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Convocazioni del Consiglio con un giorno di preavviso, Di Cosimo: i fatti li conferma la stessa amministrazione

A Scurcola Marsicana

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
1 Luglio 2026
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Scurcola Marsicana. “L’Amministrazione comunale ha risposto al nostro comunicato. L’abbiamo letta con attenzione e partiamo da ciò che quella replica non smentisce: la convocazione del Consiglio del 29 giugno è partita giovedì 25 alle 17.49, per una seduta fissata il lunedì successivo. Un solo giorno lavorativo pieno di anticipo. Su questo, nessuna smentita: i fatti restano quelli”. Lo ha dichiarato Il Consigliere comunale
Gianmarco Di Cosimo, Gruppo consiliare “Insieme”.

“Sul resto, la risposta cambia argomento – e lo cambia in un modo che, a ben vedere, ci dà ragione. 

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Ci si ricorda, con una certa sufficienza, che «dal 2011 il Consiglio è convocato dal Presidente del Consiglio e non dal Sindaco», e si allude a una nostra «memoria selettiva». Sappiamo benissimo come funziona: fino al 1° agosto 2025 abbiamo fatto parte della maggioranza, e proprio per questo conosciamo il meccanismo dall’interno, non dai manuali. Sul piano formale la competenza è del Presidente del Consiglio – è esattamente ciò che avevamo scritto noi: difficile correggere qualcuno citando la frase che ha appena pronunciato. Ma chi ha vissuto l’Ente sa anche come ci si arriva, nella pratica, a una convocazione: l’impulso muove dal Sindaco e il Presidente lo formalizza, spesso senza verificare che tutto sia davvero pronto. E poiché il termine dei cinque giorni si misura rispetto alla data della seduta, convocare con un solo giorno di preavviso lo azzera in partenza. 

Il cuore della questione, infatti, non è il minimo di legge: è la direttiva che questa stessa Amministrazione si è data il 24 febbraio 2025, a firma del Sindaco. Quella direttiva prevede due cose precise: proposte di Consiglio trasmesse via email e con almeno cinque giorni lavorativi di anticipo. Rispondere che gli atti «erano regolarmente depositati presso la Segreteria» e consultabili negli orari d’ufficio non smentisce la denuncia: la conferma. Il deposito allo sportello e l’invio via email non sono la stessa cosa – e a pretendere l’invio via email è stata l’Amministrazione, non l’opposizione. 

Che quella verifica spesso manchi – e che «tutto fosse pronto» – lo smentisce la seduta stessa. Due punti all’ordine del giorno, relativi al riconoscimento di debiti fuori bilancio, sono stati rinviati perché non era pervenuto il parere del Revisore dei Conti, obbligatorio per quel tipo di atto (art. 239 TUEL). Non solo: quegli stessi atti non erano completi nemmeno alle 9.30 di venerdì, quando la documentazione ci è stata materialmente consegnata – ben oltre, quindi, quel «momento della convocazione» in cui, a dire dell’Amministrazione, «tutti gli atti risultavano regolarmente depositati». Se la documentazione fosse stata davvero pronta e depositata per tempo, quei punti non sarebbero stati iscritti all’ordine del giorno per poi essere ritirati in aula. La fretta, semplicemente, non produce efficienza: produce improvvisazione, proprio su materie delicate come i conti del Comune. 

Gli stessi orari citati nella replica lo dimostrano: venerdì dalle 8 alle 14, poi il fine settimana a uffici chiusi, infine il lunedì della seduta. Per un consigliere che lavora, resta in pratica una mattinata. E non basta la disponibilità cartacea: i prospetti del Piano triennale dei lavori pubblici, nel formato cartaceo depositato allo sportello, risultano di fatto illeggibili. È esattamente per questo che la direttiva imponeva l’invio via email in formato editabile – per consentire un esame reale, e non soltanto formale, degli atti. Ricordarci gli orari di apertura non risolve il problema: lo fotografa. 

Quanto all’insinuazione che ci saremmo presentati «cinque minuti prima» della seduta, è semplicemente falsa. Gli atti li abbiamo consultati appena disponibili: chi tra noi era libero il venerdì mattina si è recato in Segreteria, chi invece ha un impiego vi è andato il lunedì pomeriggio, nel primo

giorno utile – e su quel materiale avevamo già lavorato per quanto possibile. Il problema, insomma, non è stato l’impegno dei consiglieri, ma il materiale stesso: tardivo, incompleto e in parte illeggibile. 

Quanto al formato PDF/A: il formato di un file è una cosa, i tempi e le modalità di trasmissione un’altra. Aver adottato il PDF/A – scelta legittima – non ha accorciato di un giorno il termine dei cinque giorni lavorativi, né ha cancellato l’obbligo di inviare le proposte via email. Se la direttiva del 24 febbraio 2025 è stata davvero superata su questi due punti, si indichi l’atto formale che l’ha modificata o revocata: numero, data, protocollo. La trasparenza vale per tutti. 

Si obietta, infine, che per questo Consiglio l’Area Tecnica non aveva predisposto alcuna delibera. Allora la domanda è ancora più semplice: gli atti effettivamente all’ordine del giorno, da qualunque area provenissero, sono stati inviati via email con cinque giorni di anticipo? No. Il riferimento al Responsabile dell’Area Tecnica, nel nostro comunicato, descriveva la prassi degli ultimi mesi – l’unico ufficio che ha continuato a trasmettere puntualmente i propri atti. Che stavolta non avesse delibere da presentare non cambia la sorte di quelle che invece c’erano. 

L’Amministrazione ci accusa di cercare «rumore». Ma il rumore, qui, è quello di chi impila aggettivi – «singolari», «fantasiose» – per coprire fatti che non riesce a smentire. Noi chiediamo soltanto l’applicazione di una regola che l’Amministrazione si è data da sola: cinque giorni lavorativi, atti via email, per tutte le proposte e per tutte le Aree. Il giorno in cui la direttiva del 24 febbraio 2025 sarà rispettata, non avremo più nulla da denunciare. Sarà la prova migliore che non era rumore: erano fatti”.

 

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