SAN BENEDETTO DEI MARSI – Essere erede di un nome conosciuto in tutto il mondo e, nello stesso tempo, tentare di affermarsi senza rimanere prigioniero di quel nome. È attorno a questo conflitto che prende forma “Brandon Lee – Il figlio del fantasma”, in scena il prossimo 20 agosto, alle 21.30, a Santa Sabina, nel territorio di San Benedetto dei Marsi. L’appuntamento rientra nel progetto “Attori Maledetti”.
A firmare il testo è Valerio Molinaro, mentre sul palco sarà Giuseppe Ippoliti a dare voce alla vicenda di Brandon Lee. La produzione è curata da Panama Multimedia con il supporto di Piero Calvarese. Ad accompagnare il racconto, anche la chitarra di Corrado Retico.
Autore e regista romano, Molinaro ha costruito negli anni un percorso che si muove tra palcoscenico, cinema e scrittura. Nelle sue opere l’attenzione si concentra spesso sulle figure segnate da contraddizioni, fragilità e conflitti interiori, trasformando il dato biografico in uno strumento per indagare sentimenti ed esperienze comuni.
Anche nel caso di Brandon Lee, il punto di partenza non coincide semplicemente con la sua morte.
La tragedia avvenuta nel 1993 sul set de “Il Corvo”, destinata a fissare per sempre il giovane attore nell’immaginario popolare, rappresenta infatti soltanto una parte della storia. Lo spettacolo cerca piuttosto di riportare alla luce ciò che venne prima: le aspirazioni, i dubbi e la volontà di un ragazzo costretto fin dall’infanzia a misurarsi con la notorietà di Bruce Lee.
Quando il padre morì, Brandon aveva appena otto anni. Eppure quella presenza, proprio perché diventata assenza, continuò a incidere profondamente sul suo percorso. Portare il cognome Lee significava vivere sotto uno sguardo costante, tra paragoni inevitabili, attese del pubblico e richieste di un mondo cinematografico che vedeva in lui, prima ancora dell’attore, il figlio di una leggenda.
Da qui nasce il cuore de “Il figlio del fantasma”: il tentativo di liberarsi da un’eredità enorme senza rinnegarla, di trovare un futuro pur convivendo con la memoria, di scegliere chi diventare quando gli altri sembrano avere già deciso chi dovresti essere.
La messa in scena combina parola teatrale, contributi video e musica suonata dal vivo. Elementi differenti che concorrono a costruire un racconto nel quale la biografia di Brandon Lee diventa anche occasione per interrogarsi su temi più ampi: il legame tra genitori e figli, il peso delle aspettative, la conquista dell’autonomia personale, la vulnerabilità di chi vive d’arte e il processo attraverso cui una morte prematura può trasformare un essere umano in un’icona.
Il Brandon restituito dallo spettacolo è quindi lontano dall’immagine cristallizzata di Eric Draven, il personaggio de “Il Corvo” che lo ha reso immortale agli occhi di milioni di spettatori. Prima di quel volto e prima della tragedia c’era un giovane di ventotto anni impegnato a costruirsi una carriera, deciso a ottenere un riconoscimento che non dipendesse esclusivamente dal prestigio paterno.
Anche il cinema entra direttamente nella grammatica dello spettacolo. Non resta sullo sfondo come semplice riferimento biografico, ma dialoga con la scena attraverso immagini, suoni e suggestioni visive. Il risultato è un racconto raccolto e suggestivo, a metà strada tra ricostruzione personale e ricordo condiviso.
La memoria, del resto, è uno dei fili conduttori dell’intero lavoro. C’è quella di Bruce Lee, morto quando il figlio era ancora bambino. C’è quella di Brandon, scomparso proprio mentre sembrava avvicinarsi all’affermazione definitiva. E c’è infine la memoria degli spettatori, che spesso lega un artista al modo in cui è morto, lasciando in secondo piano ciò che ha vissuto, desiderato e tentato di diventare.
“Brandon Lee – Il figlio del fantasma” sceglie di ribaltare questa prospettiva, muovendosi dall’immagine ormai entrata nel mito per cercare la persona che quella stessa immagine ha finito per nascondere.
Lo spettacolo sarà presentato il 20 agosto alle 21.30 a Santa Sabina, San Benedetto dei Marsi. Sul palco Giuseppe Ippoliti, accompagnato alla chitarra da Corrado Retico, condurrà il pubblico dentro la vicenda di un giovane cresciuto all’ombra di un uomo diventato leggenda e impegnato fino alla fine nel tentativo di costruire una storia che fosse soltanto sua.




