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Il processo impossibile a Carlo D’Angiò, Festival di Mezza Estate: gli 800 anni della battaglia di Tagliacozzo

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
24 Agosto 2026
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Tagliacozzo. Riflettori accesi, alla XLII edizione del Festival Internazionale di Mezza Estate, sulla rassegna di libri e del processo impossibile a Carlo D’Angiò, in occasione degli 800 anni della sua nascita, inserita dal Direttore Artistico, Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, nel cartellone da lui firmato, tassello privilegiato della programmazione di l’Aquila città della Cultura, grazie alle istituzioni, in primis il Ministero della cultura, la Regione Abruzzo, il Comune di Tagliacozzo, e la sinergia con istituzioni quali la Sinfonica Abruzzese, resident orchestra e l’ Accademia musicale di Alto perfezionamento vocale “Daltrocanto” diretta da Donata D’Annunzio Lombardi. Il Festival di Mezza Estate diventa così un crocevia sonoro, costruito in tanti anni, per continuare a godere delle ragioni estetiche dettate dalla direzione artistica e generale di Jacopo Sipari e Luca Ciccimarra, nonché dal Sindaco Vincenzo Giovagnorio, che è il curatore in prima persona della rassegna libraria, e dalla sua delegata alla cultura Alessandra Ricci. L’ appuntamento con i libri è come d’abitudine, alle ore 18, a Palazzo Ducale. Dopo la presentazione di  “In cammino. Viaggio nelle abbazie che raccontano il nostro futuro”, di Livia Pomodoro in libreria per Marsilio editore e “La guerra di Italo” di Domenico Colasante, in libreria per le edizioni Il filo di Arianna, Martedì 25 agosto, sempre alle ore 18, nelle scuderie del palazzo ducale, si terrà una conversazione con la professoressa Paola Nardecchia “Su Portali, portalini e bifore a Tagliacozzo nel Rinascimento” in cui, la studiosa metterà a fuoco un momento d’oro per Tagliacozzo, ovvero, quando la cittadina dell’itinerario marsicano conobbe un vivace sviluppo urbanistico e artistico sotto il mecenatismo e l’influenza della famiglia Orsini.

 

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L’indagine della Nardecchia non si limita a un semplice censimento formale, ma ricostruisce il tessuto sociale, artigianale ed estetico del borgo rinascimentale. Elementi come portali principali, portalini d’ingresso secondari e raffinate bifore non vengono trattati come meri dettagli decorativi, bensì come vere e proprie carte d’identità delle dimore patrizie e borghesi dell’epoca. Uno dei contributi più preziosi è l’attenzione rivolta agli scultori e agli scalpellini locale e itineranti. La pietra calcarea del territorio viene scolpita con una perizia che rivela la circolazione di modelli grafici e trattatistici nazionali, addebitabile alla posizione strategica di Tagliacozzo come snodo di passaggio tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.

Il 29 ottobre 1268, in piazza del Mercato a Napoli la sentenza contro Corradino fu eseguita tramite decapitazione.  Insieme a Corradino salirono sul patibolo i suoi fedelissimi, tra cui il giovane Federico di Baden. La tradizione storica attribuisce a papa Clemente IV l’espressione lapidaria: “Mors Corradini, vita Caroli; vita Corradini, mors Caroli” sintesi spietata delle dinamiche di potere del tempo.  Il “processo” volutosi da Carlo d’Angiò segnò un punto di non ritorno nella storia politica italiana ed europea, si estinse la discendenza diretta di Federico II di Svevia. Sebbene il processo, tra i primi esempi di utilizzo dell’istituto processuale come arma di eliminazione politica sistemica contro un capofazione vinto. servisse a consolidare il potere angioino nel Mezzogiorno, l’asprezza della condanna lasciò un profondo risentimento che sarebbe esploso, quattordici anni dopo, nei Vespri Siciliani.  Dopo sette secoli e mezzo, Carlo I d’Angiò torna idealmente sul banco degli imputati. Accadrà mercoledì 26 agosto, alle ore 18, nel Cortile d’arme del Palazzo Ducale, che farà da scenografia a un processo impossibile ma necessario. “Il Processo a Carlo d’Angiò” a cura di Bruno Rossi , in collaborazione con il Centro studi Culturali Carlo I D’Angiò e il Comune di Tagliacozzo è una rappresentazione che prova a rispondere a una domanda rimasta sospesa dal 1268: come giudicheremmo oggi il vincitore della Battaglia dei Piani Palentini, passata alla storia come Battaglia di Tagliacozzo?

 

 

Giudici, avvocati e attori – con strumenti e conoscenze del presente – ricostruiranno l’epilogo umano e politico di un re che cambiò il destino dell’Europa. Un processo simbolico, ma rigoroso, che rileggerà l’operato del sovrano angioino alla luce delle leggi moderne. La battaglia che decise tutto si combatté qui, nella Marsica. Da una parte l’esercito svevo del giovane Corradino di Svevia, dall’altra quello di Carlo d’Angiò. Da quel momento, nulla fu più come prima. A interpretare il processo saranno la presidente della Corte dott.ssa Cecilia Angrisano, i giudici a latere gli Avvocati Alessandro Fanelli e Federico Venturini, l’accusa affidata all’ Avvocato Giovanni Marcangeli e la difesa rappresentata dall’ Avvocato Leonardo Casciere. Nei ruoli storici saranno in scena Alberto Santucci (Carlo I d’Angiò), Emanuela Mastrodidi (Elisabetta di Wittelsbach), con le testimonianze di Pietro D’Andrea (Galvano Lancia) e dell’ Avvocato Davide Blasetti (Alardo de Valery). Un processo al quale ha fatto da preludio domenica, la premiazione per la XX Ventesima edizione del Premio Internazionale D’Angiò consegnato a Don Antonio Coluccia e al Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli tra Scurcola Marsicana e Tagliacozzo, quali pilastri di un ponte storico e culturale, che unisce i due territori. Il giorno successivo, giovedì 27 agosto, alle ore 18, si riprende la presentazione dei libri nelle scuderie del Palazzo Ducale con “La costituzione di Aldo Moro” di Carlo Gaudio, in libreria per le edizioni Rubettino. L’autore sarà in dialogo con Marco Montelisciani, per ricostruire, in chiave storico‑giuridica, il ruolo di Aldo Moro nell’elaborazione della Costituzione repubblicana. Il libro mostra come il giovane professore e giurista pugliese contribuisca a porre la persona al centro dell’ordinamento, a definire il catalogo dei diritti inviolabili e a precisare i limiti dei poteri pubblici, con un’attenzione costante alle garanzie penali e alle libertà civili. Emergono lo stile dialogico, la capacità di mediazione e la “vista lunga” di Moro, che riesce a trasformare conflitti ideologici profondi in formule condivise, dando vita a principi destinati a segnare durevolmente la democrazia italiana. A seguire avverrà la presentazione della stagione di prosa del Teatro Talia, a cura del direttore artistico Patrizio Maria D’Artista.

 

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