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Bufera sui permessi elettorali, arrivano tre condanne per amministratori ed ex: ma scattano i ricorsi

Contestato un danno erariale da quasi 169mila euro. Nel procedimento coinvolti anche l'ex sindaco Giulio Lancia e l'ex amministratore Umberto Niscola

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
4 Agosto 2026
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San Vincenzo Valle Roveto. Una condanna per danno erariale che sfiora i 169mila euro e un ricorso già pronto per ribaltare la decisione. È questo l’esito del procedimento davanti alla Corte dei conti dell’Abruzzo che ha interessato l’attuale sindaco di San Vincenzo Valle Roveto, Carlo Rossi, l’ex primo cittadino Giulio Lancia e l’ex amministratore comunale Umberto Niscola.

Secondo la sentenza della magistratura contabile, Niscola avrebbe usufruito per anni di permessi retribuiti legati allo svolgimento del mandato amministrativo senza che, nella maggior parte dei casi esaminati, fosse dimostrata un’effettiva attività istituzionale tale da giustificarne l’utilizzo.

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La Corte ha così disposto la condanna di Niscola al risarcimento di 168.976 euro, stabilendo inoltre la responsabilità solidale degli ex sindaci che, nei rispettivi periodi di amministrazione, firmarono le attestazioni utilizzate per la richiesta dei permessi. A Giulio Lancia è stata attribuita una responsabilità fino a 108.450 euro, mentre Carlo Rossi è stato condannato in solido per 57.360 euro, oltre agli interessi di legge.

L’indagine contabile ha preso in esame il periodo compreso tra il 2016 e il 2023, anni nei quali Niscola ha ricoperto prima il ruolo di consigliere comunale con deleghe e successivamente quello di vicesindaco. Nel corso degli accertamenti sono state analizzate 1.474 giornate di permesso retribuito. Di queste, soltanto 159 sarebbero risultate direttamente collegate alla partecipazione a sedute di Consiglio comunale o di Giunta.

Per tutte le altre giornate, i giudici hanno ritenuto insufficiente la documentazione prodotta. Le attestazioni facevano riferimento, in termini generici, ad attività amministrative, incontri organizzativi o riunioni dedicate a temi come protezione civile, tributi, manifestazioni, impianti sportivi, trasporto scolastico e opere pubbliche, senza però indicare elementi ritenuti idonei a dimostrarne l’effettivo svolgimento.

Nel corso del procedimento sono stati inoltre valutati ulteriori elementi investigativi, tra cui transiti autostradali, operazioni bancarie e contenuti pubblicati sui social network, circostanze che, secondo la Corte, in alcune occasioni avrebbero collocato Niscola in luoghi diversi rispetto a quelli indicati nelle attestazioni.

Per quanto riguarda le posizioni di Lancia e Rossi, la sentenza evidenzia che la sottoscrizione delle certificazioni avrebbe conferito valore istituzionale ai documenti, consentendone l’utilizzo nei confronti del datore di lavoro. Una ricostruzione contestata dalle difese, che hanno sostenuto come la firma dei sindaci avesse esclusivamente natura formale e non costituisse un’attestazione sulla veridicità delle attività dichiarate.

Diverso l’esito per Roberto Palmisano, comandante del centro presso il quale Niscola prestava servizio. Nei suoi confronti la domanda della Procura contabile è stata respinta, poiché il collegio ha riconosciuto che aveva richiesto chiarimenti al Comune ottenendo rassicurazioni circa la regolarità della documentazione trasmessa.

Respinta anche l’ulteriore contestazione relativa a un presunto utilizzo illecito di energia elettrica da una fornitura comunale. Su questo punto la Corte ha ritenuto che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a dimostrare l’effettiva consumazione dei fatti nel periodo indicato dall’accusa.

La vicenda giudiziaria, tuttavia, è destinata a proseguire. I difensori dei tre amministratori hanno infatti annunciato l’impugnazione della sentenza, sostenendo che la decisione contenga valutazioni non condivisibili sia sotto il profilo della ricostruzione dei fatti sia sotto quello giuridico.

Tags: San Vincenzo Valle Roveto
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