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Sorelle scomparse, SIM intestate a due uomini, cellulari spenti: continuano le ricerche

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
18 Giugno 2026
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Civitella Alfedena. Proseguono senza interruzioni le ricerche delle due sorelle scomparse da Civitella Alfedena, mentre l’attività investigativa si concentra sempre più sugli elementi tecnologici lasciati dietro di sé. Al centro dell’attenzione degli inquirenti ci sono i telefoni cellulari utilizzati dalle ragazze e, soprattutto, le schede SIM associate ai dispositivi.

Dagli accertamenti è emerso che due delle tre utenze telefoniche risultano intestate a persone considerate rilevanti per l’indagine: un cittadino di origine kosovara e un altro uomo. Un dettaglio che gli investigatori stanno esaminando con estrema attenzione nel tentativo di ricostruire la rete di contatti che potrebbe aver favorito la loro scomparsa.

I cellulari, tuttavia, non forniscono più segnali da diversi giorni. L’ultima attività registrata risale al 10 giugno nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Da quel momento i dispositivi sono diventati irraggiungibili, complicando notevolmente le operazioni di localizzazione.

Nel frattempo viene analizzata una terza utenza telefonica, ritenuta strategica per verificare eventuali agganci alle celle e restringere il perimetro delle ricerche. Parallelamente agli accertamenti sui telefoni, la Procura di Sulmona continua a lavorare per chiarire quanto accaduto nella notte della scomparsa. Il fascicolo aperto ipotizza i reati di sottrazione e abbandono di minori e prende le mosse dalle denunce presentate dai genitori.

Particolare interesse investigativo riguarda la struttura di accoglienza Ofh Hope di Civitella Alfedena, dove le due sorelle erano state trasferite dopo il provvedimento che aveva sospeso la responsabilità genitoriale.

Gli investigatori stanno passando al setaccio dispositivi elettronici, comunicazioni e ogni elemento utile per comprendere se le ragazze abbiano pianificato autonomamente l’allontanamento oppure se abbiano ricevuto un supporto esterno.

Tra le persone ascoltate dagli investigatori figura anche il fidanzato diciottenne di una delle due ragazze. Il giovane, di origine egiziana, avrebbe riferito agli inquirenti che la madre delle minori avrebbe preso con sé le figlie per accompagnarle in un’abitazione.

Si tratta di una versione che viene verificata con attenzione, ma che finora non ha trovato riscontri concreti. Le perquisizioni effettuate sia nell’abitazione della donna sia presso alcuni familiari non hanno infatti portato a risultati significativi. Nessun elemento utile è emerso neppure da controlli svolti in un immobile nella zona di Cassino che era stato indicato come possibile rifugio.

L’ultimo avvistamento certo delle due sorelle risale alla serata del 6 giugno. Le immagini delle telecamere comunali le mostrano all’interno di un bar del paese poco dopo le 21.

Secondo la ricostruzione effettuata finora, le ragazze sarebbero successivamente rientrate nella struttura per poi allontanarsi nuovamente nelle ore notturne. Intorno alle due del mattino una delle due avrebbe chiesto un farmaco per un dolore addominale. Un episodio che gli investigatori valutano come possibile tentativo di verificare la presenza e i movimenti del personale educativo.

Quando hanno lasciato la struttura avevano con sé soltanto uno zaino contenente pochi effetti personali, circostanza che alimenta l’ipotesi di una fuga preparata in precedenza.

Rimane però da chiarire un aspetto fondamentale: le due minori si sono allontanate da sole oppure qualcuno le stava aspettando all’esterno?

Dalla struttura continuano a non arrivare dichiarazioni da parte degli operatori. A intervenire pubblicamente è stato invece il rappresentante legale, Maurizio Volpini, che respinge le accuse di eventuali omissioni nella gestione delle ragazze.

 

Pur escludendo, al momento, responsabilità evidenti da parte degli operatori, gli investigatori stanno verificando se la vigilanza sia stata adeguata al contesto.

La casa famiglia, infatti, non è una struttura detentiva e non dispone di sistemi di videosorveglianza o allarmi attivi. Tuttavia ospita minori con situazioni personali particolarmente delicate, motivo per cui viene valutata la cosiddetta “colpa in vigilando”, ovvero l’eventuale insufficienza delle misure di controllo durante la fascia oraria compresa tra le due e le cinque del mattino.

Emerge inoltre che le due sorelle si spostavano quotidianamente verso scuola senza l’accompagnamento costante degli educatori: la sedicenne frequentava un istituto superiore a Castel di Sangro, mentre la dodicenne studiava a Barrea. Proprio lungo questi tragitti potrebbero aver incontrato persone coinvolte nella presunta pianificazione della fuga.

Sul territorio continua una vasta operazione coordinata che coinvolge Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, unità cinofile, Protezione Civile e numerosi volontari.

Le verifiche si estendono a boschi, rifugi montani, edifici abbandonati, casolari isolati e altre aree ritenute potenzialmente compatibili con un nascondiglio temporaneo.

Tags: abruzzosorelle scomparse
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