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Comuni montani, la sfida della coesione, Berardinetti: “si rischia nuova frattura. La Regione ci convochi subito”

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
10 Luglio 2026
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L’Aquila. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Regolamento per la classificazione dei comuni montani, attuativo della legge 131 del 12 settembre 2025, segna un passaggio critico per le aree interne del Paese. Il provvedimento definisce i criteri per il riconoscimento formale della “montanità”, ma apre contestualmente incertezze profonde sulle modalità di accesso ai benefici economici previsti dai successivi commi della normativa.

Il timore diffuso tra gli amministratori locali riguarda la creazione di una stratificazione tra territori. Dopo la prima fase di classificazione, l’attenzione si sposta ora verso il secondo elenco, quello destinato a beneficiare concretamente degli aiuti economici. Questo ulteriore passaggio selettivo, basato sulla combinazione di parametri geomorfologici e socioeconomici, rischia di generare nuove fratture tra comuni, escludendo realtà che, pur essendo montane, potrebbero rimanere tagliate fuori dagli interventi previsti dai capi III, IV e V della legge.

“Il rischio concreto è quello di alimentare disparità invece di costruire coesione”, dichiara Lorenzo Berardinetti, presidente di Uncem Abruzzo. “Senza una dotazione finanziaria adeguata e parametri che tengano realmente conto delle specificità dei nostri borghi, la legge rischia di trasformarsi in uno strumento che premia pochi a discapito di molti”.

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La preoccupazione è amplificata dalla limitatezza delle risorse finanziarie stanziate a livello nazionale: 110 milioni di euro per il 2025 e 120 milioni per il 2026. Somme che, seppur destinate a interventi necessari, appaiono esigue rispetto alle reali esigenze di rilancio delle terre alte. La richiesta di un rafforzamento del Fondo nazionale montagna (Fosmit), che Uncem aveva proposto di elevare a 1 miliardo di euro annuo, resta al centro del confronto con il Governo e il Parlamento.

“La politica deve avere il coraggio di definire un’idea forte di montagna e fornire le risorse per sostenerla”, aggiunge Berardinetti. “Altrimenti, con i pochi fondi a disposizione, ci troveremo a gestire non lo sviluppo dei territori, ma la rabbia di tante comunità locali che si sentiranno nuovamente isolate. Ribadiamo la richiesta all’assessore regionale Santangelo a incontrare Uncem Abruzzo quanto prima per avviare una fase di ascolto che tenga conto delle reali necessità della montagna e di chi la abita. Non possiamo andare avanti guardando solo ai numeri”.

Il dibattito si sposta ora sui tempi: entro 90 giorni è attesa l’individuazione dei comuni destinatari delle misure di sostegno. È quello il banco di prova su cui si misurerà la reale efficacia della legge e la capacità del Paese di mantenere una coesione territoriale che oggi appare, ancora una volta, messa a dura prova.

Tags: abruzzouncem abruzzo
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