Pescasseroli. Un’operazione investigativa condotta nel massimo riserbo e coordinata dalla Procura della Repubblica di Sulmona potrebbe segnare una svolta significativa nel caso dei ripetuti avvelenamenti che, negli ultimi mesi, hanno colpito duramente la fauna selvatica nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Secondo quanto filtra da ambienti vicini all’indagine, gli inquirenti avrebbero individuato la sostanza responsabile della morte di numerosi animali protetti, tra cui almeno una ventina di lupi, oltre a volpi, rapaci e altri esemplari rinvenuti senza vita tra boschi e pascoli dell’area protetta.
Parallelamente, sarebbe emerso anche un elemento investigativo ritenuto particolarmente rilevante, una sorta di filo conduttore tra i diversi episodi, che potrebbe indirizzare le indagini verso una pista concreta e potenzialmente verso i responsabili. Un dettaglio che, proprio per la sua delicatezza, resta coperto dal massimo riserbo.
L’inchiesta è seguita dal procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, che avrebbe istituito un gruppo di lavoro dedicato insieme ai sostituti procuratori Stefano Iafolla ed Edoardo Mariotti. Le attività sul campo sono affidate ai Carabinieri Forestali Abruzzo e Molise, con il supporto operativo del reparto Carabinieri Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Da giorni è in corso una vasta attività di controllo nei territori maggiormente interessati dai casi di avvelenamento. Le verifiche riguardano in particolare rivendite e distributori di fitofarmaci, sostanze tossiche e prodotti potenzialmente riconducibili al veleno rinvenuto nelle carcasse degli animali.
Gli investigatori stanno tentando di ricostruire l’intera catena di approvvigionamento della sostanza: dalla sua origine fino all’eventuale acquisto e detenzione da parte di soggetti sospetti. Le attenzioni si concentrano soprattutto nei comuni di Pescasseroli, Barrea, Bisegna e Alfedena, oltre ad altre aree interne del Parco, dove negli ultimi mesi si è registrata una sequenza di episodi particolarmente gravi.
Secondo alcune ipotesi investigative, non si tratterebbe di eventi isolati, ma di un possibile schema ripetuto e organizzato nel tempo, con modalità ricorrenti tra i diversi casi analizzati. Una pista che avrebbe spinto le autorità ad accelerare le attività di monitoraggio e controllo sul territorio.
Sul contesto pesano anche le tensioni legate alla gestione del territorio e alla presenza dei grandi predatori, in un’area dove le normative su pascolo e allevamento sono sempre più stringenti e dove una parte degli operatori del settore zootecnico ritiene insufficienti gli indennizzi previsti.
Al momento, tuttavia, non risulta alcuna contestazione formale di responsabilità e le indagini restano in pieno corso. Il dato che l’analisi tossicologica abbia evidenziato una possibile sostanza comune nei diversi episodi rappresenta, per gli inquirenti, un passaggio potenzialmente decisivo. Nel frattempo, tra gli operatori del territorio e le comunità locali, cresce l’attesa per sviluppi che potrebbero arrivare nelle prossime fasi dell’inchiesta.




