tempo.

Nel suo percorso, però, questa non è certamente la prima volta che una grande montagna gli chiede sacrificio e determinazione. Nel 2025 Mascitelli aveva raggiunto la vetta del Manaslu, a 8.163 metri, coronando una delle imprese più importanti della sua carriera alpinistica, e proprio con lo stesso spirito aveva affrontato la nuova spedizione sul Dhaulagiri, una montagna che rimane ora davanti a lui come un appuntamento rimandato e non come un sogno cancellato.

L’obiettivo immediato è tornare a casa e recuperare, ma il pensiero è già rivolto al futuro, perché Ernesto annuncia di voler tornare presto ad allenarsi e di voler iniziare a riorganizzare una nuova spedizione. Prima, naturalmente, ci saranno i mesi necessari per recuperare pienamente dall’infortunio e capire come risponderà la mano, ma la direzione sembra già tracciata: tornare in forma e riprendere quel cammino verso le montagne che rappresenta una parte fondamentale della sua vita.

Nel frattempo, Mascitelli ha voluto ringraziare tutte le persone che in questi giorni gli hanno fatto sentire la propria vicinanza, dalla squadra che lo ha assistito in Nepal fino agli amici e a tutti coloro che hanno seguito con apprensione la sua vicenda da casa, trasformando quella solidarietà in una presenza concreta proprio nel momento più difficile.

E così il suo mantra, “Domani sarà più in alto”, assume oggi un significato ancora più forte, perché non indica soltanto una vetta da conquistare, ma la volontà di rialzarsi dopo una caduta, di accettare lo stop imposto dalla montagna e di trasformarlo in un nuovo punto di partenza. Il Dhaulagiri ha fermato Ernesto Mascitelli a 5.500 metri, ma non ha fermato il sogno di tornare lassù.

“Un vincitore che non smetterà MAI di sognare”.

Tags: abruzzoernesto macera mascitelliNews
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