Avezzano. “Tutti vogliono diventare grandi, ma ci si dimentica che l’Abruzzo è una Regione composta, prevalentemente, da piccoli borghi, paesi e comuni montani. Frantumarla in macro porzioni comunali, creando “grandi città” che dovranno poi gareggiare l’una contro l’altra nel meccanismo elettorale del collegio unico, significa far morire le piccole realtà comunali, che hanno una voce autentica da proteggere. Le aree interne hanno bisogno di unirsi, di fare rete e di valorizzare le loro peculiarità; per questo bisogna perseguire con convinzione il progetto della Quinta Provincia”.
Il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, continua a fare muro rispetto ai due grandi temi del dibattito politico odierno. “Due – dice – sono le direttrici che si vanno prefigurando e, purtroppo, entrambe finiranno, consapevolmente o inconsapevolmente, per determinare la desertificazione delle zone interne abruzzesi”. Il sindaco, non a caso, rilancia il progetto della “Quinta Provincia”, che sta portando avanti in questi mesi, calendarizzando interlocuzioni e annettendo progetti utili da parte di diversi stakeholder tecnologici abruzzesi e nazionali. “Come ho già più volte ribadito, – sottolinea – con il collegio unico, si finirà per marginalizzare i territori fragili. A questo orizzonte degli eventi, se ne lega un altro, a mio avviso lo stesso rischioso per lo sviluppo dei piccoli Comuni: la nascita delle grande città”. Il primo cittadino di Avezzano si riferisce alle possibili realizzazioni di grosse entità territoriali, come la Grande Pescara (figlia di un referendum e pronta a partire, secondo l’agenda, dal 2027) o la grande L’Aquila. In fase di studio anche la grande Teramo (fusione del capoluogo con i piccoli comuni montani) e la grande Vasto (maxi area urbana con servizi in comune). “Se il concetto deve essere quello della concentrazione, – sottolinea Di Pangrazio – allora sarebbe altrettanto facile per noi parlare di una ‘Grande Marsica’, che avrebbe un peso demografico e territoriale significativo anche rispetto al comprensorio aquilano; ma non è questa la strada che dobbiamo perseguire. Il nostro obiettivo deve essere costruire un’area vasta delle aree interne, capace di mettere insieme territori, amministrazioni e comunità diverse, valorizzandone le specificità e garantendo i servizi migliori. Per diventare grandi è l’unione che fa la forza e non viceversa: non è la forza di uno su tanti che crea l’unione. La “Quinta Provincia” che abbiamo ipotizzato e candidato all’Ue – aggiunge il sindaco – non frantuma e non disintegra, semmai premia, con un progetto strategico unitario, le zone interne. Non una città che si allarga, ma un territorio che si unisce per autodeterminarsi”.
“La “Quinta Provincia” – conclude Giovanni Di Pangrazio – diventa una risposta in termini politici rispetto a scelte che hanno in sé l’etnocentrismo della rappresentanza: chi nega che il collegio unico avvantaggi la “grande città”, allo stesso tempo infatti si attrezza per far diventare grande il propio feudo. Il nostro progetto non è un’operazione di contrapposizione, ma una vera attività di rete amministrativa”.




