Trasacco. Non è più soltanto la cronaca di una drammatica aggressione avvenuta dentro le mura di una casa. A distanza di poche ore, il caso della 45enne di Trasacco è diventato anche una questione che attraversa l’intera Marsica. Mentre l’inchiesta della Procura di Avezzano entra nella fase decisiva e la donna resta ricoverata in condizioni critiche ma stabili, dai Comuni arriva una risposta corale: condanna della violenza, vicinanza alla famiglia e soprattutto la richiesta di non trasformare ancora una volta un dramma in qualcosa da relegare alla sfera privata.
La situazione giudiziaria, intanto, è cambiata rispetto alle prime ore. Il marito della donna, 52 anni, è stato fermato dai carabinieri dopo essere rientrato nella Marsica: secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dopo l’aggressione si era allontanato fino a Bologna, tornando poi in Abruzzo dopo aver contattato il proprio legale. La Procura di Avezzano procede per tentato femminicidio. Per oggi, 15 settembre, è prevista l’udienza davanti al gip di Avezzano.
Sul fronte sanitario, invece, resta la massima cautela. La donna, originaria di Luco dei Marsi e residente a Trasacco, è ricoverata in Rianimazione ad Avezzano, intubata e con prognosi riservata. Ha riportato un grave trauma toracico e quattro costole fratturate e, durante l’intervento chirurgico, si è resa necessaria l’asportazione della milza. Le condizioni sono state definite critiche ma stabili.
A trovarla in casa, ferita e insanguinata, è stato il figlio quattordicenne, rientrato da scuola. È uno degli aspetti più drammatici di una vicenda sulla quale gli inquirenti stanno cercando di ricostruire ogni passaggio e di chiarire con precisione responsabilità e dinamica dell’aggressione.
La risposta di Trasacco: “La comunità è ferita”
Il primo messaggio è arrivato dal sindaco di Trasacco Cesidio Lobene, che nelle ore immediatamente successive al ritrovamento della donna ha parlato di “un orrore che ci lascia senza fiato”.
Il sindaco ha espresso la più ferma condanna dell’aggressione, sottolineando che una donna, una madre e una concittadina stava lottando tra la vita e la morte e che a trovarla era stato il figlio di 14 anni. Lobene ha assicurato la vicinanza dell’amministrazione alla famiglia e annunciato che il Comune di Trasacco si costituirà parte civile, oltre a confermare la collaborazione con carabinieri e magistratura.
Ma da Trasacco è arrivata una risposta istituzionale più ampia. La presidente della Commissione Pari Opportunità Paola Quaglieri ha parlato di un episodio che non può essere considerato una vicenda privata, mentre l’assessore alle Pari Opportunità Alessandra Garofalo ha ribadito che “la comunità è ferita” e che non si può voltare lo sguardo davanti alla violenza contro una donna.
È proprio questo il filo conduttore che, nelle ore successive, ha unito diversi Comuni della Marsica.
Collelongo: “gesto tanto brutale quanto ingiustificabile”
Aielli: “Il silenzio non può diventare un rifugio”
Il sindaco di Aielli Enzo Di Natale ha espresso la propria vicinanza alla donna, ai figli, alla famiglia e all’intera comunità di Trasacco.
Il suo messaggio ha puntato soprattutto sul rischio che la violenza rimanga nascosta dentro le piccole comunità e dietro le mura domestiche. Da qui l’appello a non voltarsi dall’altra parte, a denunciare, ascoltare e intervenire quando si percepisce che qualcuno è in pericolo.
Un passaggio che sintetizza bene il senso della sua presa di posizione: il silenzio non può diventare un rifugio per la violenza. Cerchio: “Una ferita inferta all’intera società”
Da Cerchio il sindaco Gianfranco Tedeschi ha allargato ulteriormente il significato della vicenda.
A nome dell’amministrazione e dell’intera comunità ha espresso vicinanza alla donna, ai figli e ai familiari, manifestando solidarietà anche al sindaco Lobene e alla comunità di Trasacco.
Tedeschi ha ribadito la fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura per ricostruire i fatti e accertare le responsabilità, ma ha anche sottolineato un punto preciso: la violenza contro le donne è una ferita inferta all’intera società.
Nessuno spazio, dunque, per silenzi, indifferenza, minimizzazioni o giustificazioni.
Tagliacozzo: “Trasacco non può essere identificata con chi ha commesso il fatto”
Particolarmente significativo anche il messaggio del sindaco di Tagliacozzo Vincenzo Giovagnorio, che ha scelto di tenere insieme due aspetti: la condanna senza esitazioni della violenza e la difesa della comunità trasaccana da qualsiasi generalizzazione.
Giovagnorio ha definito l’accaduto “gravissimo”, esprimendo vicinanza alla donna, ai figli e alla famiglia e affidandosi al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura.
Ma ha anche voluto sottolineare che quanto accaduto non può essere identificato con una comunità intera, descritta invece come laboriosa e civile.
È una precisazione importante, soprattutto in un territorio dove i rapporti tra comunità sono stretti e dove un dramma locale inevitabilmente diventa un dolore collettivo.
Luco dei Marsi: “Una ferita che nessuno dovrebbe mai subire”
Particolarmente forte anche la presa di posizione del sindaco di Luco dei Marsi Giorgio Giovannone, considerando che la donna è originaria proprio di Luco.
Il primo cittadino ha parlato di un fatto di “inaudita violenza” e di una giovane donna che sta lottando per la propria vita, mentre il figlio si trova a dover portare con sé una ferita destinata a rimanere nella memoria.
Da Giovannone è arrivato soprattutto un richiamo alla necessità di costruire e radicare una vera cultura del rispetto e del ripudio della violenza di genere.
Non basta reagire quando accade una tragedia, è il ragionamento: occorre lavorare prima, riconoscere i segnali e costruire comunità capaci di proteggere e sostenere chi si trova in una situazione di pericolo.
Bisegna: “La Marsica non può essere teatro di violenza”
Anche il sindaco di Bisegna Donato Buccini ha voluto far sentire la propria voce.
Il messaggio parte dalla solidarietà alla donna e alla sua famiglia e si allarga all’intero territorio: la Marsica, secondo Buccini, deve identificarsi nella solidarietà e non può e non deve essere teatro di violenza, soprattutto di violenza di genere.
Il sindaco ha rivolto un pensiero alle condizioni della 45enne, auspicando che possa uscire dal coma farmacologico, e ha espresso fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine affinché chi ha commesso la violenza venga assicurato alla giustizia.
Solidarietà anche al sindaco Lobene e alla comunità di Trasacco, chiamata a sua volta ad accompagnare la donna nel difficile percorso che seguirà al ricovero.
Da Canistro un altro “no” alla violenza
Alla rete istituzionale si è aggiunto anche il Comune di Canistro, che ha espresso vicinanza alla donna, ai figli e alla famiglia.
Il messaggio dell’amministrazione parte da una considerazione netta: quanto accaduto lascia profondamente scossi e non può essere affrontato con il silenzio.
La violenza contro le donne, sottolinea il Comune, non è mai un fatto privato, ma una ferita che riguarda tutta la società. Da qui la necessità di costruire una cultura fondata sul rispetto, sulla dignità e sulla libertà delle donne, affinché nessuna possa avere paura, soprattutto nella propria casa.
Una Marsica che sceglie di parlare
È questo forse l’aspetto più importante delle ore successive all’aggressione. La cronaca giudiziaria continuerà a fare il proprio corso. Ci sarà da ricostruire cosa sia accaduto dentro quella casa, quali siano state le cause della violenza, quali responsabilità dovranno essere accertate e quali saranno le decisioni della magistratura. L’udienza di oggi davanti al gip rappresenta un ulteriore passaggio dell’inchiesta. Ma parallelamente c’è una seconda partita, quella della comunità.
Trasacco ha parlato attraverso il suo sindaco e le sue istituzioni. Aielli, Cerchio, Tagliacozzo, Luco dei Marsi, Bisegna e Canistro hanno fatto arrivare messaggi di solidarietà. Il filo comune è uno solo: non considerare la violenza sulle donne un fatto privato, non normalizzarla, non minimizzarla e non lasciare sole le vittime.
E in questa vicenda c’è un elemento che rende ancora più urgente questa presa di posizione: il figlio adolescente che ha trovato la madre a terra. È anche pensando a lui che le parole dei sindaci assumono un significato che va oltre la semplice dichiarazione di circostanza. Perché la violenza non colpisce soltanto chi la subisce direttamente. Lascia ferite nei figli, nelle famiglie, nelle comunità. Ora la speranza è tutta rivolta a quella donna, ancora in lotta in un letto di ospedale. E la Marsica, attraverso le sue istituzioni, sembra voler dire che quella battaglia non deve essere combattuta da sola.




