Borgorose. Dopo le mobilitazioni che hanno toccato Rieti, Roma e Milano, la vertenza per il futuro di Birra del Borgo torna simbolicamente là dove tutto è iniziato ventuno anni fa. Martedì 22 settembre, dalle ore 17:00 alle 20:00, lavoratrici, lavoratori, cittadini e rappresentanti istituzionali si raduneranno in presidio davanti allo stabilimento di Località Piana di Spedino, a Borgorose, per chiedere a gran voce che non venga definitivamente sbarrata la strada alla continuità industriale e occupazionale del sito.
La parabola dello storico marchio reatino affonda le radici nel 2005, anno in cui Birra del Borgo nasce a Borgorose imponendosi rapidamente come una delle realtà più vivaci e conosciute della nuova scena brassicola artigianale italiana. Una crescita costante che nel 2016 aveva spinto il colosso multinazionale AB InBev ad acquisire il birrificio. All’epoca, l’operazione fu presentata al territorio come un ambizioso progetto di espansione, con l’obiettivo dichiarato di scalare la produzione fino a quota 50.000 ettolitri annui.
A distanza di dieci anni, tuttavia, lo scenario descritto dall’azienda si è capovolto. Il 30 giugno 2026, la proprietà ha formalmente comunicato la volontà di interrompere l’attività produttiva e di avviare le procedure per il licenziamento collettivo, adducendo motivazioni legate a una congiuntura economica, operativa e finanziaria definita strutturalmente critica.
Una ricostruzione, quella avanzata dai vertici aziendali, rispedita al mittente dai sindacati e dalle tute blu fin dalle prime battute. Nella documentazione prodotta nel corso del confronto sindacale, i lavoratori hanno evidenziato come alla base della crisi vi siano fattori ben precisi: un progressivo e costante ridimensionamento dei canali commerciali diretti, la forte concentrazione delle vendite all’interno del circuito infragruppo e una contrazione dei volumi produttivi di gran lunga superiore alla flessione registrata dall’intero mercato della birra.
Un dato su tutti, emerso dall’analisi dei lavoratori, fotografa la situazione: il piano produttivo per il 2026 era stato tarato su appena 9.437 ettolitri, meno della metà rispetto alla soglia minima indicata dall’azienda stessa per raggiungere il pareggio industriale.
Negli ultimi mesi la vertenza si è snodata attraverso un calendario fitto di trattative e proteste.
È proprio questo il nodo centrale che spinge RSU e dipendenti a tornare in piazza: se esistono soggetti pronti a investire, se c’è margine per un percorso cooperativo e se la priorità è guadagnare il tempo necessario a esplorare queste strade, perché decretare la fine anticipata della storia industriale di Birra del Borgo?
Il presidio del 22 settembre non punta soltanto a discutere gli ammortizzatori sociali o le compensazioni economiche per la perdita dei posti di lavoro, ma pretende che ogni singola opportunità concreta per salvare la produzione, le competenze tecniche, il marchio e l’occupazione venga verificata fino in fondo.




