Non poteva esserci data più appropriata. Il 22 maggio, Giornata Mondiale della Biodiversità istituita dalle Nazioni Unite, l’Osteria Futuro di Scurcola Marsicana ha presentato ufficialmente il progetto “Vini Custodi: Vini Eroici [Abruzzesi]”, annunciando un appuntamento atteso per fine giugno interamente dedicato ai vini eroici e ai vini custodi abruzzesi e del mondo.
L’iniziativa è nata all’interno di Osteria Futuro, realtà da anni impegnata nella valorizzazione della biodiversità gastronomica e agricola del territorio aquilano, e porta la firma dei suoi fondatori Mario Iacomini, Giuseppe Verrecchia e Vincenzo Nuccetelli. A dare ulteriore peso al progetto è il supporto del CERVIM — il Centro internazionale di ricerca e valorizzazione per la viticoltura montana — ottenuto grazie alla collaborazione del critico enologico Franco Santini, da tempo interlocutore privilegiato dell’organizzazione internazionale e profondo conoscitore delle politiche legate alla viticoltura di montagna e delle aree marginali. Il progetto vede inoltre la co-organizzazione dell’Associazione Culturale Tempi Moderni e la direzione scientifica dell’Istituto di Ricerche MondiVivo.
«Parlare oggi di viticoltura eroica e di vini custodi in Abruzzo non è nostalgia: è strategia» — dichiara Santini —. «In un momento in cui il cambiamento climatico rimette in discussione modelli produttivi consolidati e i mercati premiano sempre più l’originalità autentica rispetto all’omologazione, queste produzioni rappresentano un patrimonio vivo — culturale, agricolo, paesaggistico — che ha dimostrato nei secoli una resilienza che nessun laboratorio può ingegnerizzare. La viticoltura eroica non presidia solo versanti altrimenti destinati all’abbandono e al dissesto idrogeologico: produce vini organoletticamente sempre più interessanti, riconoscibili, irriproducibili altrove. L’auspicato ingresso della Regione Abruzzo nel CERVIM è un segnale importante: la regione entra dalla porta principale di un movimento internazionale che ha già cambiato la percezione di territori come le Cinque Terre, il Priorat, la Valle d’Aosta e le piccole isole produttrici di vino. La viticoltura di montagna oggi pesa ancora niente sul totale produttivo abruzzese, ma ha tutte le condizioni per diventare una direttrice di sviluppo reale, soprattutto per le aree interne, dove la vigna eroica non è un’opzione romantica ma una vocazione naturale del territorio (si ricorda che per essere definiti eroici, i vini devono provenire da vigneti oltre i 500 mslm, oppure con pendenze maggiori del 30%, su terrazzamenti o gradoni, o da piccole isole). A fine giugno torneremo a ragionare di tutto questo — in modo approfondito ma anche coinvolgente e, perché no, divertente — in un evento presso Osteria Futuro a Scurcola Marsicana».
L’evento (la cui data verrà ufficializzata a breve) si preannuncia come un momento di confronto aperto, capace di mescolare rigore culturale e piacere della tavola: il format di Osteria Futuro garantisce che non si tratterà di un convegno qualunque.
“Vini Custodi…” si propone come uno strumento concreto di valorizzazione culturale, sociale ed economica, dei territori di “margine”, dimostrando come la salvaguardia di questa straordinaria “cultura enologica” sia una strada necessaria per Futuro Biodiverso delle aree interne abruzzesi.
Del progetto ci parla Mario Iacomini: «Vogliamo dare continuità a un lavoro trentennale. Il nostro obiettivo è stato ed è quello diffondere una sempre maggiore consapevolezza circa i significati e il valore della biodiversità, anche sostenendo una produzione enologica non “normalizzata” o sottomessa alle mode del momento. Parliamo di vini che “custodiscono” una sapienza complessa, vero serbatoio di ricchezza e di valori, espressione viva di territori, piccoli paesi, famiglie ed esperienze…, che ha rischiato, e che ancora rischia, di scomparire.
Vogliamo allora dare un ulteriore slancio alla nostra azione tesa alla salvaguardia della biodiversità, a partire da quella culturale. Lo faremo magari continuando solo ad “aprire” le nostre proposte gastronomiche a queste produzioni enologiche e a quelle che nascono dai percorsi didattico-formativi in questa prospettiva avviati nelle scuole di settore. Nei nostri menu, i “Vini Custodi” in genere incontreranno le eccellenze agro-silvo-pastorali autoctone, con particolare riferimento a quelle dell’agricoltura e dell’allevamento di custodia e biodiversi, e i loro trasformati: penso, ad esempio, ai pani e alle paste custodi, poiché realizzati con i grani antichi, al patrimonio erbivoro-alimentare… Ma la volontà di “aprire” non si ferma alla tavola. Questo progetto è stato pensato fin dall’inizio come un progetto aperto: alle collaborazioni, ad altre esperienze, ad altri pensieri e ad altri mondi. E che la Santa Identità ci protegga».





