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Torna il Garofano Rosso Film Festival: dal 1° al 6 settembre Forme di Massa d’Albe celebra il cinema indipendente

52 opere, otto sezioni competitive, incontri, libri, musica e cinescursioni

Silvia Rosiello di Silvia Rosiello
26 Agosto 2026
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Masse d’Albe. Dal 1° al 6 settembre 2026, Forme di Massa d’Albe, nel cuore dell’Appennino abruzzese,
torna a trasformarsi in un laboratorio culturale a cielo aperto con la nuova edizione del Garofano Rosso Film Festival.

Una manifestazione gratuita e aperta a tutti che, negli anni, ha fatto del cinema indipendente uno strumento di incontro tra autori, pubblico, comunità e territorio. Nato con l’obiettivo di abbattere i muri dell’incomunicabilità, della paura e dell’esclusione, il Garofano Rosso porta al centro le storie e le persone che vivono ai margini, affrontando attraverso il linguaggio cinematografico temi come marginalità, inclusione sociale, identità e diritti. Un percorso che si intreccia con la valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale della Marsica, dove il territorio non è semplice sfondo, ma diventa
parte integrante del racconto.

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«Un Garofano Rosso per distruggere ogni forma di limitazione. Un Garofano Rosso per rompere i muri e lasciare che il cinema torni a fluire tra le coscienze»: è questa la filosofia che accompagna la manifestazione, chiamata anche quest’anno a raccogliere a Forme 52 opere provenienti da tutto il mondo, in un mosaico di linguaggi, sensibilità e visioni differenti.

Ideatore del Festival è il regista Paolo Santamaria, fondatore della casa di produzione cinematografica The Factory di Avezzano, che riconosce il proprio «debito infinito con Nolan, Spielberg, Van Trier e tutti quei grandi registi capaci di farmi sognare come le lasagne di mia nonna Rachele».

La direzione artistica è affidata a Valentina Traini, che ha trasformato il Festival in un luogo di ricerca e riscoperta delle radici attraverso il cinema. «Il cinema mi ha riportata all’origine e mi ha dato la voglia di lavorare per valorizzare l’immenso patrimonio del nostro territorio», racconta la direttrice, sottolineando il ruolo del paesaggio come protagonista capace di dialogare con le opere e con il pubblico.

Otto sezioni per raccontare la marginalità

Il programma cinematografico dell’edizione 2026 si articola in otto sezioni differenti per
indagare la marginalità attraverso il cinema.
Le sezioni: Bizzarre, Afterword, Femme, Anteros, Wonderland, Lacci, Dystopia e Frontiers,
per un totale di 32 cortometraggi, che saranno proiettati durante la settimana del festival a
partire dalle 21:15 in Piazza Luigi Libertini.

Supernovae

Torna inoltre Supernovae, la sezione dedicata ai registi emergenti, pensata come trampolino
di lancio per le nuove generazioni del cinema italiano. Cinque i cortometraggi selezionati,
con l’obiettivo di offrire visibilità e occasioni di crescita a giovani autori impegnati a
rinnovare il panorama cinematografico nazionale.

Music Video

Spazio anche alla sezione Music Video, con 14 videoclip che saranno proiettati durante la
settimana del festival, sempre in Piazza Luigi Libertini, a partire dalle 21:00.

Premi

A completare il programma competitivo sono i riconoscimenti dedicati a specifiche professionalità del cinema: il Premio Giovanni Oppedisano per il miglior documentario, il Premio Matteo Costa Romagnoli per il miglior videoclip e il Premio Stefano Landini per le migliori musiche originali.

Il Premio Giovanni Oppedisano sarà assegnato domenica 6 settembre alle ore 22:00, sempre in Piazza Luigi Libertini, nell’ambito della proiezione di Tirrenica di Rosario Minervini.

Il Premio Matteo Costa Romagnoli, dedicato alla memoria del fondatore e anima di Garrincha Dischi, celebra la creatività e la forza espressiva del videoclip, premiando la capacità di trasformare il rapporto tra musica e immagini in un racconto originale.

Il Premio Stefano Landini rende invece omaggio alla musica come elemento fondamentale della narrazione audiovisiva, valorizzando compositori e autori capaci di accompagnare e
amplificare il racconto cinematografico attraverso ricerca e qualità artistica.

Gli incontri del “salotto culturale”

Accanto alle proiezioni, il festival propone un articolato calendario di eventi collaterali. Ogni
pomeriggio Piazza di Forme ospiterà il tradizionale “salotto culturale”, uno spazio di incontro
e confronto dedicato ai temi più urgenti del presente.

Si parte martedì 1 settembre, dalle 18:30 alle 19:30, con “L’immaginazione come infrastruttura. Quando la cultura diventa strumento di rigenerazione dei territori”, con lo scrittore Peppe Millanta e lo storico del cinema Piercesare Stagni.

Mercoledì 2 settembre, dalle 18:30 alle 19:30, sarà presentato il libro “John Fante Tapes. Charles Bukowski, Ben Pleasants e la riscoperta di Chiedi alla polvere”, con l’autore Alessio De Stefano e la traduttrice Sara Savina.

Giovedì 3 settembre, dalle 18:30 alle 19:30, si parlerà della figura del caregiver, con un incontro dedicato a tutela e diritti dei caregiver familiari insieme a referenti e soci CONFAD.

Venerdì 4 settembre, dalle 18:30 alle 19:30, sarà la volta de “Il festival che vorremmo”, una tavola di progettazione partecipata aperta ad associazioni e comunità.

Sabato 5 settembre, dalle 18:30 alle 19:30, il festival ospiterà la presentazione del libro “Death Education” con l’autrice Maria Angela Gelati.

Cinescursioni: il cinema incontra i luoghi

Il rapporto tra cinema e territorio sarà protagonista anche delle Cinescursioni a cura dell’Associazione Leonart , che porteranno il pubblico alla scoperta dei luoghi della Marsica attraverso due grandi opere della storia del cinema.

Sabato 5 settembre, dalle ore 11:00, con partenza dal Fontanile delle Forme, il percorso sarà dedicato a La Bibbia di John Huston (1966). L’itinerario attraverserà luoghi legati alla cultura della transumanza e alla memoria millenaria del territorio, fino alle pendici del Monte Velino, dove furono ambientate alcune delle imponenti sequenze del film.

Domenica 6 settembre, sempre dalle ore 11:00, la seconda cinescursione sarà dedicata a Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini (1976). Un percorso attraverso gli ambienti naturali di Forme e dei territori circostanti, alla ricerca di quella stessa atmosfera sospesa e rarefatta che caratterizza il capolavoro cinematografico.

Il Garofano Rosso nasce e cresce dunque in un luogo che, per sua stessa natura, si trova ai margini dei grandi circuiti culturali. Ed è proprio da questi margini che il festival sceglie di partire: dai borghi, dai paesaggi appenninici e dalle storie meno raccontate, per trasformare il cinema indipendente in un atto di resistenza culturale.

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