L’Aquila. Nessuna fusione tra le Neurochirurgie di Teramo e L’Aquila, né tantomeno l’idea di trasformare il reparto del Mazzini in una struttura satellite del San Salvatore. Le voci circolate nelle ultime ore su una possibile Neurochirurgia unica tra i due capoluoghi sembrano, al momento, destinate a restare sul terreno delle indiscrezioni.
A alimentare lo scenario sarebbero soprattutto ambienti sanitari aquilani, dove non mancherebbe l’interesse per il futuro della Neurochirurgia teramana. A Teramo, però, la prospettiva viene considerata tutt’altro che percorribile. La linea della Asl teramana, infatti, è orientata da tempo alla tutela dell’autonomia del reparto del Mazzini, ritenuto un presidio strategico sia per l’organizzazione dell’ospedale sia per gli equilibri dell’intera sanità provinciale.
Il direttore generale Maurizio Di Giosia sarebbe intenzionato a mantenere questa impostazione, senza lasciare spazio all’ipotesi di affidare la Neurochirurgia teramana al primario aquilano Alessandro Ricci, come suggerito da alcuni rumors. Ancora meno concreta appare l’eventualità di una direzione unica L’Aquila-Teramo: una soluzione del genere finirebbe infatti per spostare il centro decisionale e organizzativo del reparto verso il San Salvatore.
La direzione intrapresa a Teramo sembra invece essere esattamente opposta. A seguito della richiesta di aspettativa presentata dal direttore Fulvio Alberto Tartara, assente dal 2 settembre al 2 novembre, la responsabilità temporanea del reparto dovrebbe essere affidata a Corrado Lucantoni, indicato dallo stesso Tartara.
È proprio l’assenza di Tartara ad aver riacceso nelle ultime settimane le ipotesi sul futuro della Neurochirurgia del Mazzini. Tra gli scenari circolati c’è stata anche la possibilità di affidare temporaneamente la guida a Ricci e, in una prospettiva più ampia, quella di creare una struttura unica articolata tra Teramo e L’Aquila. Un progetto che comporterebbe, inevitabilmente, un collegamento funzionale molto più stretto tra il Mazzini e il San Salvatore.
Ma un cambiamento di questa portata non potrebbe essere determinato dalla semplice necessità di coprire l’assenza temporanea di un primario. Per arrivare a una Neurochirurgia unica sarebbero necessari specifici atti di programmazione regionale, un’intesa tra le due aziende sanitarie e una ridefinizione complessiva di competenze, personale, posti letto e attività chirurgica.
Si tratta, dunque, di un percorso ben diverso dalla soluzione organizzativa necessaria per gestire l’aspettativa di Tartara. Da Teramo, per ora, arriva quindi un’indicazione precisa: la Neurochirurgia del Mazzini mantiene la propria autonomia e resta saldamente legata a Teramo.




