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Collegio unico regionale, da Avezzano la mobilitazione per fermare la riforma Marsilio

Verdecchia chiede la convocazione urgente del Consiglio comunale. D’Alessandro: «Le aree interne rischiano di diventare semplici portatrici d’acqua»

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
2 Settembre 2026
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Avezzano. Fermare l’iter della nuova legge elettorale regionale e aprire un confronto con i sindaci abruzzesi, a partire da quelli delle aree interne. È la richiesta lanciata nel corso della conferenza stampa promossa in Comune dal consigliere comunale Roberto Verdecchia, su sollecitazione del coordinamento cittadino di Italia Viva-Casa Riformista, una delle cinque forze politiche del Patto per Avezzano.

All’incontro sono intervenuti l’onorevole Camillo D’Alessandro, il consigliere comunale di Avezzano Roberto Verdecchia e la consigliera comunale di Gioia dei Marsi Emiliana Longo, che si è impegnata a portare la stessa istanza nell’assemblea civica del proprio Comune. Presente anche l’avvocato Gianclemente Berardini. L’iniziativa è stata assunta su indicazione del coordinatore locale di Italia Viva-Casa Riformista, Claudio Abruzzo.

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Al centro della mobilitazione c’è il progetto di legge regionale n. 18/2024, presentato dal presidente della Giunta Marco Marsilio, che modifica la legge elettorale abruzzese del 2013. Il testo, attualmente all’esame della commissione competente, prevede tra le principali novità il superamento delle quattro circoscrizioni provinciali e l’istituzione di un unico collegio regionale, oltre alla possibilità di esprimere fino a tre preferenze con il meccanismo di genere e all’ampliamento del numero dei candidati nelle liste.

Secondo i promotori dell’iniziativa, il collegio unico finirebbe per avvantaggiare le zone maggiormente popolate della costa e dell’immediato entroterra, riducendo fortemente le possibilità di elezione dei candidati della Marsica e delle altre aree interne.

«Questa non vuole essere soltanto una protesta, ma una proposta istituzionale», ha spiegato D’Alessandro. «Chiediamo di fermare l’iter della legge e di consentire ai territori di entrare nel merito. Il Consiglio comunale di Avezzano deve essere convocato prima dell’approvazione della riforma, affinché la città e l’intera Marsica possano esprimere chiaramente la propria contrarietà».

Con il collegio unico, infatti, non sarebbe più predeterminato il numero degli eletti per ciascuna provincia. Tutti i candidati concorrerebbero sull’intero territorio abruzzese e, secondo D’Alessandro, i partiti sarebbero inevitabilmente portati a concentrare candidature e abbinamenti elettorali nelle zone capaci di garantire il maggior numero di preferenze.

«Le aree che raccolgono il 60 o il 70 per cento della popolazione avrebbero un vantaggio competitivo enorme rispetto ai candidati dei territori meno abitati», ha affermato. «La Marsica e le altre aree interne rischierebbero di diventare semplici portatrici d’acqua all’interno delle liste, senza una reale capacità di incidere sui successivi processi decisionali».

Nel corso della conferenza sono stati illustrati anche alcuni dati demografici. L’Abruzzo conta circa un milione e 267mila residenti, distribuiti in 305 Comuni. Secondo le elaborazioni presentate, una parte consistente della popolazione delle province di Pescara, Chieti e Teramo risiede lungo la costa o nella fascia compresa entro venti o trenta chilometri dal mare. Da qui le proiezioni secondo cui, con il collegio unico, la rappresentanza potrebbe concentrarsi fino al 70 per cento nelle aree costiere e ridursi al 30 per cento in quelle interne. Si tratta di una stima politica e demografica, non di una ripartizione stabilita automaticamente dalla legge, ma per i promotori rappresenta un rischio concreto.

D’Alessandro ha sottolineato anche l’aumento dei costi necessari per sostenere una campagna elettorale su tutto il territorio regionale. «Ci sarebbe una doppia selezione all’ingresso: territoriale ed economica. Fare campagna in tutti i Comuni abruzzesi richiede risorse enormi e finirebbe per favorire chi dispone di strutture politiche e finanziarie più forti».

Dubbi sono stati espressi anche sulla tripla preferenza, che, secondo D’Alessandro, potrebbe facilitare la costruzione a tavolino di combinazioni tra candidati appartenenti alle zone più popolose. Sulla possibilità che il testo venga modificato tornando a due preferenze, è stato precisato che al momento non esiste ancora una decisione ufficiale.

La riforma viene sostenuta da Marsilio con l’obiettivo di attribuire ai consiglieri una dimensione pienamente regionale, superando le logiche legate alla difesa delle singole province. Una motivazione contestata da D’Alessandro: «L’effetto sarebbe esattamente opposto. I candidati delle aree interne finirebbero per dipendere elettoralmente da quelli delle zone costiere che hanno contribuito alla loro elezione».

Verdecchia ha quindi illustrato l’ordine del giorno che sarà trasmesso al sindaco Giovanni Di Pangrazio. Il documento chiede la convocazione urgente del Consiglio comunale, affinché l’assemblea esprima la propria contrarietà al progetto di legge e impegni il primo cittadino a promuovere un’iniziativa presso l’Anci Abruzzo.

L’ordine del giorno prevede inoltre l’invio della deliberazione al presidente della Giunta regionale, al presidente del Consiglio regionale, ai capigruppo dell’Emiciclo e al presidente regionale dell’Anci. A Marsilio viene chiesto di sospendere immediatamente l’iter e di avviare un confronto con tutti i sindaci abruzzesi, prestando particolare attenzione alle amministrazioni delle aree interne.

«Non possiamo attendere un Consiglio comunale convocato a metà ottobre, quando la legge potrebbe essere già stata approvata», ha dichiarato Verdecchia. «Oggi abbiamo quattro circoscrizioni provinciali e la possibilità di una rappresentanza territoriale. Con il collegio unico rischiamo di perderla».

I promotori hanno richiamato anche le precedenti dichiarazioni del sindaco Di Pangrazio, che aveva sollevato il problema della tutela delle aree interne e ipotizzato due distinti collegi, uno costiero e uno interno. Una proposta giudicata meritevole di confronto, ma difficilmente risolutiva perché il numero dei seggi dovrebbe comunque essere ripartito in proporzione alla popolazione, lasciando alle aree interne una rappresentanza nettamente minoritaria.

D’Alessandro ha quindi rivolto un appello diretto al sindaco: «Se, dopo le sue dichiarazioni, non convocherà un Consiglio comunale urgente prima dell’approvazione della legge, non sarebbe più silenzio-assenso, ma vera e propria complicità. Ma non credo che sarà così».

L’obiettivo è ora estendere la mobilitazione agli altri Comuni marsicani. Emiliana Longo ha già annunciato che porterà l’istanza nel Consiglio comunale di Gioia dei Marsi. «Questa non deve essere una battaglia legata ai colori politici», ha concluso Verdecchia. «La difesa della rappresentanza della Marsica deve unire amministratori, consiglieri e forze politiche dell’intero territorio».

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